C’era una volta il rispetto, almeno formale, per i mercati. Quando si svolgevano importanti trattative geopolitiche in grado di influenzare il futuro dell’economia, e quindi delle borse, i politici interessati avevano la sana abitudine di tenere le bocche cucite e normalmente, al momento dell’ingresso delle delegazioni nelle sale negoziali, i giornalisti, che tentavano di strappare qualche indiscrezione da rendere nota sui media tradizionali (giornali di carta e telegiornali) ricevevano invariabilmente la risposta “no comment”.
Con l’avvento dei social ed in particolare di Twitter i politici hanno preso l’abitudine di “cinguettare” qualunque cosa passi loro per la mente, senza curarsi minimamente dell’impatto che le loro indiscrezioni possono avere sui mercati.
Trump ha fatto fare al fenomeno un ulteriore passo avanti (o indietro, dipende dai punti di vista).
Twitter è diventato il suo principale strumento politico, su cui costruisce campagne elettorali e lancia nell’etere commenti, minacce, avvertimenti ed annunci che un tempo venivano comunicati con il più discreto telefono o con le conferenze stampa istituzionali. E quando non usa Twitter non si risparmia dichiarazioni verbali in qualsiasi occasione gli capiti di poter parlare.
E’ nato così il Trump-trading, cioè una particolare metodologia di trading intraday che si basa sulla costante attenzione alle dichiarazioni ed ai tweet di Trump per effettuarne una rapida interpretazione ed aprire o chiudere posizioni di brevissimo respiro.
Quel che un tempo sarebbe stato bollato come “market abuse”, in italiano “aggiotaggio”, ormai è stato ampiamente sdoganato come ordinaria modalità di azione politica. Ciò non toglie che si tratti di vera e propria manipolazione dei mercati. Come ho già scritto in passato, mi piacerebbe essere una mosca per andare a curiosare nella Trump Tower ed osservare come si comportano i ragazzi che operano all’interno degli uffici finanziari della Trump Organization un attimo prima delle esternazioni presidenziali.
Ieri i mercati hanno passato la giornata appesi ai segnali di Trump, per cercare di capire quali probabilità ci fossero che la trattativa compiesse il miracolo dell’ultimo minuto e raggiungesse il difficilissimo accordo tra Cina ed USA in tempo utile per disinnescare il missile che Trump ha programmato di lanciare un minuto dopo la mezzanotte (cioè alle ore 6 italiane di oggi) e che si chiama “aumento dei dazi”.
Il pessimismo ha pervaso i mercati per molte ore e provocato la chiusura in calo dei mercati asiatici e l’apertura negativa di quelli europei, che hanno continuato a scendere per il resto della seduta, collezionando perdite molto rilevanti (Eurostoxx50 -1,95%, Dax -1,69% e Ftse-Mib -1,82%). Il tempo per evitare il capestro dell’aumento dei dazi è limitato ad un solo giorno di trattative e le distanze sono ancora molto ampie su due importanti punti negoziali: la tutela della proprietà intellettuale, che gli americani vorrebbero molto rafforzata, e gli aiuti pubblici che Pechino concede alle imprese “campioni nazionali”, che gli USA non vogliono. Oltretutto l’impressione è che la delegazione cinese non abbia il mandato per fare grosse concessioni.
In queste condizioni l’esito positivo della trattativa è parso un’impresa disperata, tanto che anche Wall Street ha aperto male ed accentuato il calo fino alla chiusura europea.
A questo punto (la scelta dei tempi è casuale?) è iniziato lo show delle dichiarazioni di Trump.
Dapprima ha annunciato di aver ricevuto una lettera dal presidente cinese Xi e che probabilmente si sarebbero sentiti al telefono. Poi che l’accordo con la Cina è ancora possibile.
Inutile dire che queste dichiarazioni hanno messo le ali agli indici di Wall Street e consentito a SP500 di recuperare quasi tutto il punto e mezzo che perdeva nel momento in cui hanno chiuso i mercati europei. I danni sono stati limitati a -0,30% e la chiusura a quota 2.871 ha consentito di annullare la rottura di trendline e media mobile a 50 periodi, che per gran parte della seduta sembrava cosa fatta. Va detto comunque, che quando il comportamento dei mercati è così condizionato da importanti trattative politiche di esito incerto, guardare i grafici è una delle cose più inutile che si possa fare. La cosa migliore è tirare i remi in barca ed attendere che la politica prenda le sue decisioni.
Nonostante le speranze rinfocolate da Trump, la serata americana (coincidente con la notte europea) non ha portato l’accordo in extremis. Perciò alle ore 6 di questa mattina sono entrati in vigore i dazi. Tuttavia ad alimentare la convinzione che non tutto è perduto ci ha pensato il fatto che la reazione cinese è stata molto controllata e per ora non sono ancora state attuate rappresaglie. Inoltre i colloqui, a sorpresa, proseguiranno anche oggi. Finché si parlano la speranza non muore.
Perciò tutto sembra condurre la giornata odierna a favorire un rimbalzo, almeno iniziale, per gli indici europei, che sono rimasti spiazzati dalle dichiarazioni di Trump e dal comportamento tranquillo della delegazione cinese, ed hanno molto da recuperare. Intanto dalla Cina si sta materializzando un rimbalzo abbastanza convinto, dopo i forti eccessi di vendite dei giorni passati. L’indice di Shanghai sta recuperando il 3%. Ciò non basterà a raddrizzare la settimana, ma almeno la renderà un po’ meno pesante.
Poi si vedrà che cosa partoriranno i colloqui odierni. Lunedì avremo certamente qualche punto fermo.
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