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LA REALTA' NON SODDISFA LE ASPETTATIVE
08/07/2019 08:45

La prima settimana di Luglio ha tratto beneficio dall’apparente allentamento delle tensioni commerciali tra USA e Cina, dopo il vertice di Osaka, e dalle nomine europee, valutate benevolmente, soprattutto quella di Christine Lagarde a sostituire Draghi alla BCE.

Gli indici principali dell’occidente hanno così potuto segnare nuovi massimi annuali (in Europa) e addirittura storici in USA. I tre indici principali azionari si trovano ora ad un soffio da livelli psicologici da libri di storia: 3.000 punti per SP500, 27.000 punti per Dow Jones e 8.000 punti per Nasdaq100.

L’impresa, soprattutto per SP500 e Dow Jones sembrava a portata di mano già venerdì, ma i mercati sono stati un po’ disturbati dalla realtà che non vuole soddisfare nelle loro aspettative, che pretendono una FED ultra accomodante in difesa preventiva di un’economia USA che, seppur in evidente rallentamento, non sta dando quei segni di cedimento in grado di far perdere il sonno ai manovratori della politica monetaria USA.

Venerdì è arrivato un ottimo rapporto sul mercato del lavoro USA in giugno, con una creazione di buste paga non agricole superiore alle attese e su ritmi non propriamente da economia che ha fretta di andare in recessione.

I mercati azionari, ma anche quelli obbligazionari, sono stati costretti a chiedersi se sia possibile avere la botte piena, cioè un’economia ancora solida, nonostante dazi e primi scricchiolii di un ciclo espansivo che dura da quasi 10 anni, e la moglie ubriaca, cioè la FED che abbassi i tassi presto ed in modo aggressivo.

Ecco allora che i rendimenti sui Treasury, che davano quasi il 50% di probabilità ad un taglio dei tassi da mezzo punto nella riunione del 31 luglio, hanno dovuto drasticamente ridimensionare le aspettative, che ora danno per quasi certo solo il taglio da 0,25% e molto meno probabile la discesa di due scalini. Il decennale USA, dopo aver passato quasi tutta la settimana sotto il 2%, venerdì ha dovuto tornare al di sopra, raggiungendo un massimo di giornata al 2,05%. Anche il Bund tedesco ha ridotto un pochino la negatività del suo rendimento e il nostro BTP è tornato a rendere un po’ più del 1,70%, dopo che mercoledì era sceso anche sotto 1,60%, su livelli che non si vedevano dall’ottobre 2016.

Anche l’azionario USA ha accusato prese di beneficio, ripetendo il copione ormai solito, che prevede la realizzazione dei massimi storici  seguita  da un periodo più o meno lungo di correzione quasi immediata.

Oggi verificheremo se la negatività accusata venerdì dalle borse europee e da quelle americane è già il preludio della correzione oppure se questa volta gli indici USA saranno in grado di mantenere la rotta rialzista almeno fino al raggiungimento dei livelli psicologici indicati sopra.

A favore della tesi sulla continuazione del rialzo vi è la capacità che gli indici USA hanno avuto venerdì di recuperare quasi tutto il passivo, che nelle prime battute della seduta rasentava il -1% sull’indice SP500.

A sfavore invece abbiamo il brutto storno che accusano stamattina gli indici asiatici, con il Nikkei giapponese a -1% ma soprattutto quelli cinesi che perdono oltre il -2%.

Attendiamoci pertanto un’apertura europea difficoltosa ed una settimana forse più nervosa della precedente. Anche perché questa settimana precede la campagna delle trimestrali, che questa volta potrebbe farci vedere risultati meno entusiasmanti delle precedenti. Gli analisti si attendono utili in diminuzione e il numero di imprese che ha mandato avvisi utili inferiori alle attese è il più cospicuo degli ultimi anni.

Un po’ di cautela pertanto appare necessaria.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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