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ANCHE IL TORO IN QUARANTENA
03/02/2020 09:00

Fiaccato dalle notizie sul virus cinese, il morale degli investitori, che è apparso inossidabile per gran parte del mese del mese, ha ceduto di schianto proprio nell’ultima seduta di gennaio, presentando una volatilità al ribasso che sugli indici americani non si era più vista da 4 mesi.

Per parecchi giorni l’ottimismo accumulato in 4 mesi di rally ha impedito di percepire i rischi per l’economia mondiale che questo significativo “bastone tra le ruote” potrebbe comportare.

Ma l’avanzare impetuoso dei contagi prodotti da un virus che per fortuna è tra i meno letali della storia dell’epidemiologia costringe a riconsiderare l’ipotesi di un rapido e poco nocivo passaggio sull’economia cinese e su quella globale, come successe nel 2003 col suo predecessore SARS.

L’errore commesso dagli analisti economici nei giorni scorsi è stato quello di imitare i medici. Se può avere un senso paragonare gli aspetti medici di questo nuovo corona-virus con quelli della SARS, dato che hanno molte somiglianze, ha assai meno senso estrapolare gli effetti che ci potrebbero essere su economia e mercati da quelli che ebbe il virus SARS nel 2003.

Infatti tra le due situazioni esistono differenze così grandi che ne rendono inaffidabile il paragone.

Innanzitutto questo nuovo virus è molto più aggressivo del SARS, cioè si diffonde molto più facilmente. Perciò per limitarne la diffusione occorre prendere misure di emergenza estremamente intrusive e su vasta scala, che bloccano intere province cinesi e stravolgono la vita di molti milioni di persone. La circolazione delle persone, il turismo, la stessa produzione industriale, vengono drasticamente colpiti dai provvedimenti d’emergenza attuati dal governo cinese, che si protrarranno probabilmente per alcune settimane. Parecchie multinazionali occidentali hanno chiuso stabilimenti produttivi e centri commerciali, attuando di fatto un progressivo isolamento della Cina dal resto del mondo. Tutto ciò assesterà un duro colpo al PIL cinese, che le stime finora circolate (un calo della crescita di un punto percentuale) paiono decisamente sottostimare. Nel 2003 non avvenne, poiché la Cina era un paese emergente, ma ancora molto isolato dal resto del mondo e non in grado di condizionare l’economia mondiale come oggi. Le stime ci dicono che oggi un terzo della crescita mondiale dipende dalla Cina. Se si ferma la Cina si ferma il mondo. Pertanto non si può pensare che tutto questo pasticcio si risolverà senza danni consistenti generalizzati.

Eppure questo è stato il messaggio che per diversi giorni i media e gli analisti finanziari prezzolati hanno trasmesso. Così come le autorità cinesi, per non seminare il panico tra il popolo, per circa un mese hanno taciuto la presenza del virus (ora è venuto a galla), i vigilanti del’’industria della finanza mondiale hanno minimizzato per settimane gli effetti recessivi di quel che sta succedendo, per impedire il crollo di un sistema che ha tranquillamente abbandonato per mesi ogni parvenza di percezione del rischio.

Ma i nodi, prima o poi vengono al pettine. La settimana scorsa ha azzerato i guadagni del 2020 e portato gli indici occidentali in negativo, confermando una correzione destinata a lasciare un segno sui grafici più evidente degli ultimi due rapidi e subito digeriti tentativi di inizio e fine dicembre 2019.

Stamane i mercati europei stanno tentando un timido rimbalzo dai livelli a cui li hanno portati le perdite della scorsa settimana, tra il -3% del nostro Ftse-Mib ed il -4% del Dax tedesco, passando per il -3,66% dell’indice delle blue chips europee Eurostoxx50.

Appaiono quasi rincuorati dal constatare che l’indice cinese di Shanghai, riaperto dopo una chiusura di oltre una settimana, dovuta alla provvidenziale festività del Capodanno cinese e prolungata per motivi di ordine pubblico fino a ieri, ha limitato le perdite odierne al -7,7% (Shenzhen -8,5%).

L’euforia è andata in quarantena, così come il toro.

Ci dicono che le probabilità di superare indenni il contagio, per chi viene colpito dal virus, sono alte.

Pertanto non possiamo certo dare per spacciato il toro, che potrebbe uscire da questa quarantena correttiva, vivo e vegeto, e tornare a correre verso l’infinito.

Molto però dipenderà da quanto rapidamente verrà raggiunto il picco e si potrà tornare alla vita normale in Cina.

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