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CONTINUA IL RECUPERO MA NON PER TUTTI
20/04/2020 09:15

La scorsa settimana ha esteso ancora il recupero dei mercati azionari. Ma, forse per la prima volta in questa crisi, comincia ad essere evidente una certa selezione, sia in termini di aree economiche che di settori produttivi.

Mentre la fase del crollo è stata sincronizzata, sia come tempi che come profondità del calo dei principali indici (eccetto quelli cinesi, che hanno avuto una storia a parte), la fase del recupero, che si sta estendendo molto, non vede tutti appaiati, ma si percepiscono velocità assai diverse tra i vari indici globali e settoriali. Come in una corsa ciclistica le salite sgranano il gruppo dei corridori e consentono di stare davanti a chi ha le gambe più buone (o magari è dopato), così anche i mercati stanno facendo un po’ di “selezione naturale” nella corsa verso il Gran Premio della Montagna.

Proprio la scorsa settimana ha accentuato questo fenomeno, che in realtà si stava già manifestando anche prima.

La variazione settimanale degli indici ci mostra che SP500 ha messo a segno un +3% di ulteriore recupero, il Nasdaq100 addirittura oltre +7%, ed anche gli indici asiatici sono stati tutti positivi, anche se un po’ meno di quelli americani. Invece l’eurozona, rappresentata dell’indice Eurostoxx50 ha fatto -0,16%, con la Germania, lievemente positiva, a far da contraltare a cali abbastanza pesanti, intorno al -3% per gli indici italiano e spagnolo. Chiude la classifica la Russia, gravata dalle difficoltà del petrolio, che ha perso addirittura oltre -5%.

Se guardiamo l’andamento da inizio anno, che per colpa della scivolata pandemica vede ancora quasi tutti gli indici principali in negativo, troviamo differenze ancora più eclatanti. Mentre il tecnologico Nasdaq100 ha addirittura rivisto la luce (+1%), SP500 è sotto di -11%, ma sta assai meglio di Eurostoxx50, che perde più del doppio (-23%), con Dax a -20%, ma Ftse-Mib e Ibex spagnolo a circa -28%. La Cina, focolaio iniziale della pandemia, si conferma l’area meno penalizzata (Shanghai a -7%), ma è un po’ tutta l’Asia a stare meglio dell’Europa, con la sola India a segnare perdite simili a quelle europee (-23%).

A livello di settori, se guardiamo gli indici settoriali americani e la performance da inizio anno, vengono premiati il minerario (+14%), dato il forte rialzo dei metalli preziosi, il Retail (+4%) che beneficia della corsa all’accaparramento, il Farmaceutico e Biotecnologico (+1,5%) per le speranze sul vaccino, ed il tecnologico (-2%), che ha visto crescere l’utilizzo di applicazioni per il lavoro a distanza e la domanda di intrattenimento casalingo, mentre i più penalizzati dal crollo del PIL e dall’arresto della mobilità sono stati quello legato a petrolio e gas (-43%), il bancario (-38%), la metallurgia (-35%), i trasporti (-33).

Questo significa che il mercato nel suo complesso non ha ancora deciso se voltare completamente pagina e scontare fin da subito una ripartenza con inversione a V dell’economia. Ma sta chiaramente indicando quali sono gli indici ed i settori in terapia intensiva, quelli che presentano sintomi meno gravi e addirittura chi è del tutto asintomatico. E fa una bella differenza aver investito su un settore che ha fatto +14% oppure su quello che ha fatto -43% da inizio anno.

La settimana entrante i mercati azionari USA sono in un’area densa di resistenze piuttosto importanti.

SP500 sta combattendo per superare anche gli ultimi forti ostacoli che gli impediscono ancora di trasformare il rimbalzo in inversione rialzista primaria. Dopo aver recuperato ben più del 50% del forte calo avvenuto tra il 19 febbraio ed il 23 marzo, ora deve superare la media mobile semplice a 50 periodi, che venerdì ha raggiunto, poi affrontare l’ultimo livello importante di ritracciamento di Fibonacci del 61,8%, che si trova a quota 2.940 ed infine la media mobile a 200 sedute, che passa appena sopra i 3.000 punti.

Chi guarda l’economia reale, con i forti segnali recessivi che stanno arrivando e le trimestrali che confermano il pessimo momento con revisioni di obiettivi e risultati spesso peggiori delle stime, non può che essere scettico ed attendersi il fallimento dell’impresa che l’indice sta tentando.

Ma si dà il caso che i mercati subiscano ancora il riflesso condizionato a cui sono stati abituati per un decennio. Da quando le banche centrali hanno affrontato la crisi del 2008-2009 iniettando enormi dosi di liquidità che ha sostenuto i mercati, per poi continuare per tutto il decennio successivo a prendere a pretesto allarmi a volte artefatti (ricordate la Brexit?) pur di continuare a pompare benzina sul fuoco della speculazione rialzista, i mercati, come il cane di Pavlov, appena sentono il campanello del QE e degli aiuti fiscali e monetari, cominciano ad attendersi anche la salita degli indici.

Anche stavolta è successo. Per questo il rimbalzo sta andando abbastanza al di là di quanto il buon senso potesse aspettarsi.

Ora occorre attendere se questa recessione sarà una bufala, come fu la Brexit, ed allora passerà la paura e resteranno le miliardate di denaro ad alimentare la bolla speculativa, oppure se questa volta la recessione sarà seria e almeno un po’ prolungata. Se sarà così il mercato nella sua percezione del futuro dell’economia sta ripetendo lo sbaglio che fece tra la fine di gennaio e quella di febbraio, quando snobbò la gravità delle notizie sul virus provenienti dalla Cina e si lanciò a fare nuovi massimi, che pagò amaramente quando l’epidemia si diffuse nel mondo.

Non ci vorrà molto per capirlo.

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