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IL VIRUS SPAVENTA LA CINA, L'EMILIA SPAVENTA PIAZZAFFARI
23/01/2020 08:45

Passano i giorni, ma in USA l’euforia, stimolata da quattro mesi di rally e dai trionfalismi di Trump, continua a mantenere viva l’inerzia rialzista dei mercati azionari, che anche ieri sono riusciti a mettere a segno  un nuovo massimo storico nelle prime fasi della seduta. SP500 ha portato l’asticella del record a 3.338 punti ed il tecnologico Nasdaq100, trascinato da una Tesla che si è ormai arrampicata quasi a quota 600 $ (il 22 ottobre valeva 250 $), ha toccato la quota mai vista prima di 9.439 punti. Inutile ripetere che tutti gli indicatori grafici di sentiment confermano livelli di eccesso rialzista toccato poche volte in precedenza. Un altro estremo, mai verificatosi prima d’ora, è quello dei contratti di opzione rialzisti aperti la scorsa settimana sul mercato americano, che rivela che nessuno pensa a coprirsi, ma la frenesia speculativa attira sommesse rialziste come mai avvenuto in passato. Sentimentrader ci fa notare che volumi eccessivi di opzioni rialziste, in passato hanno quasi sempre portato male nelle settimane successive. E’ solo l’ennesimo avvertimento che gli eccessi ci affidano, ma anche questo rischia di cadere nel vuoto, poiché la brama di guadagno immediato, stimolata dall’esperienza dei guadagni conseguiti nel recente passato, non si sposa quasi mai con la cautela.

Comunque quando è troppo è troppo e nella seconda parte della seduta USA qualche presa di beneficio è nuovamente emersa, come il giorno precedente.

Però non è ancora sufficiente per decretare l’inizio di una fase correttiva. Occorre almeno che SP500 sfondi al ribasso l’area 3.300, dove passa la trendline rialzista che unisce i minimi del 3 dicembre e del 6 gennaio scorsi.

Tuttavia sembra che negli ultimi giorni si stia invertendo il flusso direzionale delle oscillazioni intraday del mercato. Mentre fino alla scorsa settimana quasi sempre le candele giornaliere erano di colore positivo, riflettendo il prevalere del flusso di acquisti rispetto al volume delle vendite nel corso della seduta, le ultime due sedute hanno disegnato candele che rappresentano il prevalere delle vendite rispetto all’entusiasmo di inizio seduta. Non è ancora abbastanza per decretare l’inversione di trend, ma basta ad accentuare le divergenze ribassiste che ultimamente il grafico di SP500 sta disegnando.

Per invertire la polarità direzionale occorrerebbero notizie negative di un certo spessore.

Non so se basterà l’epidemia virale, che si sta sviluppando in Cina in modo abbastanza rapido e comincia a diffondersi nel resto del mondo. La Cina è lontana dagli USA e le aspettative di fantastici sgravi fiscali alla classe media, che Trump promette di varare per vincere le elezioni presidenziali, al momento catalizzano l’attenzione degli operatori USA più delle notizie sul virus.

Quel che si vede oggi è che invece in Cina la psicosi sta cominciando a far presa anche sui mercati, oltre che nella vita dei cinesi. Le autorità cinesi stanno prendendo molto sul serio l’epidemia e stanno mettendo in quarantena la città di Wuhan, che conta 11 milioni di abitanti, da dove è partito il contagio. La preoccupazione è che il virus acceleri la sua diffusione nei prossimi giorni, in cui si celebra il lungo periodo di festività (da domani fino al 30 gennaio) dedicato al Capodanno cinese.

Dato che i mercati finanziari cinesi saranno chiusi domani e riapriranno il 31 gennaio, oggi sono scattate violente prese di beneficio sull’indice di Shanghai, che ha chiuso la seduta a -2,75%, mettendo in difficoltà le Borse europee, che dovrebbero aprire in gap ribassista la seduta odierna.

Dopo una probabile mattinata di sofferenza per gli indici europei, la parola passerà a Wall Street, che dovrà dimostrare anche oggi di essere impermeabile a qualsiasi dubbio o perplessità.

La nostra Piazzaffari invece sta raccontando una sorta di storia a parte, che dipende dallo psicodramma che si sta vivendo nel governo, preda da un lato del caos in cui si dibatte il Movimento 5 Stelle, aggravato ieri dalle dimissioni di Di Maio dal ruolo di capo politico, e dall’altro del  timore che la Lega domenica prossima vinca le elezioni in Emilia Romagna ed espugni la regione rossa con l’ologramma di Salvini.

I timori per la tenuta di un governo sempre meno controllabile dal povero Conte stanno penalizzando il nostro indice, che tende a sottoperformare le altre borse europee, che a loro volta  già faticano a tenere il passo degli indici americani.

La logica vorrebbe la partenza di una correzione che depuri i mercati dagli eccessi accumulati. Ma logica ed euforia non abitano mai nella stessa casa.

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