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QUANDO ANCHE I POMPIERI SOFFIANO SUL FUOCO
07/02/2020 08:45

La giornata di ieri ha confermato quanto fossero illusorie le convinzioni che la vicenda coronavirus potesse obbligare gli operatori finanziari ad acquisire una maggior consapevolezza dei rischi che si assume chi continua a investire su mercati azionari che nel 2019 sono cresciuti all’unisono con performance medie intorno al 20% di rialzo annuo, mentre il PIL globale nel medesimo anno ha raggiunto il più basso livello di crescita annua del decennio, intorno al 3%, che per gli economisti equivale al livello sotto cui si deve parlare di recessione globale. Ma non solo. Gli utili societari sono stati ovunque in contrazione rispetto all’anno precedente e le valutazioni, espresse dal rapporto tra prezzo e utili societari, in USA hanno raggiunto quota 25, cioè un livello superato solo una volta (nel 2000, durate la bolla della new economy) negli ultimi 100 anni.

A chi, giustamente, fa notare che si sta perdendo ogni parvenza di buon senso, occorre far notare che nelle fasi di euforia conclamata, al culmine dell’avida frenesia che solitamente coglie i mercati nelle fasi finali di un lungo bull market, la perdita del contatto con la realtà e l’incapacità di vedere i rischi sono proprio una caratteristica distintiva di questa fase, dominata dai bagliori dell’avidità che accecano la vista e dagli istinti emotivi che spingono all’azzardo.

Persino l’arrivo di un evento come l’epidemia di coronavirus cinese che, se obbligasse a proseguire il blocco della vita sociale e della produzione in gran parte della Cina ancora per qualche settimana, potrebbe trascinare in recessione l’economia cinese e quella globale, invece di essere riconosciuto come un potenziale “cigno nero” in grado di svegliare i mercati dal sogni di gloria infinita, è stato rapidamente accantonato, scommettendo su una rapida soluzione, grazie a fantomatici farmaci che i cinesi avrebbero individuato, ma che l’OMS ha immediatamente bollato come inefficaci.

Perciò ieri i principali indici USA hanno tutti migliorato i massimi storici e già decretato la fine di una rapida e assai poco incisiva correzione, scaturita dalle notizie sull’epidemia arrivate nella seconda metà di gennaio.

Però questa volta non possiamo solo dare la colpa di questa “incoscienza” operativa all’emotività di massa ed agli aspetti psicologici.

Questa volta c’è un fattore aggiuntivo, che durante le precedenti fasi euforiche del passato non è mai visto.

In passato ogni volta che l’euforia surriscaldava gli animi degli investitori si alzavano le voci delle autorità monetarie ad avvisare che si stava forse esagerando (ricordiamo i famosi avvisi del Governatore FED Alan Greenspan alla fine degli anni ’90, quando parlò di “irrazionale esuberanza dei mercati”) e le banche centrali calmavano gli effetti alzando i tassi di interesse.

Oggi invece tutti soffiano sul fuoco della speculazione, alimentando ottimismi infiniti, aumentando senza ritegno l’indebitamento pubblico e privato, mentre le banche centrali non solo hanno portato quasi tutte i tassi a zero o quasi e non li hanno più alzati da quel pavimento, ma forniscono anche ulteriori spinte rialziste fornendo cospicua liquidità al sistema creditizio, che poi finisce sui mercati e costituisce la benzina che alimenta il fuoco della speculazione.

Persino le parole dei governatori, anziché calmare gli animi, alimentano l’azzardo con promesse di politiche monetarie ancora per molto tempo “estremamente accomodanti” (parole di Christine Lagarde, presidente BCE, pronunciate ieri).

Come volete che facciano gli animi a calmarsi?

Il cieco furore speculativo continua indisturbato.

Come dicevano i latini: “quem Iuppiter vult perdere dementat prius”, che possiamo tradurre così: Giove confonde coloro che vuole perdere.

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