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LA CRISI BALNEARE
12/08/2019 08:00

La  crisi di governo italiana si è abbattuta sulle ferie degli italiani e fornisce da qualche giorno un significativo argomento di discussione sotto gli ombrelloni, da affiancare al tradizionale calcio-mercato.

Il nostro paese è tornato nell’occhio del ciclone, poiché nell’immaginario di Salvini i tempi sono maturi per dare la spallata elettorale al nostro sistema politico, scaricare gli scomodi 5Stelle, e prendersi tutta la posta della maggioranza assoluta del Parlamento italiano, da solo o tuttalpiù in alleanza sovranista con Fratelli d’Italia e qualche ex-servitore di Berlusconi.

Se il gioco di Salvini dovesse riuscire, dopo un rapido passaggio elettorale a fine ottobre, avremmo un governo che farà del deficit la cifra della politica economica italiana e della lite con l’Unione Europea il suo tratto caratteristico, fino a far salire la pressione politica in Unione Europea e quella finanziaria sul mercato dei titoli di stato a livelli ancora mai sperimentati, che potrebbero poi imporre tra qualche mese il dilemma dell’uscita dall’Euro ed il rischio di sgretolamento della stessa Unione Europea.

Roba da libri di storia.

Si tratta di esiti così rilevanti che non è pensabile che vengano subiti senza aspra opposizione da parte delle forze (?) politiche italiane che si oppongono a questo disegno e degli stessi “poteri forti” europei.

Perciò, come si è cominciato ad intravedere nei giorni scorsi, sono già cominciate le manovre di sbarramento per evitare che vada tutto rapidamente liscio per Salvini ed a rotoli per il nostro sistema economico.

Innanzitutto credo che la crisi sarà meno rapida di quel che invoca sbrigativamente il Capitano, che non ha ancora i poteri di Putin, anche se le sue frequentazioni moscovite glieli fanno sognare. La liturgia costituzionale delle crisi di governo in Italia è lunga e sarà Mattarella ad officiarla. E tutti sappiamo che Mattarella non è tra quegli italiani che sgomitano per fare il selfie con Salvini.

Le prossime settimane potrebbero addirittura presentarci esiti al momento ufficialmente negati da tutti (o quasi). Come ad esempio quello di un nuovo governo tecnico, con Conte o qualche altra figura istituzionale come presidente e certamente senza Salvini ministro dell’Interno, per evitare che il principale giocatore sia anche l’arbitro della partita elettorale. Potrebbe essere appoggiato da 5Stelle e PD (che in Parlamento è comandato da Renzi e non da Zingaretti), con lo scopo di fare quella manovra sanguinosa da 27 miliardi di euro che ci toccherà digerire per coprire il buco lasciato lo scorso anno dal governo pentastellato ed evitare l’aumento automatico dell’IVA dal 1° gennaio, concordato da Conte e Tria con la UE per evitare la procedura di infrazione.

Dopo la manovra il nuovo governo dovrebbe portarci al voto. Ma nel frattempo potrebbe anche approvare il taglio costituzionale dei parlamentari che vogliono i 5Stelle, e che è già calendarizzato in Parlamento per l’inizio di settembre. In questo caso la necessità di attendere 3 mesi per l’eventuale richiesta di referendum costituzionale e la successiva necessità di rifare i collegi elettorali  garantirebbero altri 7-8 mesi ulteriori di distanza dalle urne. In questo modo i sogni di Salvini verrebbero messi in lunga quarantena, con la speranza che gli italiani capiscano il rischio che correrebbero se gli consegnassero le chiavi del Parlamento. Come spesso è già accaduto, tanta acqua passerà sotto i ponti, e gli italiani, che ultimamente cambiano umore con enorme facilità, potrebbero spingere il pendolo del consenso dalla parte opposta a quella che in questo momento sembra calamitarlo.

Non so se questa strategia della decantazione alla fine raggiungerà i risultati sperati. Penso che ci sia un forte rischio che portare avanti la legislatura anche a costo di alleanze innaturali (PD-5Stelle) e di spaccature interne al PD (è di nuovo derby tra Renzi e Zingaretti sulla strategia), prendendosi la responsabilità di trovare 27 miliardi dalle tasche degli italiani, possa alla fine portare ulteriori consensi al sovranista del Papeete Beach.

Ma probabilmente nel breve potrebbe illudere i mercati che la situazione sia ancora sotto controllo e rappresenti un calcio al barattolo della resa dei conti.

Venerdì scorso, a caldo, i mercati hanno punito l’apertura imprevista della crisi di governo, alzando lo spread di 30 punti base a 238, contro i 208 di giovedì (che equivale ad un movimento al rialzo del 15%) e vendendo i titoli del Ftse-Mib (-2,48%, peggiore borsa al mondo).

La settimana è stata negativa anche per tutto l’azionario mondiale, sebbene lo sviluppo settimanale sia stato caratterizzato per gli indici USA da un tonfo lunedì scorso, seguito da 3 sedute di recupero e dalla incerta seduta di venerdì, che non ha avuto la forza di completare l’annullamento del forte impulso ribassista partito l’ultimo giorno di luglio.

La situazione vede perciò ancora i ribassisti con il pallino in mano e fino a quando l’indice USA SP500 non riuscirà a tornare stabilmente sopra 2.950, non potremo dichiarare finita la correzione, anche se l’impulso di inizio agosto ha già raggiunto la media mobile a 200 periodi sotto quota 2.800.

Anzi. Una ripresa della negatività globale, favorita dall’intenzione di Trump di insistere con la guerra dei dazi, dall’avvicinarsi della Brexit e, nel nostro piccolo, dalla crisi politica italiana,  potrebbe riproporre un nuovo test della media mobile a 200 periodi e magari anche il minimo di maggio di 2.730 punti.

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