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E' UNA GUERRA IL NUOVO REGALO DI TRUMP?
07/01/2020 08:45

L’imprevedibilità è forse la più evidente caratteristica dell’attuale Presidente americano. Non è l’unica, poiché gareggia con l’egocentrismo, l’aggressività verbale e la spiccata tendenza alla menzogna.

Sta di fatto che, dopo aver messo in mostra la menzogna per tutto il mese di dicembre, vantando il “fenomenale” accordo commerciale con i cinesi, che negli ultimi giorni pare tornato nel dimenticatoio, ed aver trascinato all’euforia smodata i mercati azionari globali nel rally di fine anno, il 3 di gennaio ha servito sul piatto dell’opinione pubblica mondiale nientemeno che un attacco terroristico in territorio irakeno ai danni del Generale Soleimani, la principale figura di riferimento dell’esercito iraniano.

Utilizzo il termine “attacco terroristico” perché tecnicamente l’uccisione organizzata di un’autorità militare di uno stato straniero, avvenuta mentre era in visita come consulente in un paese (l’Iraq) protetto dagli USA, non può che essere classificata con questo nome. A meno di voler scomodare il più impegnativo termine ”atto di guerra”.

Comunque lo si voglia chiamare, il mondo si è visto catapultare addosso una crisi geopolitica di primaria importanza, dato che l’Iran ha dichiarato che neppure l’uccisione di Trump basterebbe a vendicare l’offesa subita e che la vendetta iraniana si placherà solo con l’espulsione degli americani dalla regione.

Finora si tratta solo di parole, dato che solo oggi si concluderanno le cerimonie funebri a Teheran e la ritorsione iraniana arriverà nei prossimi giorni. Ma sono parole che lasciano pochi dubbi sulla portata della reazione iraniana.

I mercati, dopo lo shock iniziale, che li ha piegati venerdì 3 e nella prima parte della seduta di ieri, tendono per ora ad accreditare l’ipotesi del “can che abbaia non morde”, ovvero che la crisi aperta da Trump si risolverà in uno scambio missilistico più di facciata che di sostanza, lasciando solo alle parole il compito di mostrare i fuochi artificiali.

Una visione ottimistica del futuro, che ben si sposa con l’euforia mostrata dai mercati in dicembre.

Così potrebbe essere interpretato il rapido passaggio in positivo ieri degli indici azionari USA , dopo che nella mattinata europea i futures su SP500 avevano testato i minimi di venerdì, rimbalzandoci, e l’apertura di Wall Street aveva visto un lieve calo iniziale. La seduta si è poi conclusa addirittura con il recupero quasi completo delle perdite di venerdì ed il ritorno in vicinanza dei massimi del 2 gennaio, che sono anche i massimi storici. Come se nulla fosse successo, o quasi. Solo il petrolio è rimasto a 63 dollari a cui era balzato venerdì scorso.

Meno ottimistica pare la lettura europea della situazione medio-orientale, che si aggiunge a quella libica, che si sta sviluppando in modo piuttosto preoccupante, dopo che la Turchia ha inviato truppe in appoggio del regime di Tripoli ed il generale ribelle Haftar ha occupato la città di Sirte.

Gli indici europei hanno proseguito anche ieri il calo iniziato venerdì, sebbene il recupero americano li abbia allontanati dai minimi realizzati in mattinata.

L’apparente diversità di comportamento tra Europa e USA si spiega in parte col fatto che il Golfo Persico e la Libia si trovano nel cortile di casa europeo, mentre molti americani sanno a mala pena individuarli sulla carta geografica. Ma soprattutto l’eventuale accensione di una nuova “Guerra del Golfo” vedrebbe penalizzate le forniture di petrolio all’Europa, che si rifornisce in gran parte con le petroliere che attraversano quotidianamente lo Stretto di Hormuz e che verrebbero bloccate da uno scenario bellico. Cosa che invece non disturberebbe affatto i consumi in USA, che hanno ormai raggiunto l’autosufficienza produttiva grazie allo shale oil.

E’ evidente comunque che una forte escalation del conflitto in corso non potrebbe essere ignorata nemmeno dalle borse americane, per gli effetti recessivi globale che avrebbe l’aumento dei prezzi degli idrocarburi e le difficoltà di approvvigionamento energetico per gran parte del mondo.

La situazione è pertanto molto fluida e la volatilità, che per ora è rimasta piuttosto contenuta, potrebbe esplodere nei prossimi giorni. Molto dipenderà dalla reazione iraniana e dalla controreazione americana.

Siamo nelle mani di un ricco egocentrico e di un ayatollah integralista.

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