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QUARTO MESE DI RALLY. FINO A QUANDO?
20/01/2020 09:00

Arrivati al giro di boa del mese di Gennaio, non trovo più aggettivi adatti a definire la forza che sta mostrando il mercato azionario americano, che oggi trascorrerà una giornata senza nuovi record solo perché chiuderà i battenti per la festività che ricorda Martin Luther King.

La terza settimana di gennaio, che per l’indice principale SP500 è stata la tredicesima positiva delle ultime 15, ha consegnato alle nostre statistiche un paio di altri record di record. Ha realizzato la massima accelerazione rialzista da quando,  il 3 ottobre dello scorso anno, è iniziato il lungo rally che doveva essere “di Natale”, poi è diventato “di fine anno” ed ora non so più come definire. Ha aggiunto così altri due punti percentuali circa di rialzo al movimento rialzista che per ora vanta, dai minimi del 3.10.19 ad oggi la bellezza del +16,6% di performance. Per l’esagerato Nasdaq100 la salita da quel giorno è stata addirittura del +22,9%, che ha consentito anche ad Alphabet (cioè Google) di unirsi al gruppo ristretto, ma sempre meno, delle Trillion Dollar Companies americane, cioè delle società che vantano una capitalizzazione di mercato (valore complessivo secondo le quotazioni di borsa) superiore ai mille miliardi di dollari. Di quel Club fanno parte anche Apple e Microsoft, mentre in giro per il mondo c’è una sola altra società di quella caratura, l’araba Saudi Aramco, che capitalizza circa 2.000 miliardi di $.

Il secondo record di record realizzato la scorsa settimana da SP500 (ma non dal Nasdaq100) è stata l’impresa migliorare il massimo storico tutti i santi giorni della settimana, ripetendo in modo ancor più evidente l’impresa già riuscita la terza settimana di dicembre. Sembra proprio che la settimana delle scadenze tecniche sia un afrodisiaco piuttosto potente per l’euforia del toro.

La forza del mercato americano spicca ancor più se la confrontiamo con la più faticosa arrampicata dell’indice che esprime le borse europee (Eurostoxx50), che in settimana ha realizzato +0,49%, ma è riuscito a raddrizzare la sua performance solo con un colpo di reni nella seduta di venerdì. Oppure con la settimana negativa realizzata dalle borse cinesi (Shanghai -0,54%).

Analizzando nell’insieme le differenze di comportamento tra i vari mercati, nella scorsa settimana, caratterizzata da tre importanti avvenimenti (il rientro apparente delle tensioni USA-Iran; la firma dell’accordo di tregua nella guerra commerciale USA-Cina; l’inizio della stagione delle trimestrali USA) potremmo elencare sinteticamente quel che i mercati danno l’impressione di voler credere.

- Tra Cina e USA sembra che i mercati abbiano decretato che il goal della Fase 1 dei negoziati l’abbia segnato Trump. Le borse USA sono salite e quelle cinesi sono scese. Del resto il 2019 è stato l’anno che ha segnato il minore incremento del PIL cinese degli ultimi 30 anni, per colpa della guerra dei dazi e l’impegno che hanno preso i cinesi per il riequilibrio della bilancia commerciale nei confronti degli USA sono piuttosto gravosi.

- Emerge anche un certo timore che la pausa nelle ostilità tra USA e Cina spinga Trump, abituato ad usare la rissa geopolitica come arma di consenso, a volgere le sue litigiose attenzioni verso l’Europa, ed in particolare che si decida ad aumentare i dazi sul settore automobilistico europeo, non a caso parecchio penalizzato in settimana. Inoltre l’impegno della Cina a dirottare parte degli acquisti esteri su prodotti americani, potrebbe penalizzare l’interscambio cinese con l’Europa.

- L’euforia alle stelle da parte degli investitori americani ha già permesso ai principali indici USA di raggiungere e superare importanti soglie psicologiche (quota 3.300 da parte di SP500 e quota 9.000 da parte di Nasdaq100) ed ha immediatamente obbligato gli analisti a mettere nel mirino altri obiettivi superiori. Si parla ormai di 3.500 per SP500 e di 10.000 per Nasdaq100.

Evidentemente in questi obiettivi c’è la convinzione che Trump farà una campagna elettorale molto “manipolativa”, cioè cercherà in ogni modo di arrivare in autunno con le borse sui massimi, per utilizzare l’effetto ricchezza degli investitori come argomento elettorale. Abbiamo constatato in questi anni, ed anche nelle ultime settimane, di che cosa sia capace.

Pertanto, se vogliamo tracciare un possibile percorso dei mercati per il 2020, non possiamo prescindere da queste considerazioni.

Lo scenario che vedo più probabile è quello di una sempre più difficile ulteriore estensione del rally, dato l’enorme eccesso rialzista che innumerevoli indicatori ci mostrano.

La storia dei mercati e la componente comportamentale degli investitori ci insegna che in una fase conclamata di euforia le esagerazioni possono durare anche molto. Quando la percezione collettiva travalica il legame con la realtà, per accarezzare il sogno, gli analisti debbono ricordare sempre che nei sogni tutto è possibile.

Come tutti sappiamo il sogno prima o poi finisce, ma è sempre molto difficile ipotizzare quando e come avverrà il risveglio. Statisticamente, comunque i mercati sono in un territorio di eccessi che in passato, nella stragrande maggioranza dei casi, ha anticipato correzioni significative, per ampiezza o per durata.

Vedremo, quando partirà, se la correzione di questo lungo rally sarà estesa più nell’ampiezza o più nella durata.

In ogni caso è ipotizzabile che dopo la correzione il rialzo riprenda, pilotato da Trump e con la compiacente noncuranza della FED, che dovrebbe continuare a fornire la liquidità necessaria per la realizzazione di un altro po’ di “inflazione finanziaria”. Gli obiettivi menzionati dovrebbero perciò essere raggiunti e fornire a Trump un bel po’ di vantaggio elettorale.

Ovviamente tutto ciò non ha nulla a che vedere con l’andamento dell’economia, che non mi aspetto molto diverso nei prossimi mesi  rispetto da quello che abbiamo visto nel 2019.

Per ora, comunque occorre attendere che finisca lo champagne che gli investitori stanno tracannando a tutto spiano, e poi si smaltisca la sbornia.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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