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SOSPESI TRA LA CORREZIONE E LA RIPARTENZA
23/07/2019 08:26

La settimana iniziata ieri deve decidere se i mercati hanno ancora la benzina sufficiente per un altro impulso rialzista, oppure se il peso del lungo rally, partito ad inizio giugno dopo la pausa di maggio, necessita di estendere quell’accenno di correzione consegnatoci nella terza di luglio.

La fotografia della seduta di ieri è sintetizzabile con il detto “vorrei ma non posso”. Gli indici principali hanno mostrato tutti una certa tenuta, riuscendo a non proseguire il calo di venerdì e aumentando la valenza dei supporti, che al momento reggono. Un esempio per tutti è il comportamento dell’indice SP500, che è anche il faro delle borse globali: apertura di seduta in lieve rialzo rispetto ai minimi di venerdì e della settimana precedente, immediato storno fino a testare nuovamente i 2.977 punti, buona prova di tenuta e rimbalzo per cercare di cancellare la brutta candela nera di venerdì. Ma il rimbalzo non ha avuto la forza di recuperare più di metà della scivolata di venerdì e si è arenato sulle prime resistenze intraday (la media mobile oraria a 50 periodi), venendo respinto. La chiusura di seduta, seppur positiva, non è stata entusiasmante (+0,28%) ed ha dimostrato che, se per ora i nervi degli investitori non cedono, neppure si è rivista quella convinzione che ci ha accompagnato per larga parte dei primi sei mesi di quest’anno.

Classifichiamo perciò la seduta di ieri come di attesa. Un’occhiata al calendario ci consente infatti di notare che parecchia carne al fuoco delle riflessioni degli investitori sta per essere consegnata a partire da oggi. Sul fronte delle trimestrali, dopo quelle della scorsa settimana, che ci hanno manifestato soprattutto la situazione del settore bancario, con le sue luci (utili meglio del previsto) ed ombre (difficoltà a farli con l’attività tradizionale), da oggi e nei prossimi giorni arriveranno i grossi calibri dell’industria e della tecnologia, di cui abbiamo visto finora solo l’exploit di Microsoft. Sarà interessante verificare l’impatto sui conti della guerra commerciale e del bando su Huawei.  

Domani la lettura flash degli indici PMI ci dirà, per l’Europa e per gli USA, la visione del futuro che hanno i direttori degli uffici acquisti delle grandi imprese. Questo indicatore sintetico, calcolato separatamente per il settore manifatturiero e per quello terziario, che ha il suo punto di neutralità a 50 (valori superiori indicano attese di espansione dell’economia, inferiori indicano prospettive di rallentamento),  è considerato molto efficace nell’anticipare l’andamento dell’economia reale, poiché i direttori degli uffici acquisti hanno più di ogni altro il polso della situazione che vivono le loro imprese, dato che gestiscono gli approvvigionamenti necessari per i mesi futuri. Degno di attenzione è soprattutto il PMI manifatturiero, che in Europa è in calo da un anno e mezzo, dopo i massimi di fiducia raggiunti a gennaio dello scorso anno oltre quota 60, e da 6 mesi è passato decisamente al di sotto di 50, segnalando la profondità del rallentamento in atto, che vede soprattutto la locomotiva tedesca in affanno. Ma anche quello americano sta scendendo da un anno e recentemente si è avvicinato al livello di 50, pur senza scenderne al di sotto.

Gli eventi clou sono però in arrivo giovedì, quando è in programma uno degli ultimi show di Draghi, che in conferenza stampa, dopo la riunione del Direttivo BCE, dovrebbe fornire qualche anticipazione sulle misure di ulteriore accomodamento monetario che arriveranno a settembre, e venerdì, con la prima stima (chiamata “Advanced”) del PIL USA del secondo trimestre. Avremo la prima e provvisoria fotografia del rallentamento in atto nell’economia USA. Gli esperti prevedono un ritmo di crescita annualizzato intorno al +1,8%, contro il +3,1% arrivato nel primo trimestre 2019. Per chi è abituato bene, come gli americani, crescere ad un ritmo che l’Italia non vede da oltre un decennio, è considerato non molto soddisfacente. Questione, anche qui, di punti di vista. Chiedere a Tria se l’Italia crescesse del 1,8% l’anno….

Questo dato preparerà la strada alla riunione della FED che il 31 varerà il tanto annunciato taglio dei tassi. Lo scostamento che la misurazione del PIL avrà rispetto alle attese fornirà ai mercati la possibilità di affinare la previsione su quanto sarà l’ammontare del taglio, che ora vede gli esperti per il 50% convinti che sarà di mezzo punto. Attenzione però all’effetto “mondo rovesciato”. Se il PIL fosse meglio del previsto non è affatto detto che il mercato lo prenderebbe bene, poiché ridurrebbe le probabilità di un maxi-taglio dei tassi.

Come si può facilmente constatare, l’incertezza degli operatori pare ben giustificata. Ma dovrebbe risolversi nei prossimi giorni.

Non resta che attendere.

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