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IL REGALO DI DRAGHI ALLA SIGNORA CRISTINA
12/09/2019 08:45

Eccoci arrivati al penultimo appuntamento mensile con il Dottor Draghi, che a novembre lascerà la sua poltrona di Presidente della BCE a Madame Christine Lagarde per i prossimi 8 anni.

Come sempre i mercati sono molto ansiosi di abbeverarsi alle parole dell’abile comunicatore monetario e capire le fattezze di quel Super-Bazooka promesso dalla BCE per risolvere i problemi che attanagliano l’Eurozona.

Chi mi legge da qualche tempo sa che non sono mai stato molto tenero con Draghi, a differenza della massa degli osservatori, che lo venerano come il Deus Ex Machina da quando, il 26 luglio 2012, 9 mesi dopo il suo insediamento alla guida della BCE, in un momento di grossa crisi dell’euro, tramortito dal default greco e dallo spread dei PIIGS, e con l’esercito dei fondi hedge che speculava al ribasso sul debito dei paesi più deboli dell’Eurozona e puntava sul disfacimento della moneta unica, davanti ad una platea di investitori e gestori di fondi a Londra, pronunciò la celebre frase “the ECB is ready to do whatever it takes to preserve the euro. (pausa) And believe me, it will be enough!”, che in italiano suona così: “La BCE è pronta a fare tutto il necessario per preservare l’euro… E, credetemi, basterà!”

Fu la certificazione dell’irreversibilità dell’euro e l’impegno solenne a fornire da quel momento ogni sorta di aiuto monetario, senza limiti, ai paesi che avevano adottato la moneta unica e si erano messi sotto la sua ala protettrice.

Quella frase lo inchiodò per tutto il suo mandato al ruolo dello zio buono, che periodicamente viene a farti visita e ti porta sempre un regalo, al punto da diventare il beniamino dei mercati finanziari, che dal 2012 hanno beneficiato di tassi a zero, misure di espansione dei prestiti bancari (i ripetuti LTRO), ed un periodo di 4 anni di Quantitative Easing, durante i quali la BCE ha acquistato titoli di stato e corporate bond sul mercato per un importo complessivo di circa 2.700 miliardi di euro, portandone così l’ammontare nel bilancio BCE a superare i 4.700 mld di euro, ben più di quanto abbia la Federal Reserve.

L’obiettivo ufficiale da raggiungere con queste misure era quello di portare l’inflazione stabilmente intorno al 2% e, come obiettivo secondario non dichiarato ufficialmente, stimolare la crescita economica dell’Eurozona.

Il motivo per cui non sono mai stato tenero con Draghi, attirandomi a volte l’accusa di essere un gufo ed un anti-italiano, è molto semplice. Ho l’abitudine di cercare di verificare se i fatti hanno realizzato le intenzioni.

Ed i fatti sono impietosi. Durante tutto il periodo seguente il “Whatever it takes” fino ad oggi, l’inflazione ha toccato solo per pochissimi mesi all’inizio dello scorso anno il 2%, ma per tutto il restante periodo è stata abbondantemente al di sotto dell’obiettivo ed oggi langue all’1%.

La crescita economica è riuscita a risollevarsi dal doppio tuffo in recessione (nel 2008 e nel 2012), ma ha proceduto a tassi quasi sempre assai inferiori al 2% annuo e ben distanti da quelli che ci ha fatto  vedere l’economia USA. Oggi la crescita annua del PIL dell’area euro è appena +1,2% e, dato che Germania ed Italia stanno entrando in recessione, nei prossimi trimestri scenderà vistosamente. Il valore dell’euro rispetto al dollaro, che potremmo assumere come ulteriore indicatore di efficienza economica, che Draghi ha ereditato a 1,40, ora è mestamente in calo a 1,10, vicino ai minimi assoluti toccati nel 2016 a 1,04. E, per uno che ha fatto una questione d’onore la difesa dell’Euro, neppure questo pare un grande risultato.

L’unico grande risultato ottenuto non è dichiarabile ufficialmente. Si tratta della creazione di quell’enorme bolla speculativa sui titoli obbligazionari che ha fatto raggiungere poche settimane fa  il minimo storico di rendimento ai Bund tedeschi, che hanno presentato un rendimento a scadenza negativo su tutta la curva, dai 3 mesi ai 30 anni di durata, per la prima volta nella storia.

Ma anche l’azionario è stato adeguatamente pompato, proprio per il fatto che i rendimenti sottozero spingono gli investitori a cercare strumenti più rischiosi e a pagarli profumatamente, al di là di ogni  valutazione di buon senso. Perciò con un’economia tedesca sostanzialmente entrata in recessione ci ritroviamo l’indice Dax a soli 8 punti percentuali di distanza dal suo massimo storico.

E’ la manipolazione rialzista dei mercati l’unico vero risultato ottenuto da Draghi. Questo spiega il motivo per cui il mondo finanziario lo adora e i media main stream, che giudicano l’economia da come vanno le borse, pendono dalle sue labbra ogni volta che parla.

Succederà anche oggi, perché il mercato ed i politici europei pretendono nuovi regali monetari, sulla falsariga di quelli che non hanno funzionato finora per l’economia reale, ma hanno ingrassato la speculazione.

Esattamente come se si chiedesse al medico di aumentare la dose della medicina che non ha funzionato.

Se dipendesse solo da Draghi non ho dubbi che le attese sarebbero soddisfatte. Tuttavia ormai Draghi ha la valigia in mano ed i falchi del nord-Europa stanno affilando le armi per togliersi qualche sassolino dalla scarpa, dopo anni di accettazione più o meno silenziosa della sua leadership. Del resto cominciano ad essere un po’ più numerosi quelli che, come il sottoscritto, vedono anche gli effetti collaterali dannosi che questa medicina sta provocando.

Per questo la riunione di oggi conserva un margine di incertezza.

Aspettiamo il pomeriggio e potremo verificare il bazooka che Draghi consegnerà alla signora Cristina come regalo di benvenuto.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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