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L'EUROPA VORREBBE, L'AMERICA NON PUO'
18/04/2019 08:45

Ho segnalato, nel commento di ieri, i sintomi di un miglioramento della forza relativa degli indici europei rispetto a quelli americani, e ieri l’andamento dei mercati ci ha confermato questa percezione.

La stagione delle trimestrali USA, ormai arrivata a pieno ritmo, continua a presentarci rendiconti in chiaroscuro, con presenza di società che battono le previsioni degli analisti ed altre che le mancano, mentre la visione sul futuro prossimo da parte dei manager tende ad essere molto cauta. Non è esattamente quel che ci vuole per animare listini che corrono da quasi 4 mesi, vantano performance da inizio anno di quasi il 16% l’indice principale SP500 e del 21% il tecnologico Nasdaq100, e sono ad un piccolo passo dai massimi storici.

Anche ieri pertanto sull’indice USA SP500 si è ripetuto il copione delle due sedute precedenti: apertura di mercato molto incoraggiante, con gap rialzista e realizzazione di un nuovo massimo annuale provvisorio a 2.918 punti, ma immediato arrivo delle vendite, che non hanno soltanto preteso la chiusura del gap, ma hanno portato l’indice persino ad infrangere i minimi della seduta precedente e testare quello di lunedì scorso, che per ha tenuto per il rotto della cuffia e mantiene ancora aperto il gap rialzista di venerdì scorso. La chiusura di seduta è stata perciò negativa (-0,23% a quota 2.900). E’ curioso, e certo non rassicurante, osservare che il gruppo delle ultime quattro sedute presenta una sorta di triangolo rovesciato, con massimi in crescita, ma minimi in calo. E soprattutto le ultime tre sedute hanno candele nere, che rappresentano situazioni in cui l’umore del mercato si deteriora nel corso della seduta. Non pare di buon auspicio per grafici che hanno l’obiettivo di rompere massimi assoluti. Per finire osserviamo che la seduta di ieri ha presentato una classica figura di inversione ribassista, detta Bearish Engulfing, abbastanza affidabile quando si presenta al culmine di un trend rialzista.

L’analisi grafica ci porta quindi a ritenere assai difficile che l’uovo di Pasqua dei mercati americani contenga la rottura dei massimi storici. Assai più probabile appare invece una scomoda correzione, del resto anticipata da divergenze ribassiste che negli ultimi tempi si sono formate sugli indicatori di forza relativa, come RSI(14).

A fronte di un mercato azionario americano esausto, gli indici europei hanno proseguito il loro lento ma continuo recupero. Eurostoxx50 (+0,41% a quota 3.478), dopo aver superato martedì il massimo di fine settembre scorso, ieri ha scavalcato anche quello di quota 3.463 di fine agosto 2018, e è ormai vicino al livello psicologico di 3500 punti. In questi giorni è l’indice tedesco Dax a tirare il gruppo, come non succedeva da un po’ di tempo. Forse il mercato si fatto l’idea che per l’economia tedesca il peggio stia passando. Un peggio che ieri ha portato il governo tedesco a rivedere decisamente al ribasso la stima di crescita del PIL 2019, abbassandola ad un misero +0,5%, un tasso quasi “italiano”, ben peggiore del +1,4% del 2018 e delle precedenti stime governative per l’anno corrente (+1%). Però le stime per il 2020 prevedono un sostanzioso rimbalzo della crescita, al +1,5%. Siccome il rallentamento in corso in Germania viene giustificato con la guerra commerciale in atto ed il rallentamento cinese, che ha penalizzato il robusto intercambio tra le due economie, i segni di ripresa cinese, che ieri ha comunicato un aumento della produzione industriale a marzo pari al +8,5% rispetto all’anno precedente, assai meglio delle attese, stanno dando fiducia al mercato che anche la Germania, e di conseguenza la zona euro, ne possa beneficiare. I mercati europei ieri hanno anche apprezzato il dato sull’inflazione europea, che a marzo è ulteriormente rallentata al passo del 1,4% annuo, rispetto al 1,5% del mese precedente. Il dato non è certo incoraggiante per la crescita, ma lo è per le aspettative di ulteriori aiutini da parte della BCE, che ha l’obiettivo, mai raggiunto, di riportare l’inflazione vicina al 2%, e pertanto vede aumentare la necessità di stimolare ulteriormente l’economia.

Il nostro Ftse-Mib è salito un po’, rimanendo nelle retrovie del gruppo delle borse europee. Ha pesato un po’ il tracollo della Juventus, dopo l’eliminazione da Champions League, che costa oltre 40 milioni di mancati introiti. Hanno compensato però le banche, ancora in crescita, e gli energetici in rimbalzo.

Oggi si svolgerà l’ultima seduta della settimana. Domani le borse occidentali chiudono per il Venerdì Santo. Lunedì di Pasquetta vedrà chiuse quelle europee, ma aperta Wall Street.

La domanda a cui i mercati dovranno dare risposta è la seguente: potrà proseguire questa situazione di incertezza americana e convinzione rialzista europea? Oppure le borse europee saranno piegate dalle prese di beneficio e si adegueranno ai segnali di stanchezza che arrivano dall’America?

L’esperienza ci ha sempre mostrato che situazioni di divergenza favorevole all’Europa possono avvenire in contesti di tranquillità, mentre è molto più raro che accadano in contesti di correzione evidente.

Perciò sarei portato a pensare che l’Europa per continuare la marcia rialzista ha necessità che Wall Street smentisca i segnali ribassisti che ha presentato in questi giorni.

Altrimenti le prese di beneficio dovrebbero piegare anche gli indici europei.

Personalmente credo che togliere qualche soldo dal piatto del rischio non sia affatto una cattiva idea, anche per evitare di trovarne comunque di meno al ritorno dal ponte pasquale.

E siccome, fortunatamente, la vita non è fatta solo di mercati finanziari, auguri di Buona Pasqua.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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