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TRUMP SCOMPIGLIA I MERCATI. SALVINI LO IMITA
15/05/2019 08:45

Dopo il crollo dei mercati USA di lunedì, quando gli investitori hanno messo da parte le illusioni che si trovasse un accordo in extremis tra USA e Cina per evitare l’escalation tariffaria ed hanno cominciato a scontare uno scenario decisamente opaco per il futuro del commercio mondiale, ieri non poteva mancare l’ennesimo intervento mediatico di Donald Trump, il più grande imbonitore  politico vivente (termine educato per non scrivere “ballista”).

Il bullo dei giorni precedenti ieri ha vestito i panni del tranquillo, cercando nuovamente di convincere che la rottura negoziale dei giorni scorsi in realtà è soltanto un innocuo litigio di bambini (sic!). In realtà (la sua…) i cinesi vogliono accordarsi e lui tra un mese e mezzo incontrerà il leader cinese Xi Jinping al G20 in Giappone e tutto si chiarirà, dato che tra i due il rapporto è “straordinario”.

E, visto che la situazione si prestava ad appioppare un altro ceffone a Powell, ha pure dichiarato che se la FED imitasse i cinesi, che stimoleranno la loro economia per aiutarla a sopportare l’aumento dei dazi, e finalmente tagliasse i tassi di interesse, la partita sarebbe già vinta dagli USA.

Così ci ha fatto capire di chi sarà la colpa se qualcosa o molto dovesse andare storto. Come il caro vecchio maestro Silvio Berlusconi, che sparava grosse promesse, non riusciva a realizzarle e dava la colpa a Fini, Casini, “le sinistre”, i magistrati… che gli remavano contro.

Ebbene, potevamo pensare che i mercati, dopo tutte le balle sull’imminente accordo che si sono visti recapitare dai tweet di Trump nei mesi scorsi, avrebbero bevuto l’ennesima promessa dell’imbonitore?

Si, perché i mercati hanno sempre la memoria corta e dopo mesi di rialzo senza la minima correzione, hanno ancora troppa abitudine a comprare aspettative positive.

O, per meglio dire, messaggi come quello di Trump, che piovono quando la prima vera correzione da oltre 4 mesi ha portato l’indice SP500 in ipervenduto di breve periodo, possono certamente spingere qualcuno a comprare la debolezza, sperando che sia  momentanea e che questa volta Trump non menta.

Pertanto Wall Street, e con essa tutte le borse azionarie occidentali, hanno tentato il rimbalzo e messo a segno un certo recupero. Era piuttosto difficile recuperare la sventola di lunedì in una sola seduta di rimbalzo. Perciò SP500 (+0,80%) ha recuperato con vigore nella prima parte della seduta, andando a ricoprire parte del gap ribassista che ha subito lunedì, ma ha trovato un ostacolo troppo difficile da superare nella media mobile a 50 sedute, che aveva brutalmente sfondato al ribasso proprio col gap di lunedì scorso e che ieri passava a quota 2.858. Perciò, arrivato fino ad un massimo di 2.853, ha subito un arretramento nell’ultima parte della seduta, andando a chiudere a 2.834 punti.

La seduta odierna ci dirà se quello di ieri può essere classificato come semplice pullback, che confermerebbe l’impostazione correttiva in atto, oppure se l’ottimismo di fondo sarà in grado di riportare l’indice al di sopra della media mobile ed alimentare le velleità di recupero.

I mercati europei hanno ricevuto sostegno dalle fasi iniziali della seduta americana ed hanno recuperato praticamente tutte le perdite di lunedì, che erano state comunque inferiori a quelle subite da Wall Street. Su queste basi il recupero potrebbe proseguire anche oggi, dato che la media a 50 sedute su Eurostoxx50 (+1,31% ieri) dista ancora 21 punti dai valori attuali.

Ha recuperato anche il nostro Ftse-Mib (+1,45%), che è tornato a circa 270 punti dalla media mobile a 50 sedute ed oggi potrebbe provare a colmare la distanza. Non lo aiutano le litigate nel governo e la campagna elettorale, che ieri ha portato lo spread a superare i 280 punti e i rendimenti del nostro decennale a proseguire la salita fino al 2,73%.

Il motivo pare essere l’insistenza con la quale Salvini, nei numerosi comizi che tiene in giro per l’Italia ed in ogni altra occasione che si presenta, ribadisce non solo la possibilità, ma addirittura la necessità (“è un dovere!”) di sfondare il tetto del 3% di deficit  e anche di portare il nostro debito al 140% del PIL. E’ vero che sono balle elettorali e che abbiamo già visto il lupo trasformarsi in agnellino. Ma è altrettanto vero che non sono proprio le affermazioni che si attendono da un vice-premier gli investitori esteri, che hanno tante altre possibilità di investimento fuori dall’Italia.

Ma al personaggio importa poco. Del resto, se è già stato in grado di giocare con la vita dei migranti per tornaconto politico, volete che si fermi pensando ai risparmi degli italiani?

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