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LA NORMALIZZAZIONE ITALIANA E' COMPIUTA
11/09/2019 09:10

Anche ieri dai mercati non sono venuti spunti direzionali molto significativi, come spesso accade nei giorni che precedono gli appuntamenti con la BCE di Draghi, questa volta approcciato con una certa circospezione da mercati obbligazionari che in agosto e nei primi giorni di settembre si erano lanciati a scontare largamente e, a mio parere, forse eccessivamente l’arrivo di regali monetari. L’eccesso di ottimismo è stato in parte colmato in questi giorni con prese di beneficio che hanno ricondotto i rendimenti su livelli un po’ meno depressi, sia in Europa che in USA, rispetto ai record stabiliti in precedenza e che denotano un recupero di cautela da parte degli operatori.

Ne approfitto per dedicare queste note al nostro paese, che ieri ha completato la clamorosa quanto rapida svolta istituzionale ed attribuito la pienezza dei suoi poteri al governo Conte 2 mediante la fiducia parlamentare, riservandomi di tornare sull’argomento con un articolo un po’ più ampio che pubblicherò oggi su Borsaprof.it.

Il rapido quanto radicale ribaltamento politico italiano, completato ieri con la fiducia al governo Conte 2 e l’annuncio della nomina di Gentiloni a Commissario Europeo per gli Affari Economici, a prima vista cancella i 16 mesi di governo sovranista e riporta il nostro paese nell’alveo dell’Europeismo più ortodosso. Al punto che già i soliti ottimisti prefigurano ricchi premi per il nostro paese, la licenza al neo ministro dell’Economia Gualtieri di fare tutto il deficit (ed anche di più) che venne negato al povero Tria, tornato mestamente alla sua Università, uno spread in viaggio al di sotto dei 100 punti base, ed un destino d’amore di almeno 3 anni alla nuova compagine giallorossa.

Mi pare un po’ eccessivo.

Partirei da quest’ultima affermazione sulla durata del governo.

Per come si è svolta la trattativa tra due forze politiche che, non va mai dimenticato, solo due mesi fa si insultavano senza ritegno, non mi sento affatto di scommettere sulla durata di questo governo.

Troppe cose sono state lasciate nel vago, a partire dal programma, in cui, mentre figurano alcuni progetti (per la verità enunciati in modo molto generico) su cui c’è convergenza, molti temi spinosi, argomento degli insulti del recente passato, sono stati ignorati del tutto. La realtà si preoccuperà di portarli alla luce e allora si vedrà la caratura delle fedi nuziali che Di Maio e Zingaretti si sono scambiati.

A cominciare dalla legge di stabilità che si dovrà confezionare in ottobre, sulla quale sembra che ci sia molto consenso ad aumentare la spesa ed il silenzio sulle modalità per reperire le risorse. Se non si trovano le risorse significa fare deficit, ma questo è esattamente quel che voleva fare il truce Salvini, tra un decreto sicurezza e l’altro.

Forse si confida che l’Europa conceda all’europeista Conte 2 molto di più di quel che ha negato  al sovranista Conte 1. Del resto, si dice, senza i voti dei 5Stelle italiani in Parlamento Europeo, Ursula Von der Leyen non sarebbe stata nominata. E d’altra parte a Gentiloni è stato dato il ruolo di prestigio che fu di Moscovici, per cui dovrebbe essere facile ottenere flessibilità.

Probabilmente in parte i cordoni della flessibilità verranno allentati, ma pare illusorio attenderci grandi regali. Le regole del patto di stabilità sono ben chiare e la stessa Ursula ha affermato chiaramente che la flessibilità verrà accordata solo nel rispetto delle regole. La differenza tra “regola” e “regalo” ai tedeschi e a gran parte degli altri paesi membri UE è molto chiara. Forse non per gli italiani, che tendono a dare significati simili alle due parole, che nella nostra lingua sono curiosamente un anagramma. Pertanto il bel compitino programmatico di lavorare per cambiare le regole europee si scontrerà con l’approccio alle regole in nord-Europa molto diverso dal nostro, e col fatto che per cambiare le regole del patto di stabilità i tempi tecnici si misurano in anni di procedura, non nei pochi mesi che mancano alla presentazione del bilancio per il 2020.

Inoltre si nota che, nonostante l’Italia abbia proposto come commissario il mesto Gentiloni, che è il politico più malleabile sulla piazza, Ursula ha preso la precauzione di affiancargli con poteri superiori e necessità di concertazione, il falco Dombrovskis, che è pure vice-Presidente della Commissione.

Il povero Gentiloni, che già non morde, si ritrova così una bella museruola preventiva.

Detto questo anche io penso che i margini per una ulteriore riduzione dello spread ancora ci siano, ma che il grosso della strada sia già stato percorso. Mi stupirei molto nel vederlo sotto i 100 punti.

Del resto con un rendimento del BTP decennale intorno all’1%, abbiamo già ricevuto uno sconto di circa 2,6 punti percentuali di interesse rispetto a quel che pagavamo un anno fa. Oggettivamente non possiamo pretendere di vedere il nostro decennale con rendimento negativo.

A meno che non arrivi una deflazione da far gelare il sangue nelle vene. Ma in questo caso piangerebbe assai l’economia reale.

 

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