Dopo che, nei primi tre giorni della settimana, i mercati hanno chiaramente fornito un primo segnale correttivo di una certa valenza, la seduta di ieri è trascorsa in nervosa attesa di vedere le carte dei giocatori della gigantesca partita a poker sul commercio mondiale.
Gli incontri formali tra USA e Cina, per trovare un accordo che ponga fine alla guerra dei dazi, riprendono oggi con una sola seduta negoziale. La logica vorrebbe che, dopo l’avvio della procedura formale per l’introduzione a partire da sabato di nuovi e pesanti dazi da parte di Trump, l’incontro odierno si riduca alla constatazione delle distanze che separano le due parti e si formalizzi una sospensione fino a data da definire. Tuttavia, se i cinesi giocano la partita nel loro solito modo (furbizie ed opportunismi nascosti sotto una coltre di cortesia e sorrisi), Trump è del tutto imprevedibile, ed in grado di alternare dichiarazioni tra loro contraddittorie che non si riesce ad interpretare. Pertanto non si può escludere del tutto che oggi si verifichi un colpo di scena e si azzerino in un solo giorno le distanze che molti mesi di trattative non sono riusciti a colmare.
Per questi motivi ieri i mercati hanno oscillato nervosamente, ma si sono allontanati poco dai valori del giorno precedente. Wall Street ha perdicchiato qualcosa, mentre gli indici europei hanno addirittura recuperato un po’ del terreno perduto nei giorni precedenti. Eurostoxx50 è salito di mezzo punto e qualcosina di più ha fatto il Dax. Il nostro Ftse-Mib (-0,07%) non si è unito alla voglia di rimbalzare del resto d’Europa. E’ comunque riusciti a recuperare un passivo che a metà giornata pesava quasi un punto percentuale, dopo l’esito del braccio di ferro tra Salvini e Di Maio sulla rimozione del sottosegretario leghista Siri. La vittoria dei 5Stelle ha fatto temere una rottura imminente. Ma Salvini ha incassato e preferito rilanciare promettendo battaglie su Flat Tax, autonomie e TAV, che sono i tre maggiori temi che dividono gli alleati di governo, ormai separati in casa fino alle elezioni europee.
L’atmosfera che oggi dovranno affrontare i mercati globali è comunque preoccupata, poiché la piega che dovrebbero prendere le trattative USA-Cina, secondo logica, porta ad uno stallo prolungato ed all’intensificazione della guerra commerciale. Trump sembra voglia appesantire il braccio di ferro anche a scopi elettorali. I cinesi comunque sanno che a perderci maggiormente saranno loro. Però sanno anche che l’opinione pubblica cinese è facilmente manipolabile e controllabile dagli strumenti del regime, mentre Trump non può pensare di vincere le elezioni con un’economia in forte rallentamento.
L’incertezza sul futuro induce i mercati all’attesa, anche se appare ormai evidente che l’aumento dei dazi entrerà in vigore, e potrebbe produrre ritorsioni da parte dei cinesi. Domani è possibile che si abbia maggior chiarezza su quel che ci aspetta.
Intanto l’Asia sta chiudendo la sua seduta odierna in tono piuttosto dimesso, con tutti gli indici principali in negativo, in particolare quelli cinesi che, al momento in cui scrivo, stanno perdendo circa un punto e mezzo ed hanno realizzato nuovi minimi di una correzione che non ne vuol sapere di terminare. Il Nikkei giapponese ha già chiuso a -0,93% e sembra anticipare un’apertura debole delle borse europee.
Poi si vedrà, con occhi ed orecchie rivolti al’altra sponda dell’Atlantico, dove le delegazioni americana e cinese decideranno i destini dell’economia mondiale.
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