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L'EPIDEMIA ACCELERA ED ORA SPAVENTA I MERCATI
27/01/2020 09:00

Oggi dobbiamo dedicare il commento al virus cinese, che per chissà quanto tempo ancora continuerà ad essere ospite sgradito di queste righe.

Venerdì la seduta americana ha dimostrato, senza ombra di dubbio, che l’accavallarsi delle notizie e l’emergere dei primi dati un po’ più precisi sull’epidemia, hanno fornito ai mercati il pretesto necessario per avviare la correzione dei molteplici eccessi accumulati durante i quasi 4 mesi di rally, che hanno portato l’indice SP500 a fermare il suo record storico alla quota 3.337,77, che per qualche settimana almeno dovrebbe rimanere inviolata.

In modo abbastanza repentino, subito dopo l’apertura positiva dei mercati americani, venerdì è iniziato un calo che non è bastato a trasformare la seduta europea, restata ampiamente ed inspiegabilmente positiva, ma che, accelerando in serata, ha mostrato un deciso ribaltamento dei rapporti tra le forze in campo. Se per molti giorni sono stati quasi sempre i compratori a prevalere, al punto da imporre la sensazione che scarse informazioni sul virus equivalessero a scarsa pericolosità, alcuni fatti emersi venerdì hanno improvvisamente svegliato i mercati dal sogno rialzista e portato i venditori a dominare la scena.

Nel commento di venerdì mattina rilevavo che i mercati USA fino a giovedì preferissero guardare al bicchiere mezzo pieno dell’efficienza della reazione sanitaria cinese, più che lasciarsi condizionare dai rischi di diffusione mondiale del virus. Avevo ipotizzato che solo l’emergere di casi accertati di contagio negli USA o in Europa sarebbe stato in grado di costringerli a valutare i rischi dell’epidemia.

Ebbene, proprio venerdì abbiamo avuto la comunicazione dei primi casi di contagio in Europa (per ora tre contagiati in Francia) ed in USA (al momento 4 casi).

Quanto basta per far scattare gli allarmi internazionali ed attivare le misure di prevenzione e di limitazione dei viaggi, assai costose per l’economia mondiale. Inoltre la medaglia di efficienza che hanno guadagnato le autorità cinesi ha il suo rovescio. Se la grossa mobilitazione di forze e le misure drastiche adottate riusciranno a ridurre al minimo una diffusione del contagio già ampiamente sviluppata ed ancora in fase di accelerazione, come ha ammesso il presidente cinese Xi, che ha parlato alla nazione, l’impresa titanica non sarà a costo zero. Anzi. L’isolamento di un’area di 56 milioni di abitanti (per ora), la paralisi per alcune settimane di un polo produttivo tecnologico molto importante, la sospensione dei viaggi turistici organizzati all’interno della Cina e le raccomandazioni a spostarsi il meno possibile, causeranno un impatto negativo sul PIL cinese abbastanza significativo, che al momento è difficile stimare,  anche se già circolano cifre  (dal -1 al   -1,2% del PIL), con conseguenze a cascata sull’intera economia mondiale.

Gli studi effettuati sul virus sono ora in grado di identificarne meglio i connotati: si tratta di un virus simile al SARS del 2002 (che provocò 800 morti). La buona notizia è che pare meno letale. Per ora ha causato poco più del 3% di morti sul totale dei contagiati. Quelle cattive sono il fatto che pare trasmettersi più facilmente del SARS tra umani, che ha tempi di incubazione abbastanza lunghi (da 1 a 14 giorni), durante i quali purtroppo il contagio può avvenire anche da portatori senza sintomi. Pertanto l’isolamento di coloro che hanno i sintomi e vengono accertati come infetti rischia di non essere sufficiente a fermare il contagio. Però non si può isolare tutti in modo indiscriminato.

Il virus per ora non è mutato molto, ma la diffusione dipenderà anche dalla sua futura capacità di trasformarsi. Circa il possibile vaccino, ovviamente non ci sono speranze di averlo in fretta. Dovranno passare alcuni mesi.

L’insieme di queste notizie porta ad ipotizzare che le misure di prevenzione dureranno almeno alcune settimana e potrebbero estendersi ad altre zone della Cina, mentre in Europa ed USA tutto dipenderà dalla crescita dei numeri nei prossimi giorni.

Date queste premesse l’impatto sull’economia globale dovrebbe perciò essere significativo.

Per questi motivi i mercati hanno dovuto scendere dalle nuvole ed aumentare la percezione del rischio, dopo averla abbandonata per mesi.

SP500 ha chiuso la seduta di venerdì e la settimana sotto il livello di 3.300, che giovedì era riuscito a contenere le vendite ed aveva illuso sull’ennesimo scampato pericolo di correzione. Lo ha fatto con una candela che non lascia scampo ad illusioni: engulfing ribassista sui massimi e rottura della trendline ascendente che ha guidato l’intero il movimento rialzista del 2020. Segnale di inversione ribassista anche da RSI e MACD. Se non bastasse, venerdì abbiamo verificato anche tutte le altre condizioni che definiscono lo switch dei mercati in fase di “risk on”: petrolio in ribasso, oro e preziosi in rialzo, obbligazioni sovrane dei paesi più solidi in rialzo (perciò rendimenti in ribasso).

Direi che il segnale è chiaro. Raramente il mercato riesce ad essere più esplicito.

Ora il primo obiettivo è il test della trendline meno inclinata che guida il movimento di medio periodo, quello partito il 3 ottobre del 2019. Potrebbe essere raggiunto già oggi, dato che la trendline passa da 3.265.

Se venisse sfondato anche questo supporto la strada ribassista si aprirebbe fino all’area 3.210, dove c’è un supporto piuttosto robusto e dovrebbe esaurirsi questo primo impulso correttivo.

Credo che gli indici europei oggi non potranno ignorare le novità e saranno costretti ad adeguarsi al ribasso dettato dal resto del mondo.

In posizione leggermente privilegiata potrebbe essere il nostro Ftse-Mib, che beneficerà del risultato elettorale emiliano, in cui il PD è riuscito a respingere l’assalto di Salvini. Uno scampato pericolo per Zingaretti e Conte, che offre la possibilità al governo di tirare a campare ancora almeno qualche mese. Non credo che basti a trasformare il nostro listino in un’isola felice, ma almeno dovrebbe contribuire ad attenuare un po’ la tristezza virale.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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