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STRONG BUY: LA GUERRA E' SOLO WRESTLING
09/01/2020 08:45

Gli esperti di geopolitica, colti di sorpresa dall’attentato terroristico americano del 3 gennaio che ha ucciso in Iraq, insieme ad altre 7 persone del suo seguito, il potente generale iraniano Soleimani, hanno passato lo scorso week-end ed i primi due giorni della settimana a raccontarci di scenari futuri terribili nell’area del Golfo Persico, fino ad evocare la possibilità di una guerra mondiale o su vasta scala, che coinvolgesse tutte le numerose potenze, piccole e grandi, presenti in quel crogiuolo di caos e violenza, che è ora il Medio-Oriente.

Ho però fatto notare, nei commenti dei giorni scorsi, che la reazione a caldo dei mercati è stata decisamente meno preoccupata di quella degli esperti, persino nella notte tra il 7 e l’8 gennaio, quando si è manifestata la risposta iraniana ed in attesa della “risposta alla risposta” che Trump avrebbe dato ieri nella mattinata americana (tardo pomeriggio europeo).

Con Trump tutto è possibile, e ieri non avevo escluso neppure un passo indietro americano che ponesse fine subito alla rissa prima che potesse scappare di mano.

Non sarebbe stata la prima volta che Trump colpisce per poi offrire subito la rappacificazione. Lo ha fatto ripetutamente in ambito commerciale con i dazi alla Cina. Ricordiamo anche il bombardamento dimostrativo che Trump fece ad alcune basi siriane nell’aprile 2017 come ritorsione contro il presunto uso di gas nervino  da parte del regime di Assad su civili della città siriana di Douma, mai dimostrato con certezza, e dimenticato in fretta.

Così è successo anche stavolta. Man mano che ieri il tempo passava ed emergevano i contorni del bombardamento iraniano alle due basi militari USA, è emerso sempre più evidente che nessuna delle due parti in causa aveva voglia di escalation. Si è scoperto che gli iraniani hanno voluto dare una dimostrazione della loro capacità di colpire, ma si sono preoccupati di avvisare preventivamente il governo irakeno del bombardamento. I soldati della base si sono così rifugiati al sicuro e l’operazione si è conclusa senza alcuna vittima. E’ stato così smentito il primo affrettato bilancio di 80 morti. Insomma: uno spettacolo pirotecnico ad uso interno, per sostenere l’orgoglio nazionale sciita e serrare i ranghi intorno al potere costituito, attento a non infastidire troppo l’inquilino della Casa Bianca.

Alle minacce di nuovi attacchi, qualora gli americani avessero risposto, si sono subito accompagnate le rassicurazioni di ambienti militari iraniani che al momento la vendetta poteva dirsi compiuta. Solo l’Ayatollah Khamenei ha parlato di un primo ceffone a cui ne seguiranno altri, mentre il premier Rohuani ha minacciato genericamente di “tagliare le gambe all’America”. Ma anche queste sono sembrate più dichiarazioni propagandistiche che reali intenzioni ostili.

L’assist iraniano è stato allora colto al volo da Trump, che alle 17,30 europee ha tranquillizzato gli americani sugli effetti del bombardamento iraniano, ha potuto dire che l’Iran si è piegato, ha confermato di non volere l’escalation e, soprattutto, non ha annunciato ritorsioni. Si è limitato a sfidare l’Iran sul nucleare, promettendo che non avranno mai l’atomica finché lui sarà Presidente, ed ha rilanciato, offrendo propagandisticamente agli iraniani la possibilità di tornare al tavolo delle trattative per un nuovo accordo nucleare con lui.

Morale della favola: tutti hanno scherzato, per animare un po’ l’inizio del 2020 con un po’ di Wrestling (quella pagliacciata americana dove energumeni al confine tra il genere umano ed i gorilla se le suonano di santa ragione, ma per finta). A Trump serviva distogliere l’attenzione dall’impeachment e dai segnali di rallentamento della crescita USA, oltre che rispolverare il patriottismo yankee con una prova muscolare, che statisticamente aiuta sempre i sondaggi elettorali del presidente in carica.

Agli iraniani, alle prese con proteste interne dovute agli effetti economici negativi delle sanzioni americane, serviva rafforzare il potere religioso sciita contro l’eterno nemico americano, ma senza provocarlo troppo.

I mercati azionari, che già avevano accolto con scetticismo i profeti di sventura che evocavano l’ennesima Guerra del Golfo, che nessuno si può permettere, hanno approfittato della farsa per decollare nuovamente verso l’infinito. SP500 (+0,49%) ha così migliorato il suo massimo storico del 2 gennaio, portandolo al nuovo record di 3.267 punti. Nasdaq100 (+0,75%) ha fatto anch’esso un nuovo record storico a 8.953.

Gli indici europei non hanno potuto capitalizzare il discorso mansueto di Trump, poiché è avvenuto dopo il suono della campanella di fine seduta. Hanno comunque fatto in tempo a risorgere dai minimi di inizio seduta e chiudere in rialzo (+0,35% Eurostoxx50, +0,71% il Dax tedesco, +0,46% il nostro Ftse-Mib). Debbono rinviare ad oggi il tentativo di stabilire il loro nuovo record triennale (non ancora quello storico), ma possono farcela, se l’euforia, mai persa e ieri rafforzata, continuerà.

L’unico mercato che ha subito ieri un deciso arretramento è quello del petrolio. Non era difficile immaginare che il rasserenamento veloce della situazione geopolitica avrebbe comportato veloci realizzi su questa materia prima. La candela giornaliera realizzata ieri dal Future Crude Oil WTI è impressionante. Apertura notturna a 62,84 $, durante il bombardamento iraniano, veloce raggiungimento del massimo a 65,65, per poi cominciare a rotolare in basso fino al minimo di giornata di 59,15 e chiusura a 59,61. Come si vede, circa -10% tra il massimo e la chiusura.

Meno spettacolari, ma significativi, sono stati anche i realizzi sui beni rifugio. L’Oro, dopo aver superato anche i 1600 $ l’oncia in nottata, ha poi chiuso la seduta a 1.560. I Treasury Bond decennali sono stati anch’essi venduti, cosicché il rendimento è risalito da un minimo di 1,70% ad un valore di 1,87% a fine seduta.  

Insomma: i mercati credono che nulla sia in grado di scalfire le loro sicurezze. Il wrestling geopolitico serve a muovere le acque e a spennare gli allocchi che si fanno intimorire.

La tecnica di comprare sempre sulle debolezze anche stavolta sta pagando.

Poco importa che la fiction prodotta da Trump indebolisca la credibilità della NATO, disorienti ed imbarazzi le diplomazie mondiali, favorisca la rinascita dell’ISIS, aumenti l’odio nei confronti degli americani e alimenti l’integralismo musulmano, rafforzando il potere di Russia e Turchia (e, zitti zitti, anche dei cinesi) nell’area Medio-Orientale.

Se piove ogni tanto qualche missile, pazienza. L’importante è che non si interrompa un altro tipo di pioggia, che per la speculazione rialzista è il toccasana: la pioggia di liquidità delle Banche Centrali, che in queste settimane sta riportando velocemente l’allagamento monetario ai livelli di un anno fa.

Prima o poi finirà anche questa droga?

Carpe Diem, finché continua.

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