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I MERCATI SNOBBANO RECESSIONE TEDESCA E UTILI IN CALO
22/10/2019 08:45

In attesa che la fantasia al potere in Gran Bretagna trovi il modo di decidere quando e come avverrà l’uscita dall’Unione Europea, i mercati decidono di guardare altro e, in mancanza di buone notizie si accontentano delle promesse, pur di salire verso i massimi dell’anno.

La settimana è cominciata nel segno dell’ottimismo, a dimostrazione che gli indici non vedono alcuna preoccupazione nei dati dell’economia reale europea ed americana che stanno arrivando in questi giorni.

La Bundesbank tedesca ha avvisato ieri che, secondo i propri studi, il terzo trimestre potrebbe portare la recessione tecnica in Germania, dato che dovrebbe certificare il secondo trimestre consecutivo di calo del PIL. Una recessione che non dovrebbe essere prolungata, né drammatica, ma che intanto arriverà.

Sull’altra sponda dell’Atlantico Factset, forse la principale agenzia di dati e previsioni economiche sui conti societari, ci ricorda che la previsione degli analisti per gli utili del terzo trimestre 2019 delle 500 principali società quotate in USA dovrebbe segnare una diminuzione del -4,7% rispetto all’analogo trimestre dell’anno precedente, sebbene i ricavi risultino previsti in crescita del +2,6%. Se queste previsioni saranno confermate anche i margini di profitto netto segneranno un calo anno su anno, e si tratterebbe del terzo trimestre consecutivo di calo anno su anno, cosa mai successa dopo il 2009, quando terminò l’ultima grande recessione.

Di fronte a queste fosche prospettive che vengono dall’economia reale che cosa fanno i listini?

Si mettono in testa di andare a superare i massimi dell’anno, che per Eurostoxx50 e SP500 già si trovano quasi il 20% sopra i valori di inizio 2019.

E per farlo ignorano questi dati e preferiscono basarsi sulle aspettative, che vengono alimentate da promesse e speranze.

Le promesse sono relative all’accordo commerciale tra USA e Cina. Ieri anche il vice-premier cinese Liu He ha parlato di “sostanziali progressi” del negoziato commerciale, anche se lo straccio di un testo scritto sull’intesa di due settimane fa non si vede ancora. Come diceva l’indimenticabile spot pubblicitario del lassativo Falqui: “Basta la parola!”

Sugli utili invece operano le speranze, cioò che anche stavolta le trimestrali battano le previsioni degli analisti come fanno normalmente. Perciò non c’è nulla da preoccuparsi se queste sono negative. Ci penseranno i manager delle grandi corporation a stracciarle con risultati eclatanti e gli utili a consuntivo magari cresceranno invece che scendere.

C’è da sperare che sia così, ed in tal caso potremo licenziare tutti gli analisti che non azzeccano mai le stime (o forse si dovranno licenziare i manager che taroccano le trimestrali?).

Però se, per caso, gli analisti avranno almeno una parte di ragione e il calo degli utili verrà confermato, il film che andremo a vedere, cioè utili in calo e borse euforiche ai massimi assoluti, mi ricorderà maledettamente quello che ho visto personalmente iniziare nell’autunno 2007, quando SP500 fece il massimo storico a 1.576 punti, Eurostoxx50 arrivò a 4.497 ed il nostro Ftse-Mib, che allora si chiamava SP-Mib e stava già perdendo quota da 5 mesi, rimbalzò a 41.158 punti. Quel film terminò il 6 marzo 2009 con SP500 a quota 667 (-57,7% di perdita in poco più di 16 mesi),  Eurostoxx50 a 1.765 (-60,7%) ed il nostro indice italiano a 12.332 (-70% tondo).

Questa volta è diverso?

Non lo so, ma ricordo che anche allora si diceva così. Questa volta certamente siamo in presenza di una manipolazione dei mercati ad opera delle banche centrali che allora non era minimamente comparabile. Può essere un bene? Sì, se consideriamo positivo guardare un termometro rotto che ci dice che non abbiamo la febbre.

No, se pensiamo che le bugie abbiano sempre le gambe corte.

C’è poi un’altra divergenza che fa riflettere. Quella tra l’economia globale che cresce da 10 anni (così ci dicono) e le sommosse di gente disperata, che non ce la fa più ad arrivare a fine mese, che si diffondono in giro per il mondo ad un ritmo sempre più vorticoso. Non è che forse i vantaggi della crescita e tutta questa moneta che le banche centrali stampano si fermano in poche mani?

Sento un brivido dietro la schiena. Sarà la febbre? No. Il termometro dice che è tutto ok.

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