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A WALL STREET L'ANTIVIRUS HA FUNZIONATO
24/01/2020 08:45

La giornata di ieri doveva verificare la saldezza dei nervi degli operatori finanziari di fronte al tipico bastone che il destino ha infilato tra le ruote del carro trainato al rialzo a gran velocità da un toro che, a dispetto dell’età (quasi 11 anni), sta mostrando un vigore invidiabile.

Questo bastone ha le sembianze del coronavirus che si sta diffondendo in modo crescente in Cina e fuori dalla Cina, scatenando un allarme crescente nell’organizzazione sanitaria mondiale ed è diventato da un paio di giorni la notizia d’apertura di ogni Tg.

L’impatto di un evento sanitario grave, che potrebbe trasformarsi da epidemia a pandemia se si diffondesse aggressivamente e rapidamente, prima che si riesca a creare un vaccino, produce sul business un impatto negativo assai più grave degli eventi terroristici convenzionali, a cui la psicologia di massa è ormai abbastanza abituata a convivere e contro i quali si sono già messi a punto protocolli di sicurezza il cui costo è ormai metabolizzato.

Nel caso di una pandemia i costi per la profilassi sanitaria sono piuttosto considerevoli e difficilmente stimabili, e colpiscono in modo molto più globalizzato. Inoltre la vita delle persone viene sconvolta in modo più pervasivo, con un drastico abbassamento della mobilità di un mondo abituato a viaggiare a ritmi vorticosi, e la psicosi di massa può produrre danni alla crescita non indifferenti.

Per questi motivi l’impatto del coronavirus può essere significativo anche sui mercati azionari, che, oltretutto, hanno prodotto un trend rialzista molto accentuato e pieno di eccessi di valutazione, che segnala una scarsissima percezione del rischio da parte degli operatori. La tipica situazione vulnerabile agli improvvisi bastoni tra le ruote.

La crisi di nervi che ieri ha avuto la borsa cinese (Shanghai -2,75%), nell’ultimo giorno di contrattazione prima della lunga chiusura festiva (si riapre il 31 gennaio) per i festeggiamenti del Capodanno cinese, ha scaraventato il problema del virus sul tavolo dei mercati globali, che ieri hanno dovuto prenderne atto e reagire.

Eurostoxx50, l’indice che rappresenta i mercati azionari dell’area euro, ha proseguito lo storno che era già iniziato il giorno precedente e, sia pur senza drammatizzare eccessivamente (-0,87%), si è portato nell’area di supporto compresa tra 3.710 e 3.740, che a partire da metà dicembre aveva già testato 4 volte, riuscendo sempre a rimbalzare. Ora è di nuovo lì, per la quinta volta anche se la chiusura di ieri (3.737) è stata la più bassa dopo il 13 dicembre ed è avvenuta sui minimi di seduta.

Pertanto non possiamo ancora parlare di inversione, fino a quando non verrà rotto il livello di 3.710. Va ribadito, comunque, che l’azionario europeo, pur essendo costretto a mantenere un trend timidamente rialzista nell’ultimo mese, a causa dell’alta marea prodotta dalla forza di attrazione della luna rialzista americana, sta mostrando da settimane poca forza propria. Inoltre ieri ha chiuso la seduta nel momento in cui l’indice USA SP500 stava testando per la seconda volta quota 3.300, quella che ieri ho indicato come l’area da sfondare per avere un primo segnale di inversione ribassista di breve periodo.

La mesta giornata europea è così terminata con perdite diffuse di quasi un punto percentuale, mentre il nostro Ftse-Mib, dopo alcune sedute di sottoperformance, ieri è stato il migliore ed è miracolosamente riuscito a chiudere in pareggio.

Si dà il caso, però, come molte volte succede (troppe per essere casuale), che appena le borse europee hanno chiuso i battenti, Wall Street ha deciso di rimbalzare con vigore sul supporto, grazie all’arrivo delle solite mani che comprano i supporti, molto attive in questa fase di euforia.

La loro valutazione, probabilmente è stata diversa da quella che hanno fatto gli operatori europei e quelli USA che nelle prime battute della seduta hanno preso beneficio. Mentre ad inizio seduta ha prevalso il panico per l’accelerazione della diffusione del virus, la valutazione dei compratori deve aver posto l’attenzione sulla reazione delle autorità cinesi, ben diversa questa volta da quella che ebbero 17 anni fa, durante l’epidemia SARS. Mentre allora sottovalutarono i rischi e negarono inizialmente l’esistenza del problema, aggravando gli effetti negativi dell’epidemia, questa volta hanno mostrato trasparenza, efficienza e tempismo. Le città dove i focolai dell’epidemia si sono manifestati (non solo Wuhan, ma anche altre 3 o 4) sono state isolate e messe in quarantena, mentre sono stati sospesi i festeggiamenti pubblici per il Capodanno e la popolazione è stata invitata a limitare il più possibile gli spostamenti.

L’ottimismo americano ha perciò preferito guardare per ora al bicchiere mezzo pieno dell’efficienza della reazione sanitaria, più che lasciarsi condizionare dai rischi di diffusione mondiale del virus.

L’indice SP500 è perciò risalito di 24 punti dai minimi ed ha addirittura chiuso la seduta in modesto rialzo, rinviando per ora ancora una volta la correzione.

La tenuta mostrata ieri dall’indice USA dimostra che fino a quando non avremo casi accertati di contagio negli USA o in Europa (ovviamente speriamo che non succeda mai) il virus non pare in grado di suscitare il panico sulle borse occidentali. Ovviamente l’evolversi della situazione sanitaria mondiale costituisce un elemento di incertezza che dovrebbe comunque frenare almeno un po’ l’entusiasmo delle scorse settimane e mantenere i mercati in una sorta di congestione nei pressi dei massimi  fino a quando la situazione si chiarirà meglio.

Ieri a tranquillizzare i mercati ci ha messo del suo anche la riunione BCE e la Conferenza Stampa di Lagarde, che ha sostanzialmente attivato il pilota automatico e ha deciso che quest’anno la BCE si dedicherà a studiare, per arrivare a fine anno a rivedere la sua strategia di politica monetaria, che è immutata dal 2003. Il pilota automatico è rappresentato dall’attuale livello dei tassi (zero quello ufficiale e -0,5% quello sui fondi in eccesso delle banche depositati presso la BCE)  e del QE (20 miliardi al mese di acquisti di bond). Fu deliberato da Draghi prima di andarsene e dovrebbe rimanere  immutato per un anno, a meno che succedano eventi imprevedibili. L’unico tocco di Madama Cristina sarà quello di scegliere qualche bond in più tra quelli green, tanto per dare una mano a Ursula e far contenta Greta.

Contenti saranno oggi anche i mercati europei, che rimbalzeranno un po’, dopo due sedute negative.

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