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LE 50 SFUMATURE DI POWELL
30/07/2019 08:45

La settimana della FED si apre con i mercati impegnati a sfogliare la margherita per indovinare il messaggio che Powell e compagni consegneranno al termine della riunione FOMC domani sera.

Wall Street ha vissuto una di quelle sedute che certo non rimarranno a lungo nella mente degli osservatori, terminando con gli indici più rappresentativi in modesto calo una giornata che ha visto una rapida, sebbene non marcata, correzione iniziale seguita da un lento recupero non in grado di colmare la negatività. Solo il Dow Jones è  riuscito a colorare di un pallido verde la variazione giornaliera. Nessun indice ha comunque ritoccato i massimi storici raggiunti venerdì scorso.

Risultato simile, ma andamento simmetrico per i mercati azionari europei, che, dopo una partenza in calo, sono andati in territorio positivo fino all’apertura di Wall Street, per poi arretrare sulla scia delle incertezze iniziali degli indici USA.

Quel che mi sembra di cogliere è che, dopo lo sfogo di volatilità attuato in seguito alla riunione BCE ed al messaggio di Draghi privo di novità, gli indici europei si siano rimessi al traino di Wall Street, tornando a cercar là le motivazioni dei loro movimenti.

Gli indici USA d’altra parte, stanno arrivando sui massimi storici all’appuntamento con la FED.

Ciò significa che hanno già scontato un taglio dei tassi e che sarà il messaggio sul percorso futuro della politica monetaria a decretare il “dopo Powell”. Proviamo anche qui, come sta succedendo sui siti e sui media specializzati, a fare qualche ipotesi. Tra queste non cito nemmeno quella di un nulla di fatto, poiché ha quasi zero probabilità di verificarsi, dopo tutta la preparazione che la FED ha dedicato all’evento. In compenso, se dovesse verificarsi, rivelerebbe una FED in completa confusione comunicativa e sarebbe una sorta di cigno nero, in grado di provocare un terremoto ribassista sui mercati.

Caso 1: la FED taglia di mezzo punto, cioè in modo aggressivo, e si pone in attesa di vedere gli effetti della sua mossa. Questa è un’ipotesi non molto probabile. Attribuirei non più del 20% di possibilità alla sua realizzazione. Se dovesse verificarsi, è possibile che i mercati effettuino una fiammata rialzista, il classico brindisi speculativo, destinata ad esaurirsi molto presto ed a cedere il passo ad un decisa correzione, dovuta alla considerazione che la mossa della FED non sarebbe seguita da altri tagli per un periodo abbastanza lungo, in attesa di verificare se la mossa basterà a rimettere in carreggiata la crescita USA e prolungare il lungo ciclo congiunturale espansivo in atto.

Caso 2: taglio di un quarto di punto. E’ l’ipotesi più probabile, a cui attribuirei il 75% delle possibilità. In questo caso la reazione del mercato, che ha già scontato il taglio, dipenderà dal messaggio con cui il provvedimento verrà illustrato e dalla dovizia di informazioni che Powell vorrà comunicare sul percorso futuro della politica monetaria USA. Pertanto dobbiamo inserire altre variabili.

Caso 2.1: Powell sarà molto parco di dettagli sul futuro e consegnerà, come Draghi, il messaggio che il futuro dipenderà dai dati, che la FED è pronta ad agire se necessario, che il taglio è preventivo, ma potrebbe anche bastare, ecc… In questo caso sui mercati, a mio parere, l’euforia potrebbe lasciare spazio alla correzione fin da subito, come è avvenuto in Europa.

Del resto non va dimenticato che SP500 arriva all’appuntamento molto tirato. I grafici ci mostrano parecchi segni che ci rappresentano l’indice come pronto a stornare. Cito quelli a mio parere  principali. SP500 dista oggi dalla media mobile a 200 sedute il +8,4%. Le 5 correzioni più significative degli ultimi 4 anni sono partite quasi tutte da distanze inferiori. Solo quella di gennaio-marzo 2018 partì da una distanza superiore 14 punti percentuali). E’ un chiaro segno di eccesso euforico. Il secondo campanello d’allarme è la nutrita serie di divergenze che hanno accompagnato gli ultimi record storici: divergenza ribassista sugli indicatori RSI e MACD; divergenza tra SP500, che è ai massimi, e indice Russell 2000 delle small cap che è ancora lontano dai massimi. Gli indicatori di partecipazione al rialzo rivelano, nel mese di luglio, che i titoli che salgono sono sempre di meno, nonostante i record fatti dagli indici. Il Vix, l’indice della paura, che misura la volatilità attesa dai venditori di opzioni sull’indice SP500 è tornato a 12, e misura nuovamente una situazione di assoluta confidenza rialzista da parte degli operatori. Ricordo che sono più o meno i valori che hanno anticipato le correzioni di maggio 2019 e ottobre 2018.

Caso 2.2: Powell sarà molto accondiscendente anche sul futuro, comunicando che il taglio è parte di un percorso che verrà portato avanti nelle successive riunioni FED e proseguirà con un numero considerevole di altre mosse al ribasso dei tassi di interesse (il mercato ne vorrebbe almeno altre 3).

Questo è lo scenario Goldilocks, quello che farebbe tornare Powell nelle grazie di Trump. In questo caso potremmo assistere ad un ulteriore allungo del mercato, che potrebbe andare in pochi giorni a colpire il primo obiettivo della proiezione rialzista che gli ottimisti hanno individuato: l’area 3.100 di SP500. Da lì poi partirebbe la correzione.

E’ evidente che tra lo scenario 2.1 e quello battezzato 2.2 si sono ben più di 50 sfumature (dal rosa fino al grigio) in grado di solleticare l’erotismo finanziario degli operatori durante il mese di agosto.

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