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LA CORREZIONE ATTENDE CONFERME O SMENTITE
03/05/2019 08:45

La seduta che ieri ha visto riprendere le contrattazioni in Europa dopo la festa del Primo Maggio, è stata vissuta sulla scorta di quel che il giorno prima è stato il messaggio inviato ai mercati, e soprattutto a Trump, dalla Federal Reserve.

Sui mercati si era affacciata la convinzione che entro fine anno la FED avrebbe tagliato i tassi. I futures sui rendimenti dei T-Bond stimavano una probabilità superiore al 60% per tale eventualità.

Trump addirittura non si è limitato a ipotizzarlo, ma ha addirittura chiesto un grossolano taglio immediato di un punto percentuale. Powell, come ho riassunto in modo più ampio nel commento di ieri, ha dovuto rimarcare l’indipendenza della FED dal Presidente USA ed ha ribadito che non esistono motivi per ipotizzare ora né un taglio né un rialzo dei tassi.

La doccia fredda sulle aspettative/illusioni aveva causato un brusco arretramento degli indici USA nell’ultima ora di mercoledì, pertanto gli indici europei hanno aperto la seduta in lieve calo.

Ma nelle rime ore del mattino è arrivata la stima definitiva delle attese dei manager in aprile, gli indici PMI manifatturieri dell’Eurozona e dei principali paesi che la compongono. Questi si sono rivelati abbastanza buoni, poiché, sebbene ancora in territorio di contrazione, hanno battuto le attese degli analisti, rafforzando la convinzione che in eurozona il peggio, dal punto di vista congiunturale, sia passato. Unica eccezione, non da poco, la Germania, la cui manifattura è ancora molto lontana da attese di crescita.

Le buone indicazioni dei PMI hanno permesso agli indici europei di ridurre il passivo (il Dax tedesco è tornato addirittura in positivo) fino all’apertura americana, che è sembrata voler tentare il rimbalzo.

Ma quasi subito le vendite sull’azionario USA sono tornate, contemporaneamente con quelle sui Bond, che hanno provocato un rialzo dei rendimenti. Con gli indici americani nuovamente in negativo, anche le borse europee sono andate a chiudere sui minimi di seduta, con un saldo giornaliero abbastanza negativo (Eurostoxx50 -0,73%, Ftse-Mib -0,78%). Dopo la chiusura europea Wall Street ha accelerato al ribasso, fino a raggiungere con l’indice principale SP500 il supporto di 2.900 punti. Ma qui i compratori si sono rifatti vivi e nella seconda metà della seduta l’indice ha recuperato fino a 2.918, limitando così il passivo a -0,21%.

Oltre alle motivazioni di politica monetaria pare che a rendere un po’ meno ottimisti gli investitori USA ci sia anche una sorta di stallo nelle trattative tra USA e Cina. Dopo tutti gli annunci ottimistici che da mesi si accavallano, presterei molta attenzione ad un eventuale stop alle trattative, che non è affatto scontato dai mercati.

Anzi, pare proprio che nelle ultime settimane siano proseguite le speculazioni al ribasso sul future legato al Vix, l’indice della paura. Le posizioni short sono nuovamente ai massimi, oltre i livelli di fine 2017, a cui seguì il crollo dei mercati del febbraio 2018.

Se la speculazione punta su un continuo ribasso del Vix è segno che si aspetta che il rialzo prosegua ancora in modo tranquillo e nessun evento possa minacciarlo. E’ come se un pugile affrontasse l’avversario in modo così spavaldo da abbassare la guardia.

Abbiamo visto in passato come è andata nei mesi successivi.

Personalmente ritengo che risultati per chi non sarà così rapido da scappare tra i primi.

Ma da qualche anno la prudenza ha ceduto il passo alla speculazione degli algoritmi e ci dobbiamo rassegnare, ed attrezzare, a situazioni di quiete prolungata alternata a tempeste improvvise, come abbiamo già visto più volte negli ultimi tempi.

La seduta odierna potrebbe consegnarci il rimbalzo dell’indice USA sulla media mobile a 20 sedute, testata già ieri, che consentirebbe di diradare le nubi provocate dalle parole di Powell.

Oppure l’indice potrebbe proseguire la correzione e, sotto 2.900, aprirsi la strada verso la trendline che sostiene il movimento rialzista da metà gennaio. Questa trendline oggi passa da 2.855, lo stesso livello su cui transita la media mobile a 50 periodi.

Sarà comunque importante osservare come chiuderà questa settimana che ci ha portato in maggio, il mese in cui tradizionalmente si scappa dal rischio.

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