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IL VIRUS AVANZA, GLI STATI SPENDONO
27/03/2020 09:15

Ieri è stato il giorno del sorpasso, a velocità supersonica, da parte del virus americano. In sole 24 ore gli USA del beato Trump, sempre più piegati dalla violenza dei numeri del contagio, hanno superato sia l’Italia che la Cina nella triste classifica dei contagiati e sono balzati al primo posto, mentre il mondo intero realizza l’ennesimo record giornaliero di incremento di contagi e di morti. Ben 60.000 nuovi contagi e circa 2.800 morti. Mai visti prima numeri così alti. Ieri è stato il giorno della delusione per Italia e Lombardia, che hanno accusato un significativo rialzo del numero quotidiano di positivi (ma non dei morti e dei ricoveri, per fortuna), forse dovuto a esiti dei giorni precedenti che sono arrivati in ritardo e tutti insieme. Ciò significa che forse i dati dei tre giorni precedenti, che hanno rivelato una diminuzione della velocità di crescita, erano un po’ drogati dai ritardi dei laboratori, e che questa impennata non deve rassegnarci a continuare nelle misure di contenimento. La volatilità statistica è inevitabile, dopo settimane di stress al sistema sanitario e ai laboratori di analisi, che stentano sempre più ad evadere in fretta le richieste di verifica dei tamponi.

L’Europa è nel pieno dell’accelerazione dell’infezione ed i numeri stanno diventando enormi anche in Germania, sebbene laggiù si contino pochi morti, per un criterio diverso di classificazione delle cause di morte. Ma il paese che sembra essere maggiormente in crisi ora è la Spagna, con 8.000 nuovi casi ieri e più morti che in Italia, con una curva che continua a salire in modo esponenziale senza dar segni di rallentamento.

Se questa è la situazione sul fronte sanitario della guerra al virus, quella del fronte politico (così definirei il quadro della risposta che si cerca di dare all’avanzata del virus) sembra fotografare più l’impegno a cercare risposte economiche alla recessione che a concentrarsi sull’inasprimento delle misure di contenimento del virus. Il lockdown nei principali paesi europei (Germania, Francia e Gran Bretagna) non è ancora arrivato ai livelli drastici del nostro paese, e questa è una brutta notizia per i rispettivi sistemi sanitari, esposti all’azzardo nelle prossime settimane. Trump continua a ignorare l’esplosione dei contagi e si preoccupa della recessione e di promettere presto l’alleggerimento delle già leggere misure di contenimento. Intanto ieri è piovuto il dato settimanale delle richieste di sussidi di disoccupazione in USA. Era il primo dopo che il virus è esploso negli stati più produttivi del paese e molte imprese hanno chiuso i battenti. Gli analisti si attendevano la lievitazione dei disoccupati dai 282 mila della scorsa settimana ad oltre 1,5 milioni. Ebbene, la crescita è stata più che doppia rispetto alle attese con un aumento di 3 milioni di sussidi. Ma nel frattempo il congresso aveva appena approvato lo stanziamento di 2.200 mld $ per fornire un reddito di pandemia a tutti gli americani, finanziamenti a tassi zero alle imprese e aumento dei sussidi di disoccupazione. Il tutto con la garanzia che la FED continuerà a comprare, più che mai i Treasury che dovranno essere emessi per finanziare completamente in deficit le misure straordinarie.

L’Helicopter Money ha entusiasmato Wall Street, che, dopo il panico mostrato per 20 giorni, quando ha dovuto constatare l’arrivo improvviso ed inatteso della recessione, da 3 giorni si è concentrata sulle misure di forte sostegno messe in campo da FED e Governo. Comincia a fantasticare che gran parte di questi denari andrà ad alimentare la prossima speculazione rialzista sulla ripresa a V dell’economia. Ho letto da qualche parte che un sondaggio tra gli operatori di Wall Street ha fotografato che l’80% di essi continua ad attendersi questo, forse perché convinto dal Presidente invincibile a considerare l’epidemia come un fastidioso insetto destinato ad essere schiacciato appena arriverà il vaccino e senza bisogno di chiudersi troppo in casa. In apparenza non c’è nessuna preoccupazione per il disastro sanitario in arrivo, né per le sofferenze dei contagiati. Per i mercati finanziari le vite umane non hanno prezzo. Però nel senso letterale, cioè non contano nulla. Ciò che conta è il business.

SP500 ha così portato a 3 le sedute di rimbalzo furioso, con SP500 (ieri +6,24%, ma +20% dal minimo del 23 marzo scorso) a raggiungere il suo principale obiettivo rialzista correttivo al di sopra di area 2.600. Ieri sera è arrivato a pochi punti dalla media mobile a 20 periodi e dal livello di ritracciamento del 38,2% di Fibonacci dell’intero movimento ribassista partito sui massimi storici di febbraio. Se riuscisse a superare anche questi due ostacoli comincerebbe a farci vedere una forza che personalmente non mi attendo e ci imporrebbe di dare maggior credito alla possibilità che il minimo dell’intero movimento sia già stato raggiunto. Però, in mancanza di ulteriori notevoli manifestazioni di forza lo scenario base che mi aspetto di vedere è un nuovo scivolone che porti l’indice USA almeno a ritestare i minimi di area 2.200 e probabilmente a violarli.

L’Europa ieri si è trovata a metabolizzare, oltre alle pessime statistiche dei contagi, anche l’allarmato intervento di Draghi sul Financial Times, dopo 4 mesi di assoluto silenzio. L’ex superMario non ha fornito alcuna idea nuova per risolvere la crisi. Solo il solito pompaggio monetario, che deve essere rafforzato, a sostegno del massiccio indebitamento aggiuntivo da parte degli Stati, che debbono salvare tutto il possibile senza badare a spese, pena perdite produttive irreversibili. Non è che ci fosse molto bisogno di queste idee, che gli stati già coltivano in abbondanza. La stampa di carta è storicamente l’antidoto usato da sempre contro le crisi da carenza di domanda. Bisogna vedere se servirà anche in questo caso in cui la crisi ha due facce, poiché oltre alla caduta della domanda il lockdown sta creando un crollo anche dell’offerta di beni e servizi.

Non vorrei che tutto questo armamentario monetario per combattere il mostro invisibile chiamato coronavirus risvegliasse il mostro economico che dorme da 30 anni, che si chiama inflazione.

Ma ora è presto per queste riflessioni. Ora bisogna combattere la recessione e altre armi non esistono. Le dovremo inventare prima della crisi successiva.

La vera novità è il tono usato da Draghi, ora che non riveste più cariche ufficiali e deve usare meno cautele comunicative. Il tono è stato molto preoccupato, ed il suo articolo ha avuto le sembianze di un appello ai governi europei a trovare coesione e mettere da parte egoismi e diffidenze reciproche.

E’ sembrato, ancora una volta, dopo il Whatever it takes del 2012, un assist al suo paese, che si trova, alleato di Francia e soprattutto Spagna, a combattere contro Olanda e Germania per ottenere i mitici Euro-Bond a rischio condiviso (che ora si chiamano Corona Bond), finanziati con i 410 miliardi di euro del MES (il fondo salvastati). Ieri si è svolto proprio su questo tema il vertice in videoconferenza dei Capi di Stato e di Governo dell’Eurozona, ma la fumata è stata nera, nonostante Draghi. Però Giuseppi e lo spagnolo Sanchez hanno battuto i pugni sul tavolo e non hanno firmato il comunicato finale, pretendendo una soluzione che consenta di accedere a quei fondi da parte di chi ne ha bisogno senza condizioni capestro. Ci deve pensare l’Eurogruppo (il consiglio dei ministri economici dell’Eurozona) entro 10 giorni.

L’insieme di queste vicende ha mantenuto deboli gli indici europei per quasi tutta la seduta, ma la forza di Wall Street li ha poi convinti a chiudere in modesto rialzo.

La sensazione però è che, soprattutto in Europa, il fiato del rimbalzo sia ormai corto ed oggi, ultima seduta di una settimana comunque positiva, ed alla vigilia di un week-end durante il quale le borse si fermano ma il virus no, temo che molti operatori passino all’incasso. A meno che prosegua l’entusiasmo americano al di là delle più rosee aspettative.

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