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DURA BATTAGLIA TRA ASPETTATIVE E REALTA'
29/04/2020 09:00

I mercati, l’abbiamo sottolineato ieri, hanno molta voglia di voltare la triste pagina del Coronavirus e festeggiare una Fase 2 che riporti rapidamente alla normalità.

Le curve del contagio in Europa stanno ripiegando e c’è fretta di riaprire l’economia per assorbire velocemente la sventola del lockdown sul PIL. Dopo due mesi abbondanti di restrizioni alle libertà di movimento e di chiusure forzate di oltre metà delle attività lavorative, monta una certa ansia di libertà anche in chi finora ha rispettato con disciplina tutte le restrizioni. Questo sentimento comune si riflette inevitabilmente anche sui mercati, che non chiedono di meglio che recuperare quel che resta del calo degli indici di Borsa e tornare ad occuparsi dei problemi di un tempo. Ricordate? La guerra commerciale USA-Cina, la Siria, i migranti, la lotta politica tra europeismo e sovranismo. Tutti temi che sono totalmente scomparsi dalla scena mediatica, occupata ormai da troppo tempo solamente dal Corona-virus.

Quando i mercati vengono lasciati liberi di far volare la fantasia su aspettative di ripresa a V, le borse mostrano l’entusiasmo dei bei tempi.

Persino quando arrivano dati economici che fotografano una situazione magari brutta, ma che si ha la sensazione che possa essere presto superata.

Vengono invece benedette dal rialzo le sorprese positive, come ieri è successo alla trimestrale della banca svizzera UBS, che ha battuto le attese ed ha addirittura aumentato i profitti del 40%, tonificando l’intero settore bancario, che nelle scorse settimane ha sofferto parecchio ed ora tenta di rialzare la testa.

Ma purtroppo, a volte, la realtà ostile rovina i piani delle rosee aspettative e ferma la mano degli incalliti ottimisti. Specialmente quando arrivano brutte performance di indicatori che misurano l’umore attuale dei soggetti economici (consumatori o manager) oppure smentiscono attese che il mercato aveva già incorporato a priori nei prezzi.

Così ieri i mercati sono stati trainati dall’entusiasmo mattutino del settore bancario, durato fino alle 14,30, con rialzi in Europa anche del 3% e col future su SP500 arrivato a superare ampiamente i massimi del 17 aprile e quota 2.900. Ma alle 14,30 ecco il duro impatto con la realtà dell’umore dei consumatori USA. L’indice che fotografa la loro fiducia in marzo ha subito un calo di 32 punti rispetto al mese precedente, il peggior crollo dagli anni ’70 del secolo scorso. La botta si è fatta sentire con l’immediato dietro-front di circa il 2% per il future americano ed il ridimensionamento degli indici europei. L’Eurostoxx50 è riuscito comunque a chiudere ancora bene (+1,73) ed anche il nostro Ftse-Mib ha avuto analoga performance, grazie soprattutto ai bancari. SP500 invece non è riuscito a rialzarsi, nonostante alcuni tentativi di rimbalzo ed ha chiuso a -0,52% vicino ai minimi della mattinata americana. Ancor più pesante il Nasdaq100 (-1,81%) su cui sono piovute prese di beneficio prima dell’arrivo delle trimestrali dei giganti tecnologici, che hanno corso molto nelle ultime settimane. Il sentore non è stato infondato, poiché a mercati chiusi hanno mancato le attese degli analisti sia Alphabet (cioè Google), che il produttore di chip AMD. Oggi toccherà a Microsoft e Facebook.

Ma il menù di giornata prevede anche la FED e la conferenza stampa del suo timoniere Powell. Si conclude infatti la Riunione mensile del FOMC, l’organismo che normalmente delibera le modifiche alla politica monetaria della banca centrale USA. Ma l’emergenza corona-virus ha indotto la FED ad agire ogni settimana, al di fuori della sede istituzionale del FOMC. Questo fatto svuota l’attuale riunione di parecchio significato, poiché è difficile che arrivino ulteriori novità oltre alle tante che da un mese la Fed ci ha annunciato  a ripetizione. Per avere un’idea della dimensione del Bazooka che Powell e compagni hanno imbracciato contro la recessione incipiente, basti dire che la FED in 5 settimane ha varato una estensione del QE per 2.200 miliardi, portando l’ammontare di titoli presenti nel suo bilancio dai 4.300 miliardi di $ di metà marzo ai 6.500 miliardi attuali. Di questi acquisti, 1.400 mld $ hanno riguardato Treasury Bond, il che significa che in sole 5 settimane la FED ha comprato più Titoli di Stato Federali di quanti ne abbia comprati nei 3 precedenti piani di QE dal 2009 al 2019. Per ora… Infatti Powell ha ufficialmente già dichiarato che la FED non pone limiti ai suoi piani di acquisto: Whatever it takes…

Pare però francamente esagerato attendersi ulteriori regali monetari già stasera. Tuttavia è scontato  che se Powell vorrà portare qualche altro dono i mercati festeggeranno ancora.

Poi domani toccherà alla BCE nuova gestione Lagarde. Ne parleremo.

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