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PER IL MERCATO E' TRUMP CHE HA VINTO
17/01/2020 08:45

Nel “day after” della cerimonia della firma dell’accordo USA-Cina di Fase 1, i mercati hanno cominciato a fare qualche conto.

Non mancano coloro, come il sottoscritto, che diffidano della possibilità reale che la Cina sia in grado di mantenere l’impegno che ha preso, cioè aumentare di 200 miliardi di dollari rispetto alla cifra attuale le importazioni dagli USA nei prossimi due anni. Infatti qualche presa di beneficio si è vista anche sui mercati americani, ma, francamente, debbo ammettere che i dubbi hanno inciso poco sul sentiment della borsa azionaria americana, che è riuscita a smaltire per ora tutte le prese di profitto nelle poche ore seguenti alla firma di mercoledì. Ieri è già ripreso il rialzo celebrativo che, da graduale, si è fatto nuovamente impulsivo nell’ultima ora di contrattazione di Wall Street.

Inevitabilmente tutti gli indici USA hanno allungato la catena dei record storici: SP500 è salito a 3.317 (+0,84%), Nasdaq100 a 9.126 (+0,99%) ed il vecchio Dow Jones a 29.300 (+0,92%).

Questa ennesima dimostrazione di euforia ci dice che i mercati, per ora, credono a quel che si sono sentiti raccontare da Trump. Premiano titoli e settori che dovrebbero beneficiare maggiormente della corrente di acquisti aggiuntivi proveniente dalla Cina, e mettono altri soldi (forniti puntualmente dalla FED) sulla scommessa che molto presto partiranno le negoziazioni per la Fase 2, che rapidamente risolverà il cumulo di divergenze accantonate e consentirà l’eliminazione completa, o quasi, dei dazi che al momento sono stati mantenuti.

Abbiamo l’ennesima dimostrazione che quando c’è liquidità disponibile a buon mercato, non sono certo i sogni a mancare agli investitori quando sono preda all’euforia rialzista. In questo caso il sogno della Fase 1 pare essere rapidamente sostituito da quello della Fase 2. Ed anche, se mi è consentito, dalla convinzione che quel furbacchione di Trump, che non può certo permettersi di affrontare la campagna elettorale con un’economia troppo in rallentamento e con Wall Street in calo, stia preparando chissà quali fuochi artificiali per manipolare al rialzo i mercati e la congiuntura, magari facendo decollare ancor più in alto il deficit federale, che nell’anno fiscale 2019 è arrivato a quasi 1.000 mld $, cioè 4,6% del PIL, rispetto al 3,8% del 2018. Altro che parametri di Maastricht!!

Pare pertanto che la correzione, che ho ipotizzato nei giorni scorsi, si stia facendo attendere ancora un po’ e necessiti il completamento di questo ulteriore impulso rialzista per manifestarsi. Credo che resti inevitabile, dato l’eccesso che si sta accumulando su tutti gli oscillatori grafici, i record delle statistiche che misurano l’esposizione rialzista degli operatori, ed il Vix su livelli di 12, difficilmente ancora comprimibile prima di un rigurgito di volatilità. In passato queste situazioni hanno sempre preceduto correzioni significative.

Ma il sentiment sul mercato azionario americano è così forte che possiamo ipotizzare ancora una vita residua abbastanza lunga (nell’ordine di 12-18 mesi) al trend rialzista di fondo e la possibilità di conseguire in quel periodo obiettivi rialzisti che oggi paiono esagerati. Il prossimo movimento correttivo di breve periodo potrebbe comportare un pullback sulla media mobile di medio periodo. La Media a 50 sedute sull’indice SP500 passa oggi a 3.179 punti, dista il 4,3% dal livello raggiunto ieri dall’indice e sale di circa 4,5 punti al giorno. Più difficilmente potrebbe estendersi fino alla media di lungo periodo. Questa, a 200 sedute, oggi passa da 3.010 punti, dista il 10,2% e sale di circa 3 punti al giorno. Credo però che anche questa correzione verrà comprata ed il mercato farà record storici ancora per diversi mesi.

Ovviamente ha poco senso mettere il carro davanti ai buoi ed è meglio attendere che i fatti si manifestino.  

Se tutto brilla in USA, nel resto del mondo la cautela pare invece dominare.

In Asia la firma dell’accordo “fenomenale” non ha incantato. Quasi immobile da 3 giorni l’indice  giapponese Nikkei, mentre l’indice cinese di Shanghai ieri ha segnato la terza seduta negativa consecutiva ed anche nella giornata odierna non mostra molta voglia di recuperare i massimi segnati prima dell’accordo. Anche l’Europa, di cui ho segnalato nei giorni scorsi i sintomi di marcata debolezza relativa rispetto all’energumeno SP500 americano, continua il suo andamento laterale e fatica a recuperare le scivolate che da qualche giorno colpiscono l’indice Eurostoxx50 in mattinata. Ieri solo la decisa manifestazione di forza americana ha aiutato le borse europee a chiudere intorno alla parità.

Anche questa evidente divergenza tra la forza americana e la debolezza del resto del mondo è il segno che per i mercati è Trump ad aver vinto la partita a poker con la Cina. Se i cinesi dovranno adempiere agli onerosi impegni assunti firmando l’accordo, dovranno almeno in parte peggiorare la loro bilancia commerciale, il che significa rinunciare ad un po’ di crescita. Ma non è tutto.

La Cina dovrà sostituire merci che ora compra in giro per il mondo (Europa compresa) con prodotti d’origine americana. Evidente quindi la perplessità dei mercati che scontano un po’ di effetto recessivo sull’economia globale (esclusa quella USA).

Inoltre aleggia un altro timore, che ha a che fare col carattere e con la strategia elettorale di Trump.

Trump ha dimostrato più volte che la propensione alla lite è ben presente nel suo DNA.

Inoltre ha vinto le elezioni del 2016 con la narrazione “America First”, cioè la promessa di badare agli interessi americani e mostrare i muscoli con il resto del mondo. Da qui è arrivata inevitabilmente la guerra commerciale. Però la prossima campagna elettorale non potrà più essere giocata sull’ostilità verso la Cina, perché con i cinesi bisogna trattare la Fase 2 del disarmo commerciale. Allora, dato che non potrà rinunciare all’arma della rissa geopolitica, con chi la ingaggerà Trump nel 2020?

Molti indizi portano a pensare che Trump stia volgendo l’obiettivo dei prossimi missili commerciali  verso l’Europa. Basta guardare il comportamento del settore automobilistico europeo, candidato a subire i prossimi dazi di Trump, che ieri ha zavorrato gli indici del vecchio continente.

Insomma: quel che in America si scrive “Mors tua, Vita mea”, nel resto del mondo si legge “Mors mea, Vita tua”.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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