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I PRIMI TERRIBILI NUMERI DELLA PANDECONOMY
16/04/2020 09:15

Nel commento di ieri ho raccontato, stupito, l’aplomb con cui Wall Street ha accolto martedì le previsioni terrificanti sull’andamento del PIL 2020 diramate dal FMI e le prime deludenti trimestrali in arrivo dal settore bancario. Come se la realtà non contasse, SP500 sembrava destinato a raggiungere sempre nuovi obiettivi rialzisti in quella che cominciava ad assomigliare ad una inversione a V come quella vista nei primi 3 mesi del 2019.

Però anche ieri le agenzie hanno recapitato una serie di macigni che fotografano meglio le dimensioni che sta assumendo la frana in atto nell’economia mondiale ed americana.

Già il bollettino sanitario non è stato affatto allegro. Nel mondo i contagiati hanno superato alla grande i 2 milioni di casi ed i morti sono già 132.000. In USA, dopo 4 giorni di calo nei contagi giornalieri, si è assistito ieri ad un nuovo incremento e soprattutto i morti hanno battuto il precedente record assoluto. In Europa calano i morti e la pressione sugli ospedali in Italia e Spagna, mentre esplode invece il numero dei decessi in Francia (anche qui record assoluto di mortalità quotidiana).

Mentre tutti parlano già di fase 2, constatiamo che gran parte del mondo è ancora in piena fase 1, quella della crescita esponenziale.

Però è all’economia che soprattutto guardano i mercati, ed anche qui è arrivata una tempesta di brutte notizie, dovute al fatto che ormai arrivano i dati aggiornati al mese di marzo e non più quelli relativi a febbraio, come capitava le settimane scorse. La differenza è sostanziale, poiché i dati di febbraio uscivano già vecchi, poiché il virus a febbraio sguazzava in Cina ed aveva fatto capolino in Italia, ma il resto del mondo lo ignorava come un problema altrui. Invece marzo ha definitivamente globalizzato la pandemia che, a causa dei lockdown a pioggia, ha devastato le statistiche economiche.

Ebbene ieri le vendite al dettaglio a marzo in USA hanno segnato un -8,7% mensile (per fare un paragone a febbraio la discesa fu -0,4%), mentre la produzione industriale di marzo, con un -5,4%,  ha fatto ben peggio di febbraio (+0,5%) e delle attese degli analisti (-4%). Il peggior calo produttivo mensile dal 1946. Considerato che in USA in marzo le restrizioni erano ancora blande, non voglio immaginare come sarà il dato di aprile!

Ma anche il fronte delle trimestrali ha mostrato che quelle orribili viste il giorno prima non erano certo casi isolati, dato che i 3 colossi che hanno comunicato ieri (Bank of America, Goldman Sachs e Citigroup) hanno presentato un calo degli utili di quasi la metà rispetto all’analogo periodo dello scorso anno.

Dati così brutti e univoci hanno deteriorato l’umore degli investitori, che hanno cominciato a vendere con la stessa foga con cui il giorno prima compravano. SP500 ha aperto in forte gap ribassista ed ha limitato un po’ le perdite nella seconda metà della seduta, ma ha accusato un calo finale di -2,2%, che si mangia una buona parte della salita del giorno precedente e soprattutto ha riportato l’indice sotto quota 2.800. Il grafico giornaliero presenta una minacciosa figura di “Reversal Island” ribassista, che potrebbe aver messo fine al rimbalzo. Meno peggio è andata al Nasdaq100, dato che la tecnologia viene in parte premiata dalle misure di contenimento. Il calo si è fermato a -1,15%.

L’Europa era già partita in calo, subodorando una giornata non positiva, ed ha via via accentuato le perdite, terminando con Eurostoxx50 a -3,75%, sui minimi dell’8 aprile. Peggio ha fatto il nostro Ftse-Mib (-4,78%) precipitato quasi ai supporti di area 16.300.

Nonostante le notizie positive dal fronte della guerra al virus pesa la debolezza del settore bancario globale e il rischio Italia che ricomincia a salire, con lo spread BTP-Bund che ieri si è riportato in area 230 punti, livello che non si vedeva da quasi un mese.

Evidentemente le beghe interne sul MES cominciano a generare dubbi sulla tenuta del governo Conte e sulla credibilità del nostro paese.

Gli investitori stranieri cominciano a non capire la strategia del governo e dello stesso Conte. Da un lato vuole rinunciare ad attingere al MES, sebbene siano a disposizione 38 miliardi senza condizioni e ad interessi bassi. Questo per non perdere voti, dato che per mesi l’opposizione esterna di Salvini e Meloni, e quella interna dei 5Stelle, hanno tratteggiato il MES come la tana dell’orco e la gente pensa che aderire a questi prestiti equivalga a prendere il coronavirus.

Certo, ufficialmente il motivo non è elettorale, ma una strategia per ottenere di più, cioè l’araba fenice corona-bond, di cui ormai sembra che parli solo più Conte.

Così potrebbe finire che al MES aderiranno stati in acque più tranquille delle nostre e noi, che ne abbiamo più bisogno, rifiuteremo questi aiuti.

In cambio della nostra cocciutaggine la UE magari non ci concederà i corona-bond oppure metterà delle condizionalità peggiori dell’adesione al MES. E faremo la solita figura dei dilettanti.

Con la conseguenza che dovremo andare sui mercati a chiedere agli investitori internazionali di prestarci le centinaia di miliardi che abbiamo stanziato contro virus e recessione, presentando come carta d’identità un rapporto debito-PIL che, nel frattempo, sarà cresciuto al 160%. In questo modo speriamo di ottenere facilmente credito?

Ovviamente ancora una volta che la colpa dei nostri mali sarà della cattiveria di UE e Germania, non della nostra incapacità organizzativa e del nostro pressapochismo, che sta emergendo pian piano anche tra le varie inchieste che la magistratura sta aprendo sulla gestione dell’emergenza sanitaria.

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