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DI NUOVO CONGIUNTI
26/05/2020 09:15

Era nell’aria da giorni ed oggi avverrà.

Mi riferisco all’incontro tra l’indice americano SP500 e la sua media mobile a 200 periodi, quella che, secondo molti analisti, separa il toro dall’orso, la faccia sorridente da quella triste, il va tutto bene dal va tutto male.

Che debba succedere oggi è stato evidente fin da ieri, quando, in assenza di Wall Street, chiusa per la Festa del Memorial Day, le borse europee si sono lanciate al rialzo a briglia sciolta. Incuranti delle nuove tensioni geopolitiche tra USA e Cina, come delle liti da comare in Eurozona tra le cicale mediterranee e le formiche “Frugal Four” sul modo di distribuire i soldi del Recovery Fund, l’indice europeo Eurostoxx50 ha messo a segno +2,26%, il Dax tedesco +2,87%, con superamento dei massimi di fine aprile, ed il nostro Ftse-Mib un po’ in ritardo, ma pur sempre con un lusinghiero +1,61%.

Un entusiasmo che chiama l’indice USA SP500, oggi pomeriggio, a fare il suo dovere e ricongiungersi alla media mobile a 200 sedute ed a quota 3.000.

Dopo averla violata al ribasso con decisione il 6 marzo scorso, con un tuffo che si è arrestato solo il 23 marzo a quota 2.192, grazie alla testarda voglia di  rimbalzo, che è proseguita contro ogni evidenza portata dai disastrosi numeri macroeconomici arrivati in aprile e maggio,  oggi terminerà il periodo di “distanziamento ribassista” ed arriverà il tanto atteso e desiderato contatto.

Desiderato, perché il poderoso massaggio cardiaco, di entità mai vista prima, praticato all’economia moribonda dei principali stati occidentali dall’equipe eco-sanitaria, composta da governi e banche centrali, aveva come obiettivo principale proprio quello di rianimare le borse, prima ancora che la vita concreta della gente comune, bloccata a casa senza lavoro per due mesi a causa del pericolo di contagio.

Nel mondo rovesciato che si è creato negli ultimi 30 anni, grazie alla deregolamentazione selvaggia dei movimenti di capitali e la proliferazione del debito, la politica ha consegnato alla finanza le chiavi della stanza dei bottoni. Il mondo virtuale dei valori di borsa ha preso il posto degli indicatori macroeconomici nella mente di chi valuta quel che sta succedendo. Se la borsa scende si va nel panico, mentre se sale va tutto bene, a prescindere da quel che succede nel mondo reale alle persone senza lavoro, alle attività commerciali chiuse, alle iniquità nella distribuzione della ricchezza, che vede l’1% più ricco possedere tanto quanto il restante 99% della popolazione mondiale.

Un esempio eclatante di questo mondo rovesciato lo troviamo al comando della più importante potenza economica mondiale. La filosofia di Donald Trump l’abbiamo vista all’opera più volte. Misura il successo  con l’indice Dow Jones (lui guarda ancora quello, che fotografa soprattutto la old economy, e non il più moderno SP500). Se la borsa sale significa che gli americani stanno meglio, e lui, con i suoi tempestivi tweet, se ne prende i meriti. Se scende si preoccupa. Del tutto ininfluente è invece il numero dei morti per il virus, che continua a salire, anche se più lentamente di qualche giorno fa, ed oggi sfonderà in USA quota 100.000. O quello dei disoccupati, che sono ormai 33 milioni, o dei fallimenti che sale ogni giorni di più.

E’ Wall Street, e nient’altro, la misura del successo politico ed economico in USA.

Per dimostrare che tutto tornerà “come prima, più di prima” che cosa c’è di meglio che il ritorno delle quotazioni nel recinto del toro, che si trova al di sopra della media mobile di lungo periodo?

Ecco perché non si è andati tanto per il sottile a manipolare in ogni modo possibile l’andamento dei mercati, distribuendo in USA droga fiscale e monetaria per un ammontare pari al 45% del PIL, cioè oltre il triplo di quel che potrebbe essere il danno provocato dal virus all’economia reale. E siccome la maggior parte di questa dose incredibile di stupefacenti non è finita, neanche lì, nella tasche vuote degli americani più poveri, ma è rimasta nel circuito bancario e finanziario, a far da carburante alla speculazione rialzista, ecco che la magia si è compiuta.

La borsa ha invertito bruscamente la marcia ed il recupero è stato rapido e profondo. Perciò tutti si sono convinti chela guerra al virus si stia vincendo e che l’economia si riprenderà con forza e rapidità.

L’indice azionario di Wall Street non è più una misura ed una conseguenza di quel che succede nella realtà, ma è diventato lo specchio magico che ci proietta il futuro e ci prefigura oggi, con i suoi numeri, quella che sarà la realtà dei prossimi mesi.

Chi si ostina a cercare un legame tra il mondo reale e le quotazioni di borsa spreca il suo tempo.

Ogni movimento di breve periodo è del tutto indipendente dalla realtà e risponde unicamente alle aspettative delle mani forti, quelle che muovono montagne di dollari, e alle cannonate dei vari bazooka delle banche centrali. Ci penserà il lungo periodo a ricomporre una sorta di compatibilità tra la realtà economica e la virtualità finanziaria. Ma intanto nel breve si può portare ancora un po’ avanti il coca-party offerto dai pusher delle banche centrali.

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