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VOGLIAMO VEDERE LE CARTE
27/06/2019 08:45

I mercati hanno vissuto anche ieri senza troppe emozioni la snervante attesa del fatidico incontro tra Trump e Xi Jinping, che avverrà venerdì prossimo a margine del G20 di Osaka. Su questo faccia a faccia i mercati ripongono molte speranze di immediata ripresa dei colloqui di pace che rimuovano i dazi e le ostilità commerciali che bloccano il commercio globale. Una rapida soluzione della guerra commerciale viene considerata come l’unico antidoto in grado di fermare il rallentamento dell’economia globale, che potrebbe portare la recessione entro pochi trimestri anche negli USA.

Avvicinandosi all’evento si accentuano gli interventi e le dichiarazioni dei cosiddetti “esperti”, che tracciano scenari e fanno ipotesi. Personalmente ritengo che gli unici “esperti” in grado (forse) di capire quel che frulla nella testa di Trump siano i migliori psicoterapeuti del globo. Ma, dato che il soggetto si sente il padreterno, è difficile che accetti di farsi psicoanalizzare da chicchessia. Anzi, pare che la sua attività preferita, ora più che in passato, sia proprio quella di confondere le acque dei mercati e manipolare gli umori di Wall Street.

L’ho già scritto in passato, ma ora lo ripeto: mi piacerebbe essere una mosca per volare all’interno della trading-room della Trump Tower, il quartier generale dell’impero finanziario di famiglia, per vedere che cosa fanno i “ragazzi di Donald” poco prima delle sue dichiarazioni e dei suoi tweet.

Anche ieri abbiamo avuto molteplici esempi di manipolazione degli umori di mercato tramite dichiarazioni contraddittorie da parte del Presidente e di membri della sua amministrazione.

Dapprima un anonimo funzionario dell’Amministrazione Trump ha dichiarato che le trattative con la Cina potrebbero durare “anni”. Doccia fredda al sentiment del mercato. Poi, prima di mezzogiorno è arrivata una dichiarazione del Segretario di Stato Mnuchin a risollevare decisamente l’umore e far passare le borse europee in positivo. L’accordo sarebbe già raggiunto sul 90% del contendere, e per la parte restante ci sarebbe il modo di colmare le distanze. Ma nel pomeriggio sono arrivate abbondanti dichiarazioni bellicose di Trump in un’intervista a Fox News. Se l’è presa un po’ con tutti, dai cinesi, al Vietnam, oltre che con Powell, sul quale ha ribadito di avere il diritto di licenziarlo e che ci vorrebbe Draghi alla guida della FED.

Ecco così risolto l’enigma di che cosa farà Draghi quando tra qualche mese dovrà lasciare l’Eurotower di Francoforte.

La rissosità di Trump ha riportato sulla terra i mercati. Quelli europei hanno chiuso in pari, anche se il nostro Ftse-Mib, come consueto da qualche giorno a questa parte, è stato il peggiore ed ha accusato il terzo ribasso consecutivo (-0,34%).

L’umore si è via via deteriorato anche a Wall Street, dove SP500 si è mangiato tutto il rimbalzo iniziale ed ha chiuso in calo (-0,12% a quota 2.912) e sui minimi la sua quarta seduta consecutiva. Il tecnologico Nasdaq100 ha mantenuto per tutta la seduta il segno positivo, ma il suo recupero, alla fine, è risultato irrisorio (+0,47% a 7.627 punti) rispetto al calo (-1,70%) della seduta di martedì.

A questo punto non possiamo chiudere gli occhi per non vedere l’avvicinarsi del gap che gli indici USA hanno aperto nella seduta del 18 giugno, la cui chiusura potrebbe essere il primo obiettivo ribassista della correzione (per ora ancora “mini”) in atto.

Per SP500 parliamo di quota 2.897 e per Nasdaq100 di 7.547. Oltre quei livelli un secondo obiettivo ribassista sarebbe rappresentato dal supporto creato sul minimo della pausa di metà giugno, che per SP500 è posizionato a quota 2.875, mentre per Nasdaq100 è a 7.455.

Ovviamente tutto dipende dalle carte che Trump e Xi hanno in mano nella difficile partita a poker che si svolgerà domani in Giappone. Dopo tanti bluff sembra che i mercati ora vogliano vederle.

Le notizie, per il fuso orario, potrebbero arrivare già nella mattinata europea di domani, e condizioneranno sicuramente il mese di luglio.

Ma ad Osaka si svolgerà anche un’altra partita, meno importante per la sorte dei mercati globali, ma decisiva per il nostro spread, che al momento staziona in attesa sotto i 250 punti base. Quella tra chi formalmente è ancora il premier del nostro paese, l’avvocato Giuseppe Conte, e la Commissione UE. Questa partita ha come posta in palio l’esito della procedura di infrazione per debito eccessivo a carico del nostro paese. Conte e Tria cercano di cavarsela con qualche miliardino di revisione delle stime per il 2019 delle entrate fiscali (alzate) e delle spese correnti (abbassate) per evitare la manovra di assestamento dei saldi, che, secondo la Commissione, dovrebbe mettere una toppa al buco di circa 7 miliardi. Pare che alla Commissione le giravolte contabili non bastino, ma la trattativa politica potrebbe anche arrivare ad un compromesso per rinviare la procedura all’autunno, in attesa della presentazione della legge di bilancio 2020, sulla quale gli equilibrismi contabili non basteranno più.

Infatti tra le somme necessarie per evitare l’aumento automatico dell’IVA (23 miliardi), il rifinanziamento delle spese inderogabili (4-5 miliardi) e le nuove spese necessarie per finanziare le bandierine elettorali di 5Stelle (il salario minimo) e della Lega (la Flat Tax all’italiana), si dovranno trovare circa 45 miliardi di nuove risorse, cioè circa il doppio della manovra dello scorso anno che ci regalò il reddito di cittadinanza e quota 100, oltre a una bella sventagliata di condoni. Detto per inciso, è curioso che questi provvedimenti, da cui doveva dipendere il futuro degli italiani, stiano producendo un’adesione abbastanza moscia e ben al di sotto delle stime dei tecnici ministeriali.

Sorge il dubbio che non fossero poi misure così indispensabili.

Il rischio è che si ripeta il film anche sulle nuove bandiere. Cioè che vengano sventolate provocatoriamente in faccia alla Commissione UE (come sta succedendo in questi giorni), portino il deficit 2020 a sfondare il 3% del PIL e ci regalino la procedura di infrazione da parte della UE e la punizione dei mercati. Tutto ciò per mantenere in piedi il governo fino a quando converrà a Salvini, l’uomo che respinge i poveracci (Sea Watch) ed abbraccia i delinquenti (Luca Lucci, capo ultrà del Milan, arrestato a maggio e a cui ieri hanno sequestrato beni per un milione di euro).

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