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LA FRITTATA DI TRUMP
02/05/2019 08:45

Mentre in Europa la settimana è stata spezzata dalla festa del Primo Maggio, che ha comportato ieri la chiusura dei mercati del vecchio continente e di quasi tutti gli altri principali paesi, in USA non si è festeggiato il lavoro, per cui Wall Street ha svolto regolarmente le contrattazioni. Non solo. Hanno continuato a fluire numerose trimestrali e la Federal Reserve ha tenuto la sua tradizionale riunione mensile, con tanto di comunicato finale e conferenza stampa di Powell. Insomma: gli ingredienti per una giornata campale.

La realizzazione del nuovo record storico in apertura di settimana da parte del principale indice USA SP500, e soprattutto l’arrivo di trimestrali che hanno presentato in gran parte utili superiori alle stime degli analisti, hanno spinto gli investitori a manifestare ieri un entusiasmo evidente in apertura di seduta, al punto da condurre l’indice a migliorare nuovamente il suo massimo storico e portarlo a quota 2.954 punti. La parte centrale della seduta ha corretto un po’ gli entusiasmi iniziali ma con l’approssimarsi del “momento FED” l’indice si è riportato a toccare quota 2.954. Un curioso doppio massimo intraday, che ha messo nelle mani della FED la responsabilità di decidere se l’indice dovesse terminare la seduta con i fuochi artificiali, oppure inviare un segnale grafico non molto rassicurante.

La FED, va detto, nei giorni scorsi è stata tirata per la giacchetta da parte di numerosi commentatori, gestori e politici, che hanno evocato la possibilità di un taglio dei tassi abbastanza imminente. Tra questi si è messo particolarmente in mostra il Presidente Trump (poteva mancare?). Dopo aver tratto beneficio politico dalla discussa “assoluzione” sul caso Russiagate da parte del Ministro della Giustizia, che qualche settimana fa ha riassunto in modo così favorevole al Presidente le conclusioni dell’inchiesta Mueller, da suscitare lamentele da parte dello stesso investigatore, ora Trump sembra intenzionato a pressare sempre più la FED affinché diventi la sua “longa manus” e adotti la politica monetaria più opportuna per vincere le elezioni presidenziali del prossimo anno. Mentre la riunione FED era in corso ha lanciato una bordata micidiale, chiedendo esplicitamente un taglio immediato dei tassi di un punto percentuale ed il ripristino del Quantitative Easing. Per essere maggiormente convincente ha sostenuto che, se la FED lo ascoltasse, l’economia  USA andrebbe “su come un razzo”.

A chi gli faceva notare che uno dei cardini su cui poggia la credibilità della FED è proprio l’indipendenza dal potere politico, ha risposto invitando la FED a seguire l’esempio nientemeno che della banca centrale cinese (non sono i nemici degli USA?), che sta proprio stimolando l’economia e mantenendo i tassi bassi.

Un’entrata a gamba tesa che ha richiesto a Powell una puntualizzazione nella conferenza stampa, che forse, senza l’ingerenza di Trump, non avrebbe fatto.

Sottolineando che l’economia cresce ad un ritmo ancora “solido e salutare”, sia il comunicato ufficiale che lo stesso Powell non hanno nascosto che nell’economia USA sono emersi alcuni segnali di rallentamento, come la frenata dei consumi privati e dell’inflazione, tornata in modo evidente sotto il target del 2% annuo. Pertanto la decisione di attendere l’evoluzione dei dati macroeconomici prima di modificare l’attuale assetto di politica monetaria è “appropriato”.

Qui probabilmente sarebbe terminata la comunicazione FED, lasciando tutto invariato ed aggiornando alle future riunioni la discussione sui cambiamenti nei tassi e nel bilancio FED da attuare.

Ma, dato che per la FED l’indipendenza di giudizio e l’autonomia dal potere politico è il “sacro Graal” da custodire gelosamente, la sparata di Trump ha costretto la FED a ribadire l’importanza di non farsi condizionare dalle pressioni politiche e, per essere più chiaro, Powell ha escluso imminenti mosse sui tassi, sui quali non esistono forti ragioni per intervenire, neppure al ribasso.

Il mercato, che sull’aiutino della FED aveva costruito l’ultimo impulso speculativo, a queste parole ha messo la retromarcia ed una bordata di vendite ha riportato l’indice SP500 a perdere in meno di due ore non solo quel che aveva guadagnato nelle ore precedenti, ma anche tutto quel che aveva collezionato il giorno prima.

Al suono della campanella finale l’indice SP500 era tornato mestamente a 2.924 e la candela giornaliera mostrava un segnale di inversione ribassista di breve periodo (Bearish Engulfing) che oggi dovrebbe farsi sentire sull’apertura dei mercati europei (Tokio e la Cina sono chiusi) e probabilmente anche sullo svolgimento della seduta americana.

Grazie Trump!  

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