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L'ALTALENA DELLE DUE FEBBRI
31/01/2020 09:00

La giornata di ieri dei mercati azionari occidentali (quelli asiatici, senza la Cina, contano poco, anche se Taiwan e Hong Kong hanno messo in scena un’altra giornata di panico), ci ha mostrato una seduta a due facce, come spesso accade quando la volatilità e l’incertezza dominano la scena.

Al mattino e fino alla chiusura delle borse europee è stato il pessimismo sulla diffusione del virus cinese a schiacciare in ribasso gli indici. La triste contabilità dell’epidemia cinese ha portato il numero dei contagi ufficiali a 7.711, di cui circa 1.500 giudicati gravi, raggiungendo così i numeri del’epidemia SARS del 2003, mentre quello dei morti è salito a 170, molti meno dei 700 del 2003. Questa dinamica conferma che questo virus è meno letale, ma molto più aggressivo di quello del 2003. E’ il classico dato che si presta alla doppia interpretazione, a seconda di che cosa si guarda. Il numero dei morti rassicura, la crescita rapida dei contagi preoccupa.

I mercati, nel loro apparente cinismo, non guardano morti e contagi sotto l’aspetto sociale, ma fanno i conti sulle conseguenze che questo virus avrà sul business delle imprese e sull’economia globale. E’ l’esercizio che impegna in questi giorni i vari esperti delle banche d’affari e degli uffici studi delle principali case d’investimento. Ma è impossibile, fino a quando non si raggiungerà il picco dell’evoluzione del virus, stimare gli effetti sull’economia con un grado di precisione decente. Ciascuno può sparare le cifre che vuole. Hanno tutte il medesimo grado di affidabilità, cioè poco più di zero. Anzi, visto che si basano su stime grossolane, dipendono molto dall’emotività degli analisti.

Perciò è l’emotività a dominare la scena, provocando alternanza di speranza e delusioni a seconda delle notizie o delle stime più o meno ottimistiche degli oracoli economici.

Durante tutto lo svolgimento della seduta europea ha prevalso un notevole pessimismo, che ha portato gli indici europei a perdere in mattinata intorno al punto percentuale. Nel pomeriggio, dato che il pessimismo sembrava regnare anche in USA, con SP500 che ha aperto al ribasso ed è scivolato progressivamente fino a poca distanza dai minimi di lunedì scorso, l’umore europeo è ulteriormente peggiorato, con Eurostoxx50 che ha terminato a -1,22% e Dax e Ftse-Mib entrambi intorno al -1,5%. Ad eccezione del nostro Ftse-Mib, che ha consumato solo poco più di metà del risultato eclatante del giorno precedente, gli altri indici europei si sono rimangiati praticamente tutto il rimbalzo di martedì e mercoledì.

Ma la seduta USA non era ancora finita. Così, come spesso succede, nelle ultime due ore finali si è visto tutto un altro film. Senza motivazioni evidenti, sono partiti acquisti diffusi che hanno permesso agli indici USA di recuperare tutta la debolezza iniziale e riallontanarsi dai supporti, fino a chiudere addirittura in guadagno la seduta: SP500 a 3.283 punti (+0,31%), Nasdaq100 a 9.136 (+0,38%).

Non riesco a spiegare questo comportamento con la razionalità. Anche perché ieri la prima stima del PIL USA del 4° trimestre 2019 (+2,1% annualizzato) non è stata granché, soprattutto perche ha rivelato un calo dei consumi, che si aggiunge alla debolezza degli investimenti.

Forse ha contribuito un po’ il tenore delle ipotesi sull’impatto del virus sull’economia cinese e globale, che per ora sono molto ottimistiche. Raramente, tra tutti i pareri che vengono divulgati, si vede chi stima una perdita di PIL superiore all’1% per il gigante cinese. Quasi tutti ipotizzano un brutto primo trimestre, ma quasi tutti però confidano in una rapida soluzione del problema che consenta ai trimestri successivi di recuperare gran parte della crescita perduta.

Non manca poi la convinzione del mercato che verrà intensificata la pioggia di liquidità protettiva offerta dalle banche centrali, in grado di lenire ogni sofferenza. Lo si vede molto bene dal comportamento dei titoli di stato USA, che sul titolo biennale vede un rendimento precipitato ieri fino ad un minimo di 1,37%, dall’1,60% che mostrava il 14 gennaio scorso, prima delle notizie del virus. In 12 sedute si è arrivati a scontare l’equivalente di un taglio dei tassi da parte della FED.

Ma forse ciò che motiva le folate di acquisti come quelli di ieri è lo strascico dell’euforia che ha preso i mercati per tutto il 2019, quel particolare impulso emotivo che in USA chiamano con l’acronimo FOMO (Fear Of Missing Out), in italiano “febbre (paura) di essere tagliato fuori”. Ancora troppa gente è convinta che questa correzione finirà presto e che poi riprenderanno le feste sui mercati. Allora si precipitano a comprare alla minima debolezza. In questo modo la correzione non riesce a raggiungere i suoi obiettivi ribassisti e tende a trasformarsi in un’altalena con la corda corta, che alterna ribassi e recuperi, in base al prevalere della febbre del virus oppure della febbre di perdersi il “certo” rialzo futuro.

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