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L'ANTIBIOTICO NON FUNZIONA CONTRO IL VIRUS
30/01/2020 09:00

Ci dicono i medici che contro il virus gli antibiotici non servono. Ci vuole un vaccino.

I mercati hanno tentato di usare le trimestrali come se fossero un vaccino, ma hanno scoperto che sono solo un antibiotico.

Mi sembra una metafora in grado di spiegare quel che pare stia succedendo in questi giorni.

Dopo lo shock subito alla fine della scorsa settimana, quando è emersa la gravità dell’epidemia virale cinese, che ha spinto i mercati azionari USA a fornire un segnale correttivo piuttosto evidente, l’euforia del 2019 è scemata rapidamente. Il virus ha colpito le aspettative del mercato, che puntavano su una fase di recupero della crescita economica globale e degli utili societari nei prossimi trimestri, dopo il rallentamento del 2019, ignorato spavaldamente dal rialzo degli indici.

E’ evidente che valutazioni così tirate come quelle che si sono formate durante la folle corsa dei mercati nel 2019, estesa alla prima parte di gennaio, non possono stare in piedi se verrà a mancare il rimbalzo nella congiuntura e nei profitti societari del primo trimestre.

Ma il virus sta causando danni economici molto rilevanti. Il blocco dell’attività produttiva di aree importanti del paese, la ritirata dei consumi tipica delle situazioni di drammatica crisi, la chiusura degli stabilimenti in Cina di un numero crescente di grandi multinazionali globali, la sensazione che il picco dei contagi non sia ancora vicino, e che pertanto l’emergenza, oltre ad aggravarsi, possa durare più dei pochi giorni che l’ottimismo “istituzionale” delle autorità sanitarie ancora accredita, sono tutti fattori in grado di deteriorare il sentiment degli investitori e chiamare le prese di beneficio, che ieri si sono viste in USA nonostante le ottime trimestrali arrivate.

La speranza degli ottimisti era che le trimestrali positive costituissero un vaccino in grado di sconfiggere gli effetti del virus e che le parole rassicuranti di Powell, al termine della riunione del FOMC della Federal Reserve fossero un ricostituente in grado di riportare il buonumore negli investitori.

Invece questa volta l’accoppiata utili in crescita e liquidità garantita sembra non aver funzionato. Non è stata un vaccino, ma solo un antibiotico, a cui ci si aggrappa, ma non funziona.

Il motivo pare abbastanza evidente, e smentisce tutti gli ottimisti ad oltranza che martedì e mercoledì hanno festeggiato la bassa (per modo di dire) mortalità che il virus sta causando, ed evitato di notare la rapidità con cui si sta diffondendo, che già oggi gli farà probabilmente superare il numero dei contagi provocati dalla SARS del 2003 (circa 8.000).

Per una volta le trimestrali, che sempre rappresentano il passato recente, non sono assolutamente in grado di fornire indicazioni sul futuro, perché l’evento shock è capitato dopo la fine del quarto trimestre 2019 ed i suoi effetti sono difficilmente stimabili, ma certamente negativi sui risultati del trimestre in corso e probabilmente anche dei successivi. Per mercati abituati a scontare sempre il futuro, le trimestrali sono notizie vecchie come quelle dei un quotidiano di dicembre.

Lo stesso Powell ha mostrato di brancolare nel buio, con dichiarazioni di circostanza, intrappolato tra le sue stesse previsioni ottimistiche fatte in passato e l’impossibile valutazione di come cambieranno le carte sul tavolo dell’economia globale e di quella americana.

I mercati hanno così perso due sostegni rialzisti che in passato bastavano (ed avanzavano) a garantire tranquillità ai mercati.

Resta solo l’emozione che provoca il bollettino di guerra dei contagi e delle morti che sale ogni giorno. Un’apprensione che spinge a vendere, non a comprare.

Per questo forse  la correzione non finirà tanto presto.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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