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DOPO BRUTTI DATI SI SPERA NEL PETROLIO
06/04/2020 09:15

La settimana che ha traghettato il calendario nel mese di aprile ha visto l’esplosione dei contagi da coronavirus nel mondo superare ampiamente il milione di casi ed i 50.000 morti.

All’inizio della Settimana Santa (forse mai come quest’anno siamo in grado di comprendere pienamente il senso del termine Passione) la situazione della guerra al virus ci presenta il nostro paese che forse è entrato nella fase 2, dato che anche l’Istituto Superiore di Sanità, prudente per ruolo istituzionale, ha ammesso che se continueremo a fare i bravi è forse iniziata la fase della discesa delle curve brutte (contagi, morti e ricoverati in terapia intensiva), e che si avvicina il momento in cui ad almeno una parte degli italiani verrà concesso, tra mille cautele e piano piano, di riprendere l’attività lavorativa. Intanto la Cina è ormai nella Fase 3, quella della precauzione contro le infezioni di ritorno. Wuhan ieri è stata nuovamente chiusa per precauzione, visto che crescono i contagi di cinesi che tornano in patria col virus nella valigia. Però è già pienamente ripresa l’attività produttiva, sebbene il ritorno ai ritmi precedenti la crisi non sia molto facile, anche perché di molti prodotti è crollata la domanda, poiché in Occidente i negozi che li vendono sono in gran parte chiusi. Il settore che tira di più è quello dei sussidi di protezione individuale (mascherine e tute) e respiratori polmonari, che tutto il mondo si strappa di mano.

L’occidente, Italia a parte, continua la Fase 1, quella della crescita esponenziale e fino a Pasqua non può pensare di vedere le curve appiattirsi. Intanto stanno collassando i sistemi sanitari di Francia, Gran Bretagna e USA, che vivono drammi pari o peggiori a quelli già provati in Lombardia ed in Spagna.

Sono intanto arrivati i primi dati sulle conseguenze economiche del lockdown, che ormai nel mondo interessa 4 miliardi di persone. La settimana ci ha portato soprattutto l’evidenza dell’impatto sull’occupazione americana.  Sussidi settimanali schizzati a 6,648 milioni (ricordo che la normalità di soli 15 giorni fa era di 280.000), e venerdì la variazione di marzo dei posti di lavoro non agricolo è caduta a -701.000, contro attese di -100.000 e contro il dato del mese precedente di +275.000.

Sono numeri che parlano da soli e aggiunge poco il notare che il dato fortemente negativo interrompe per la prima volta dall’ottobre 2010 una lunghissima serie di mesi positivi.

Teniamo inoltre presente che sulla stima del Bureau of Labour Statistics l’impatto del lockdown è solo accennato, poiché i sondaggi relativi a marzo sono stati chiusi quando Trump era ancora indeciso sulle misure da prendere e pensava che il virus fosse un raffreddore muscoloso. C’è da tremare al solo pensiero di quanto sarà profonda la caduta dei posti di lavoro nella rilevazione per il mese di aprile. Arriverà ai primi di maggio.

Questo quadro ha condotto i mercati a terminare malamente la settimana. Tutti i principali mercati azionari hanno collezionato un saldo settimanale negativo tra il -2% e il -3%, con l’eccezione positiva di Shanghai, quasi in pareggio e negativa di Tokio (-8%).

Tuttavia non è andato proprio tutto male. Da un lato osserviamo la diminuzione della volatilità, col Vix che è sceso in area 50 ed ora deve mostrare la capacità di sfondare al ribasso questo livello, che separa le forti correzioni (in questi casi il Vix non supera 50) dai crolli epocali (in questi casi permane a lungo oltre 50).

Dall’altro il petrolio ha vissuto un fine settimana in grande smalto, grazie alla ripresa delle trattative tra Russia ed Arabia Saudita, con la mediazione di Trump, per arrivare ad un accordo che tagli la produzione del greggio, che sta ingolfando le riserve ed ha depresso le quotazioni fino al minimo secolare segnato lo scorso lunedì sotto i 20 dollari al barile. Tra giovedì, quando Trump ha twittato la sua mediazione e venerdì, quando i colloqui sono stati confermati anche dalla Russia, il WTI Crude Oil ha recuperato ben 9 dollari in due sedute, che equivale ad un rialzo di oltre il 45% dai minimi di lunedì scorso.

Pare un’esagerazione, ma anche qui la volatilità la fa da padrona e mentre a marzo ha fatto scendere le quotazioni del 60% circa, ora le fa rimbalzare con quasi altrettanta virulenza.

E’ ovvio che i mercati stanno scontando che si raggiunga l’accordo, anche perché avanti a produrre a questo ritmo non si può più andare, dato che non si sa più dove stipare la sovrapproduzione.

La ripresa del petrolio, oggi che non ci sono dati macroeconomici terribili in arrivo, potrebbe aiutare un nuovo tentativo di recupero dei mercati, che però non avranno vita facile a sfondare la resistenza costituita dai massimi della prima gamba di rimbalzo. Si tratta del livello di 2.641 per l’americano SP500, 2.848 per Eurostoxx50 e 17.830 per il nostro Ftse-Mib.

Questi livelli sono molto importanti perche, se superati, potrebbero addirittura invertire al rialzo il trend di breve ed anticipare un recupero molto più ampio, che ovviamente striderebbe non poco con la situazione economica in costante ed acuto deterioramento.

Ma si sa che i mercati anticipano. E poi l’immissione di doping fiscale e monetario, ad opera di governi e banche centrali, è già stata, e lo sarà ancor più nei prossimi giorni, di entità mai vista prima.

Perciò tutto è possibile. Ma la cosa più probabile è l’incapacità di superare le resistenze.

Stiamo a vedere e non dimentichiamo che anche sui mercati uscire troppo presto rischia di farci beccare il virus.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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