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LE TRIMESTRALI COME ANTIBIOTICO
29/01/2020 09:00

La seduta negativa di lunedì scorso ha generato l’esplosione della volatilità e sull’indice SP500 la prima perdita giornaliera da 74 sedute superiore al punto percentuale, dando inizio ad una fase correttiva evidente.

L’impatto emotivo dell’aumento dei decessi per il virus cinese 2019-nCoV, ma soprattutto l’accelerazione dei contagi avvenuta nello scorso week end ha favorito la violazione con un ampio gap ribassista della trendline inclinata al rialzo che ha guidato il forte impulso positivo avviatosi ad inizio ottobre 2019. Dall’apertura di venerdì scorso al minimo di lunedì l’indice SP500 ha perso quasi 3 punti percentuali. Per un indice che da inizio ottobre al 22 gennaio ne aveva fatti quasi 17 al rialzo quasi senza interruzioni, retrocedere di 3 punti in meno di due sedute pare quasi una esagerazione di pessimismo.

Così ieri i vigilanti del rialzo si sono affrettati a seminare rassicurazioni. Hanno evidenziato un’apparente minore mortalità di questa epidemia rispetto a quella della SARS del 2003 e la massiccia e rapida reazione delle autorità cinesi, che non hanno lesinato misure d’emergenza. Si sono poi diffusi rumors che ad Hong Kong sarebbe già stato individuato un possibile vaccino, che però richiederà qualche mese per essere prodotto su vasta scala.

Il messaggio esplicito che l’establishment finanziario ha voluto trasmettere ai mercati è molto simile a quello delle autorità sanitarie: niente panico. Ha evidenziato che, come in passato le epidemie si sono risolte in fretta ed i mercati sono tornati a crescere, non c’è motivo di pensare che questa volta vada diversamente. Quello implicito è che, se si tornerà a salire, non c’è motivo di vendere, ma casomai bisogna già cominciare la caccia alle occasioni, comprando i titoli più penalizzati nei giorni scorsi.

Ad altre cose, meno positive, è stata data assai minore enfasi mediatica. Tra queste la rapidità con cui si sta diffondendo il virus in Cina e fuori (sono già 16 i paesi interessati e sembra che in Africa il virus stia facendo breccia); le scene che sono circolate su Youtube, girate sul posto con i telefonini, che testimoniano confusione e panico da parte della popolazione e del personale sanitario nell’area di Wuhan, e restituiscono l’impressione che la situazione non sia affatto sotto controllo; la censura che il regime sta stringendo sulle notizie da divulgare, che segnala anch’essa nervosismo.

Un atteggiamento più sensato sarebbe forse quello di non buttarsi a prevedere né catastrofi, ne facili soluzioni a questo, che pare un guaio assai più difficile da risolvere dell’epidemia di SARS.

Del resto non ha senso fare affidamento sulle attuali stime circa l’impatto dell’evento sull’economia cinese. Le stime si basano su quel che vediamo ora, ma la situazione è in piena evoluzione e non si sa per quanto tempo il contagio si svilupperà prima di raggiungere il picco. Se saranno vere le stime che circolano, cioè che il picco si raggiungerà in aprile, dato che le misure di prevenzione sono drastiche e bloccano quasi completamente l’attività economica delle regioni interessate, non possiamo credere che l’impatto sia limitato ad un punto e mezzo di minore crescita.

Tuttavia l’inerzia rialzista presente sui mercati è ancora molta, e così ieri si sono rivisti in abbondanza i cacciatori di saldi, che hanno fatto affidamento anche sulle aspettative positive coltivate nei giorni scorsi sulla trimestrale di Apple, che sempre riesce a fornire un input ai mercati nel loro complesso. Così SP500 (+1% esatto) ha recuperato un bel po’ del terreno perduto lunedì, andando a chiudere il gap ribassista ed appoggiandosi sulla trendline che ha sfondato il giorno precedente. La vitalità degli indici USA ha galvanizzato anche le borse europee, che nel pomeriggio hanno esteso il loro recupero (Eurostoxx50 +1,13%). In Europa il passo più lento l’ha avuto il Dax tedesco, condizionato dal primo caso ufficiale di contagio accertato in Germania e dai forti legami commerciali con la Cina, mentre ha gioito particolarmente il nostro Ftse-Mib, con un rabbioso +2,61%, miglior rialzo quotidiano da oltre un anno, per merito soprattutto delle utility e dei titoli del lusso, che erano stati venduti il giorno prima, oltre che del +6,38% di Atlantia, che dopo il crollo elettorale del nemico M5S vede più difficile la revoca delle concessioni autostradali. Il nostro indice è tornato addirittura sopra quota 24.000, a poco più di 100 punti dai massimi annuali del 17 gennaio. La resistenza emiliana contro l’assalto di Salvini ha dato ossigeno al governo Conte e ammansito il M5S, grazie anche alle dimissioni del capo politico Di Maio. Lo spread BTP-Bund ha continuato a beneficiarne, scendendo fino a 139, a soli 8 punti dal minimo del settembre scorso.

A mercati chiusi è poi arrivata la trimestrale di Apple, che ha effettivamente battuto le stime degli analisti, sia per l’utile che per i ricavi trimestrali. Il rischio però, a mio parere, è che dopo lo scoppio dell’epidemia le trimestrali abbiano perso ogni valore, dato che nessun manager per ora ha incorporato gli effetti del virus cinese nella previsione sull’andamento futuro della loro impresa. Tecnicamente questo esercizio è chiamato “guidance”, e spesso conta assai più dei risultati del passato. Chi ha presentato le trimestrali fino ad oggi non poteva prevedere il virus, ma anche chi sta preparando le comunicazioni dei prossimi giorni avrà molte difficoltà a dare stime affidabili dell’impatto del virus sulle prossime trimestrali.

Dovrebbe perciò imporsi un atteggiamento di attesa e di incertezza. Fra 3 mesi potremmo aver già buttato il coronavirus dietro le spalle, come invece potremmo piangere l’inizio di una recessione per motivi sanitari.

Pertanto chi prende rischi in questi giorni sappia che sta facendo un’attività simile al gioco d’azzardo.

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