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PERPLESSITA' IN USA, TERRORE IN EUROPA
31/07/2019 08:45

Con l’avvicinarsi dell’appuntamento FED, previsto per questa sera, alle ore 20 per il Comunicato Ufficiale ed alle 20,30 per la Conferenza Stampa di Powell, ieri i mercati USA hanno mostrato quel tanto di nervosismo che serve a mettere pressione alla FED e convincerla a concedere l’agognato taglio dei tassi che i mercati pretendono. Ma anche questa volta si è verificato quel detto che spesso mi è capitato di ricordare: quando Wall Street starnutisce in Europa arriva la polmonite.

E’ quello strano riflesso condizionato che porta quasi sempre le borse del vecchio continente ad anticipare ed ingigantire le correzioni di Wall Street, come se quel che capita in USA influisse più sui listini europei che su quelli americani.

Certo, ci sono parecchi motivi per giustificare una debolezza relativa dell’Europa rispetto alle borse USA. Basti pensare al ritmo di crescita dell’economia, che in Europa sta rallentando da parecchi trimestri, mentre in USA si discute ancora se il loro rallentamento sia in procinto di arrivare e quanto sarà significativo. Inoltre sui profitti aziendali europei, che le trimestrali hanno cominciato a presentare, non si vede affatto quella propensione diffusa battere le attese degli analisti che invece in USA anche in questa tornata si va affermando, specialmente nel comparto tecnologico. Le trimestrali europee sono spesso deludenti e, dato che le quotazioni esprimono le attese del mercato sugli utili futuri, sarebbe strano vedere euforia quando le trimestrali deludono.

Inoltre, se vogliamo, possiamo anche rilevare la minore efficacia delle politiche monetarie attuate finora dalla BCE rispetto a quelle messe in campo dalla FED e la maggior prontezza di riflessi americana rispetto alle lentezze di Draghi, molto più dedito agli annunci ed alle parole che a prendere provvedimenti concreti.

Però, nel giorno in cui gli indici USA si innervosiscono un pochino ed in apertura di seduta arrivano, con SP500, a cedere circa -0,7% e a testare dall’alto il livello dei 3.000 punti, per poi rimbalzare e stabilizzarsi su un calo assai più modesto (-0,26% per SP500 e -0,46% per Nasdaq100), vedere Eurostoxx50 franare a -1,72%, il Dax tedesco a -2,18% ed il nostro Ftse-Mib a -1,99%, lascia piuttosto perplessi.

Anche perché il ragionamento che i commentatori oggi ci presentano, per motivare il nervosismo di Wall Street e la debacle europea non mi convince affatto.

Ci dicono che le vendite sono scattate soprattutto per le grossolane “sparate” di Trump. Il rissoso ed imprevedibile mattatore, dapprima davanti ai giornalisti alla Casa Bianca ha messo nuovamente i piedi nel piatto della FED e, dopo aver ripetuto per l’ennesima volta la sua delusione per Powell, gli ha comunicato il menù che pretende gli venga sfornato questa sera alle 20: un “grande” taglio dei tassi e l’interruzione del tightening (riduzione dell’ammontare di Bond presenti nel bilancio FED).

Poi ha cambiato bersaglio e mezzo di comunicazione, passando a Twitter. Nel giorno in cui a Shanghai sono riprese, dopo parecchi mesi, le trattative per trovare un accordo che ponga fine alla guerra commerciale, l’elegante Presidente americano ha pensato bene di offendere i cinesi, prendendoli in giro (la Cina va male, mentre gli USA sono più forti che mai), bollandoli come inaffidabili (non hanno ancora comprato i prodotti agricoli americani come promesso), minacciandoli (se vogliono aspettare le elezioni USA per accordarsi si ritroveranno di nuovo lui dall’altra parte del tavolo e le offerte saranno peggiori di quelle attuali).

Molti commenti attribuiscono proprio a questo rigurgito di ostilità di Trump la disillusione dei mercati. Ma questo lo capirei per motivare cali in USA e Cina. Perché le borse direttamente interessate scendono assai meno di quelle europee? In fondo le imprese europee dal protrarsi delle ostilità tra Cina e USA avrebbero anche qualcosa da guadagnare, potendo sperare nella sostituzione dei prodotti cinesi e americani colpiti dai dazi con quelli europei.

Personalmente diffido anche delle reali intenzioni Trump.

Dato che l’argomento che più è stato utilizzato dalla FED per motivare il ritorno al lassismo monetario è proprio l’incertezza sulla guerra commerciale, rinfocolare lo scetticismo durante la riunione FED serve a Trump per aumentare le probabilità che le sue pretese sui tassi di interesse vengano soddisfatte. Insomma, Trump parla alla nuora cinese perché la suocera Powell intenda.

Dobbiamo cercare qualcosaltro per motivare il panico europeo. Forse sull’Europa è improvvisamente piovuta la presa di coscienza che il nuovo premier inglese Boris Johson ha deciso di impugnare lo “stile Trump” e lanciare l’offensiva kamikaze contro la UE, alzando enormemente la posta per un accordo che eviti la Brexit no deal. Per far questo ha accelerato i preparativi per l’uscita senza accordo e ha dichiarato che non pagherà la somma promessa dalla May come risarcimento alla UE. Inoltre non vuole incontrare i negoziatori UE se prima non verrà rimossa dalla UE la clausola di backstop con l’Irlanda, che è l’unico argomento su cui la UE è irremovibile.

Il rischio di un muro contro muro e che la Brexit dura e pura non possa essere evitata si fa molto più concreto e la scadenza del 31 ottobre non è poi così lontana, mentre sono lontanissime le parti in causa.

Finora i mercati non hanno mai seriamente creduto che l’eventualità più nefasta potesse realizzarsi. Ora cominciano a prenderla in considerazione.

Sta di fatto che, mentre Wall Street, pur con una certa cautela, continua a flirtare con i massimi assoluti, Eurostoxx50, Ftse-Mib e Dax ieri hanno rotto i minimi di metà luglio e consegnato tutti un segnale robusto di inversione ribassista. Una sorta di doppio massimo un po’ sporco per Eurostoxx50 e Ftse-Mib, un testa e spalle per il Dax. Per i primi due il primo obiettivo sono i minimi di fine giugno, che distano circa 3 punti percentuali. Per il Dax il calo potrebbe essere più serio ed arrivare sui valori di fine maggio.

Solo una ripresa del rialzo americano potrebbe impedire l’affondo europeo. Ma questo dipende molto da Powell.

Sembra incredibile, ma l’Europa azionaria è nelle mani di Powell. Draghi ormai sta facendo le valigie.

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