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WALL STREET AVANZA CAUTA IN TERRENO INESPLORATO
30/04/2019 08:45

La settimana incaricata di traghettare il calendario da aprile a maggio è iniziata positivamente, ma a passo molto felpato in Europa e USA.

Gli indici europei hanno tentato l’allungo iniziale, cercando di capitalizzare l’avanzata di Wall Street ai massimi assoluti nella serata di venerdì scorso, ma presto le vendite hanno preso il sopravvento e portato in negativo l’umore, fino all’apertura americana. Qui le danze sono iniziate con la melodia giusta, che ha fatto volteggiare l’indice SP500 fino ad un nuovo massimo storico, che ha sfiorato  quota 2.950 poco dopo le ore 20. La leggiadria americana ha consentito agli indici europei di chiudere in modestissimo rialzo, con il nostro Ftse-Mib (+0,23%) leggermente sopra la media europea, grazie alla buona vena dei bancari, che ha più che compensato la svogliatezza degli altri settori. E’ un effetto provocato dalla pazienza di Standard&Pooor’s, che ha rinviato il downgrade sul rating del debito pubblico italiano, permettendo allo spread di mantenersi sotto i 260 punti.

A borse europee chiuse, nelle ultime due ore di seduta, Wall Street ha poi tirato il freno a mano, forse sentendo le vertigini nel tornare a percorrere in salita terreni mai esplorati in precedenza. La chiusura si è rimangiata quasi tutto il rialzo, peraltro non eclatante, attuato in precedenza e la sua positività si è ridotta ad un misero +0,11%. Non che il tecnologico Nasdaq100 abbia fatto granché meglio (+0,16% finale). Anzi. Quest’ultimo indice non è nemmeno riuscito a migliorare il massimo storico di due sedute precedenti, mostrando così un po’ di affaticamento.  

In Asia gli indici cinesi hanno proseguito lo scivolone iniziato dal massimo del 22 aprile, che corregge l’impetuoso movimento rialzista sviluppato in questo 2019. L’indice di Shanghai ha quasi raggiunto ieri l’obiettivo ribassista della figura di doppio massimo, che è posizionato a quota 3.026 punti e, se non ne avrà abbastanza, potrà dirigersi verso il 38,2% di ritracciamento del movimento rialzista principale (primo livello importante di Fibonacci), che l’attende a quota 2.970, cioè circa 3 punti percentuali sotto la chiusura di ieri. Qui è posizionato anche il supporto che ha contenuto la pausa di riflessione dell’indice per quasi tutto il mese di marzo, prima dell’ultimo impulso rialzista di aprile.

La debolezza cinese è stata questa notte confermata da brutti dati, inferiori alle attese ed in calo rispetto al mese precedente, relativi agli indici PMI manifatturiero e servizi, che rivelano una considerevole diminuzione dell’ottimismo dei manager cinesi sulle prospettive future. Gli indici restano ancora superiori al livello di indifferenza di 50 punti, ma lo hanno avvicinato molto.

La sorpresa negativa cinese potrebbe impattare l’apertura delle borse occidentali, nel giorno in cui dovrebbero riprendere le trattative di pace commerciale tra USA e Cina, che cercheranno di appianare le ultime, ma significative divergenze ancora presenti, che sembrano spazientire Trump.

La giornata odierna sarà comunque dominata dalla bordata di trimestrali che si riverseranno sui monitor. Tra queste spicca Apple, che viene sempre guardata con occhio particolare e rappresenta una sorta di canarino nella miniera di tutto il settore tecnologico. Ma molte altre società di primaria grandezza e di ogni settore presenteranno oggi i conti.

Un altro elemento di peso, che dovrebbe però contribuire a calmare i mercati, è l’attesa per la riunione mensile del FOMC della Federal Reserve, che si terrà domani e che sarà chiamata a valutare l’andamento della crescita e dell’inflazione USA per confermare o modificare la politica monetaria, al momento attendista.

I messaggi forniti dagli ultimi dati macroeconomici USA si cono un po’ contrastanti. Mentre abbiamo constatato una prima stima del PIL del primo trimestre 2019 sorprendentemente, anche sa un po’ ambiguamente, oltre le attese, la misura dell’inflazione continua a deludere, permanendo significativamente in calo. Pertanto mi aspetto che non emergano novità, né dal comunicato, né dalla conferenza stampa di Powell. Dovrebbe essere confermata la pausa di riflessione in attesa che il futuro sciolga i dubbi. La cosa ovviamente non piacerà a Trump, che pretende un taglio dei tassi il più presto possibile. Ma questo suo desiderio si scontra con la necessità da parte del Board della FED di comunicare al mondo la sua indipendenza dal potere politico, per non perdere credibilità.

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