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VUOI PETROLIO? TI PAGO
21/04/2020 09:15

Non era ancora mai capitato prima. In questi tempi sconvolti dal Covid-19 e dal blocco della mobilità, non le avevamo ancora viste tutte. Ieri sera è successo l’incredibile anche sui prezzi del petrolio, per la precisione sul contratto Future WTI Crude Oil di scadenza maggio, che scade oggi. Già questa è una stranezza: perché mai la scadenza di maggio è fissata il 21 aprile? Così è in base al calendario Nymex, dove viene scambiato, poiché la consegna fisica avverrà nel mese di maggio. Ebbene ieri era l’ultimo giorno utile per chiudere le posizioni. Chi non le ha chiuse dovrà ritirare il petrolio ed indicare il luogo dove dovranno essere stoccati i 1000 barili (cioè 159.000 litri) di petrolio che un contratto future rappresenta. Ritirandolo dovrà stoccarlo in attesa di utilizzarlo in raffineria e  pagare spese di stoccaggio che stanno crescendo a dismisura. Crescono perché di petrolio accumulato nei siti di stoccaggio ce n’è già una marea, tanto che qualcuno stima che a questi ritmi entro un mese si esaurirà la capacità di stoccaggio esistente. Già la produzione di greggio superava la domanda prima della pandemia, ma ora che sono arrivati i lockdown per metà della popolazione terrestre, per cui nessuno più si muove in auto (i trasporti consumano il 70% della produzione), e molte fabbriche sono chiuse, la domanda è ulteriormente crollata. L’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) ha stimato che il calo della domanda per colpa del virus sarà quest’anno di oltre 9 milioni di barili al giorno (su 100 milioni di domanda prima del virus). L’OPEC stima un calo di 6 milioni. In questo periodo poi c’è chi stima che il calo di domanda è addirittura di un terzo.

Perciò, dato che i produttori continuano ad estrarne assai di più del necessario, il prezzo tende a scendere naturalmente, per lo squilibrio tra domanda ed offerta. A questo si aggiunge il problema dello stoccaggio della sovrapproduzione, perché se manca lo spazio lievitano anche i costi per occuparlo.

Insomma, ieri il prezzo del petrolio per la scadenza maggio ha aperto la sua ultima seduta intorno ai 17 dollari al barile ed è sceso ancora. Ma dalle 18 ha cominciato a rotolare giù, fino ad azzerarsi alle ore 20 e passare successivamente in negativo in modo sempre più rapido ed accentuato. In pochi minuti è arrivato a quotare fino a -40 $. Non è un errore. Il venditore ti pagava 40 $ se ritiravi il petrolio. Ad accentuare lo sgretolamento del prezzo oltre ogni limite è stata anche l’opera del più grande ETC al mondo, l’US Oil Fund (USO), che possiede un quarto delle posizioni aperte sui futures di Crude Oil, che ha dovuto chiudere le posizioni su maggio e spostarsi su giugno. Il software ha continuato a vendere senza pietà, anche in assenza di compratori, che latitano perché nessuno sa dove metterlo, neanche se te lo regalano. Così il prezzo è rotolato fino a valori negativi che compensassero anche il costo dello stoccaggio. Poi sul finale di seduta c’è stato un po’ di recupero, ma il prezzo finale è rimasto negativo: -13 $. Abbiamo visto così un’altra manifestazione di mondo alla rovescia.

Se pensate che tutto ciò abbia dell’incredibile siete in buona compagnia. Ma se ci avessero detto tre mesi fa che metà popolazione mondiale sarebbe stata costretta agli arresti domiciliari e sarebbe stata pagata per non lavorare, sarebbe stato altrettanto incredibile. Eppure anche questo è successo.

Su questo caso del petrolio però c’è anche da fare qualche riflessione sul ruolo di quella che viene chiamata “finanza passiva”. Oggi il mondo degli ETF ed ETC ha assunto dimensioni abnormi, anche perché la replica di un indice o di un prezzo di una materia prima si può fare con software automatici e perciò a costi decisamente più bassi. Ciò spiega il successo del mondo degli ETF-ETC. Ma quando capitano situazioni di crisi, l’operatività automatica per quantità enormi di sottostante può accentuare la volatilità del mercato. Ieri ne abbiamo avuto un esempio. Il software del fondo USO ha continuato a vendere perché bisognava passare al contratto successivo. Non era programmato per gestire la consegna fisica, neanche quando sarebbe stata conveniente, perché USO è un fondo e non un utilizzatore di petrolio. Questo ha comportato il paradosso dei prezzi negativi ed il massacro dello stuolo di piccoli investitori che hanno messo lì i propri risparmi.

Lo spettacolo del collasso del petrolio non ha lasciato indifferenti gli indici USA.

Infatti, mentre fino alle 18 SP500 viaggiava in negativo, ma stava recuperando quasi completamente le perdite, la frana del Crude Oil ha cominciato a preoccupare anche gli investitori dell’azionario. Il settore petrolifero sarà in grado di sopportare questo shock? Quanti pozzi verranno chiusi in USA? Quante società estrattive fortemente indebitate dovranno alzare la bandiera bianca del default? Che impatto avranno questi fallimenti sul sistema bancario?

Potrei continuare con le domande che il mercato si è posto, ma queste bastano.

La risposta è tornata ad essere quella cha andava di moda nella prima metà di marzo: vendere.

Perciò SP500 (-1,79%) è andato a chiudere sotto i minimi della seduta di venerdì scorso ed ha inviato un segnale di preoccupazione che stamane tutte le borse asiatiche hanno colto, scendendo in modo corale, anche se non tragico.

L’Europa aveva approfittato del momentaneo recupero americano per chiudere in positivo (Eurostoxx50 +0,73%) una seduta passata anche per buona parte in negativo. Ma oggi dovrà fare i conti con il dietrofront americano.

I mercati italiani hanno continuato a manifestare debolezza,  con Ftse-Mib che ha chiuso solo in pari e lo Spread BTP-Bund che è risalito in area 240 punti sui timori che il nostro paese esca “cornuto e mazziato” dal vertice di giovedì dei capi di stato e di governo dell’Eurozona. Conte alza la posta dell’accordo, rinunciando al MES e pretendendo gli Euro-bond, che però saranno difficili da ottenere e richiederebbero comunque tempi molto lunghi per inventarne la regolamentazione.

Il rischi di rimanere con un pugno di mosche in mano è alto, ed il mercato sta vendendo i nostri BTP.

Oggi la seduta è di difficile interpretazione. Occorre verificare come finirà la battaglia in atto nell’area compresa tra 2.700 e 2.900 punti di SP500. Questi due livelli sembrano discriminanti. Oltre 2.900 è ipotizzabile un ulteriore allungo fino a 3.000 circa.

Sotto 2.700 è possibile un nuovo avvitamento ribassista.

In questi giorni chi è liquido non sbaglia.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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