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TENIAMOCI PRONTI
13/06/2019 08:45

Il mercato azionario USA, rappresentato dall’indice SP500, ci ha confermato ieri il fallimento, almeno momentaneo, del suo progetto di tornare ai massimi con una sola fulminea cavalcata.

Per la terza volta consecutiva la seduta non è riuscita a chiudersi al di sopra della resistenza di 2.892. Inoltre ieri tutta la seduta è stata vissuta col segno negativo e la barra disegnata dall’indice è ribassista.

Nulla di drammatico (-0,21%). Però la certificazione che gli entusiasmi della scorsa settimana appaiono eccessivi e richiedono almeno un po’ di arretramento prima di tentare eventualmente un nuovo decisivo attacco.

Se la questione dei dazi al Messico è stata risolta da Trump con un accordo muscolare ai danni del minuscolo stato centroamericano, molto più ostica si conferma la partita con la Cina. Trump ha nuovamente comunicato la sua convinzione che l’accordo si troverà, riuscendo così ad arginare le perdite di Wall Street. Del resto la mente di Trump non riesce proprio a contemplare ipotesi di sconfitta o anche solo di arretramento delle pretese. Ma le continue minacce ai cinesi e la rigidità negoziale mostrata stanno infastidendo sempre più i cinesi e rendono assai remota la possibilità che al G20 di Osaka a fine mese avvenga l’incontro Trump-Xi per appianare le molte asperità negoziali.

Inoltre il settore tecnologico ha perso decisamente smalto rispetto ai mesi passati, pressato dalle sanzioni e dai dazi contro la Cina che ne limitano il business, e dall’aumento delle pressioni delle autorità di controllo sulla questione del trattamento dei dati degli utenti e sulle posizioni monopolistiche delle grandi big del Nasdaq. Infatti ieri il Nasdaq100 (-0,55%) ha perso più dell’indice globale USA.

Come capita da qualche giorno le borse europee hanno perso un po’ più di quelle americane e quella italiana ha perso un po’ più di quelle europee (Ftse-Mib -0,7%).

Nessuno dei numeri visti ieri rivelano comunque drammatiche fughe degli investitori.

Li definirei sintomi di nervosismo, che possono essere fugati da qualche dichiarazione di banchieri centrali o da qualche tweet di Trump, che ultimamente interviene sempre più spesso senza che nessuno gli dica che la manipolazione dei mercati sarebbe vietata.

Ma che potrebbero anche trasformarsi in un nuovo impulso ribassista se qualcosa andasse storto.

E di cose che possono peggiorare ce ne sono parecchie. Ne cito un paio, a titolo di esempio.

In Gran Bretagna ieri Boris Johnson, alias mister gaffe, ha presentato la sua candidatura a sostituire la May alla guida dei conservatori. Ora sono 10 i possibili leader, ma lui pare in pole position. Dopo la dritta ricevuta da Trump è sembrato piuttosto aggressivo, ribadendo che il 31 ottobre il Regno Unito sarà fuori dalla UE. Inoltre che se la UE vorrà un’uscita contrattata dovrà offrire un accordo molto più favorevole di quello concesso alla May. Il che significa che le probabilità di una “no deal Brexit” aumentano drasticamente.

Il secondo collo di bottiglia è la situazione italiana, dopo che ieri si sono delineate sempre più le posizioni di Tria e Conte come baluardo in difesa dei conti pubblici, per evitare la procedura di infrazione della UE. Pertanto ieri c’è stato il primo scontro tra Tria e Salvini sulla Flat Tax in deficit. Salvini ha abbandonato il vertice radunando i suoi ministri a cui ha detto “tenetevi pronti ad ogni evenienza”.

Cogliamo anche noi l’invito di Salvini e teniamoci pronti. L’estate potrebbe essere molto movimentata.

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