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L'ECONOMIA PEGGIORA... E LE BORSE FESTEGGIANO
25/07/2019 08:45

Stiamo vivendo un periodo, che ormai dura da qualche anno e chissà per quanto tempo ancora ci accompagnerà, in cui chi ci capisce  qualcosa di economia non ne azzecca una in borsa.

E’ lo spettacolo del “Mondo Rovesciato” quello che ci proiettano ogni giorno i mercati con i loro comportamenti in reazione alle notizie che appaiono quotidianamente.

Prendiamo la seduta di ieri. Al mattino arrivano i dati PMI flash sull’economia europea. Riportano l’elaborazione in forma di indice numerico sintetico delle risposte ad un questionario mensile somministrato ai manager che si occupano degli acquisti di un cospicuo campione di grandi  imprese. Esprime pertanto la loro visione sintetica sul futuro prossimo della congiuntura economica. Gli indici di base sono due: quello relativo al settore manifatturiero e quello che riguarda le aziende del settore servizi. In alcuni paesi viene anche calcolato un indice “composito”, che è una media ponderata dei due precedenti. Questi indici sono normalizzati intorno a 50, in modo da esprimere una situazione di neutralità a quel livello. Rilevazioni superiori a 50 indicano attese di espansione economica, mentre valori inferiori evidenziano aspettative di contrazione dell’economia.

I due indici PMI europei raggiunsero il massimo dell’ottimismo a gennaio dello scorso anno, toccando i 60 punti quello manifatturiero e i 58 quello dei servizi. Da lì si imposero attese di rallentamento del ritmo di crescita, che portarono il valore a ridimensionarsi fino a gennaio  di quest’anno. Il PMI manifatturiero, più volatile e nervoso, scese fino a valori compresi tra 47,5 e 48, stabilizzandosi in territorio che prevede recessione, a partire da marzo scorso. Quello dei servizi, che è meno oscillante, scese nel gennaio scorso a 50,8, ad un soffio dalle attese di recessione, ma poi riuscì a rimbalzare un poco nei mesi successivi, tornando sopra 53. Le attese per la misurazione di ieri erano per una stabilità del settore servizi a 53,3 e di rimbalzo per il PMI manifatturiero, da 47,6 a 47,8.

Ebbene, mentre i servizi hanno mantenuto le aspettative, uscendo effettivamente con una conferma di 53,3, il PMI manifatturiero ha subito un vero e proprio tracollo a 46,4, valore che non si vedeva dal 2012. Se poi guardiamo al dato presentato per la Germania, la locomotiva industriale europea, constatiamo che, a fronte della tenuta del settore servizi a 55,4, il PMI manifatturiero, anziché rimbalzare dal livello di 45 della rilevazione precedente,  è crollato di ben 2 punti, a 43,1, su valori che ci rimandano all’estate 2012.

Nel pomeriggio sono arrivati i PMI americani. In USA la situazione è un po’ meno drammatica, ma certamente non rosea, almeno riguardo al settore manifatturiero. Se l’indice PMI servizi è uscito a 52,2, in rimbalzo e migliore delle attese, quello manifatturiero, anziché rimbalzare per incontrare le attese degli esperti, ha accusato un tonfo e raggiunto il livello 50, sotto cui si apre il baratro delle attese di recessione.

Il segnale è chiaro: i manager dell’industria vedono abbastanza nero per il futuro.

A conferma del momento no dell’economia globale, sono arrivate anche un po’ di trimestrali deludenti da parte di alcuni big della “old economy” (Deutsche Bank e Daimler in Europa, Boeing Caterpillar e Ford in USA).

Di fronte a simili notizie che cosa si sarebbe aspettato chi crede che i mercati misurino l’andamento dell’economia reale? Se non un crollo, almeno una consistente correzione da parte di indici che, in questo 2019, hanno performance comprese tra il +15% ed il +25%.

Invece, niente di tutto questo. I mercati, dopo un po’ di tiepida incertezza mattutina, hanno continuato il rimbalzo del giorno precedente e Wall Street ha mostrato la sua forma smagliante andando a segnare con SP500 l’ennesimo massimo storico a 3.019. Stessa cosa ha fatto il Nasdaq100, arrivando a 8.010 e riuscendo così a scavalcare anch’esso il suo ostacolo psicologico degli 8.000 punti. Mancano all’appello del record il Dow Jones, perché comprende molta old economy che lo zavorra e l’indice delle small cap Russell 2000, che da diversi mesi sottoperforma gli altri indici.

Perché se l’economia rallenta le borse festeggiano?

La risposta che ci indica la fiction “Mondo Rovesciato” è molto semplice e cerco di riportarla in modo brutale.

Ai mercati dell’economia reale importa oggi assai poco. Hanno vissuto l’esperienza dell’era dei tassi a zero e del Quantitative Easing a manetta, che le banche centrali hanno attuato ufficialmente per favorire la crescita economica e rianimare l’inflazione.

Constatiamo da tempo che questi obiettivi sono stati clamorosamente mancati in Europa, mentre negli USA hanno dato qualche risultato, ma non paragonabile alla potenza di fuoco monetario che è stata impiegata.

Il vero, eclatante e piacevole risultato per i mercati è stato il gonfiamento dell’inflazione finanziaria, cioè la crescita smisurata delle quotazioni che la fornitura di denaro gratis ha consentito di lucrare alla speculazione rialzista. Per anni abbiamo visto l’anomala crescita dei prezzi di tutti gli asset finanziari, a prescindere dal loro valore e dal rischio che il loro acquisto comporta per l’investitore.

Una vera e propria gigantesca bolla speculativa su tutto quel che si scambia, consentita e favorita dal denaro stampato dalle banche centrali. Negli ultimi anni la FED sembrava aver iniziato un processo di normalizzazione dei tassi di interesse per favorire una morbida discesa dei mercati dalle nuvole. Ma, come abbiamo constatato nell’ultimo trimestre dello scorso anno, l’atterraggio morbido non è possibile. L’indebitamento globale ha prodotto un numero di zombi (quelle società cosi cariche di debito che il loro margine operativo non è in grado di pagarne gli interessi, se questi non sono prossimi al tasso 0%), che impedisce di fatto la normalizzazione dei tassi. Con tassi normali arriverebbero fallimenti a catena.

Ecco allora che anche la FED ha dovuto smontare la normalizzazione e cedere al ricatto dei mercati (“senza tassi bassi noi crolliamo”) ed alla convenienza politica di Trump (“devi tagliare i tassi per far scendere il dollaro”). Ora mancano solo 4 sedute al momento in cui la FED si piegherà ufficialmente al diktat della speculazione finanziaria e politica ed abbasserà i tassi. Oggi Draghi comunicherà le misure che anche la BCE adotterà contro il rallentamento dell’economia e dell’inflazione europea. Tutti hanno visto che le medicine finora somministrate non sono servite a nulla. Ma la Bce non ne conosce altre ed aumenterà le dosi.

Il risultato sarà ancora una volta nullo per l’economia reale, ma i mercati confidano che questo serva a gonfiare ancora un po’ la bolla speculativa in cui prosperano.

Molti pensano che si possa andare avanti così in eterno e si candidano ad essere le vittime sacrificali del crollo, quando arriverà a far piazza pulita delle illusioni.

Parecchi sanno che prima o poi la festa finirà amaramente, ma ciascuno è convinto che le perdite toccheranno agli altri, perché lui non è mica scemo.

Personalmente questo film l’ho già visto nel 1999-2000 e nel 2016-17. In entrambi i casi arrivarono i crolli.

Questa volta sarà diverso? Chissà? Anche allora si diceva così.

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