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BRUTTE NOTIZIE INATTESE ARRESTANO IL TORO
10/04/2019 08:45

Erano partite bene le borse europee ieri. Dopo un breve tentennamento iniziale, la mattinata aveva mostrato la voglia di rimbalzare e dimenticare le incertezze di lunedì. L’indice delle blue chip dell’Eurozona Eurostoxx50 in poco più di due ore ha cancellato il ribasso del giorno prima, si è riportato a quota 3.451, nei pressi del massimo realizzato venerdì scorso, e sembrava prepararne l’attacco.

Ma, intorno all’ora di pranzo hanno cominciato a materializzarsi indiscrezioni, poi confermate, di una revisione al ribasso delle stime di crescita dell’economia globale da parte del FMI, che ha pubblicato il suo tradizionale Outlook di aprile sull’economia mondiale.

Prendendo atto del rallentamento manifestato da qualche mese, ha abbassato di due decimi la crescita prevista nel 2019 del PIL globale (da +3,5% a +3,3%). La crescita USA dovrebbe rallentare quest’anno al +2,3% dal +2,9% del 2018, a causa dei dazi, ma anche dell’esaurimento dello  stimolo offerto dai tagli fiscali di Trump. La frenata dovrebbe proseguire nel 2020 al +1,9%, che comunque sarebbe un tasso di crescita ben lontano dalla recessione.

Difficoltà annunciate anche per l’Eurozona, peggiori di quelle previste a gennaio. L’area euro rallenterà al passo del +1,3% quest’anno contro il +1,8% del 2018. Brillerà solo la Spagna (+2,1%) mentre ad appesantire il PIL europeo saranno soprattutto la Germania (solo +0,8% di crescita) e il nostro paese, ultimo della fila con un misero +0,1% di aumento del PIL. Il taglio delle stime è molto evidente, se pensiamo che ad ottobre si accreditava all’Italia una crescita 2019 al +1% e a gennaio il FMI puntava ancora al +0,6%.

Il Fondo Monetario ricorda i principali rischi che potrebbero anche far peggiorare la situazione già infiacchita: l’escalation nella guerra commerciale, che tuttavia sembrerebbe remota; la Brexit senza accordo; l’incertezza sui conti pubblici italiani, che potrebbe associarsi a spread in aumento e recessione economica, e generare un effetto contagio in tutta l’Eurozona. Infine anche una eccessiva fiducia dei mercati nelle politiche accomodanti delle Banche Centrali.

La doccia fredda elargita dal FMI è caduta su mercati molto tirati, reduci da parecchi giorni di rally. E’ stata un ottimo pretesto per prese di beneficio rapide ed incisive, che hanno contagiato anche Wall Street. Nel pomeriggio si sono aggiunte le anticipazioni sul DEF, varato in serata dal Governo Conte, che fissa per il nostro paese al +0,2% l’obiettivo programmatico di crescita dell’anno corrente, chiudendo il libro dei sogni di Conte, che a gennaio puntava per il 2019, un anno bellissimo, ad una crescita di un punto percentuale. Con questi numeri un po’ più realistici, anche se superiori al +0,1% che ci accredita il FMI e al -0,2% che prevede l’OCSE, il rapporto Debito/PIL continuerà a crescere anche quest’anno, alla faccia degli obblighi di riduzione che da anni la Commissione UE ci raccomanda e dei timori dei mercati, che vedono il Debito/PIL come il rapporto tra il carico sulla schiena di un mulo e le gambe dell’animale. Se il tempo passa ed il peso aumenta, le probabilità che l’animale collassi al suolo diventano sempre più elevate. Pertanto i mercati chiedono maggiori interessi per tutelarsi, e questi vanno ad aumentare ulteriormente il carico, in un circolo vizioso che potrebbe portare alla situazione che all’inizio del decennio è stata vissuta dalla Grecia.

Ma non era ancora finita. Dopo che l’Amministrazione Trump ha accusato la UE di dare sussidi pubblici ad Airbus, danneggiando la concorrente americana Boeing, nel pomeriggio di ieri è filtrata la lista delle ritorsioni. Trump avrebbe intenzione di imporre dazi su 11 miliardi di dollari di prodotti europei, spostando così il bersaglio delle sue ire dalla Cina all’Europa.

In un mercato già provato, la notizia ha contribuito a far chiudere la seduta sui minimi agli indici europei e con un passivo abbastanza marcato, almeno rispetto alle abitudini di questo 2019, in cui salgono quasi sempre. L’indice tedesco Dax è stato il peggiore di giornata (-0,94%). Eurostoxx50 ha segnato -0,61% ed è arretrato fino alla vecchia resistenza di area 3.420, che oggi è chiamata a sostenerlo fin da subito per evitare che il semplice pullback diventi qualcosa di più preoccupante.

Il nostro Ftse-Mib ha tenuto un po’ meglio (-0,46%) e ha dimostrato una forza relativa ancora invidiabile.

Certo, nella giornata di ieri, in cui anche il petrolio, dopo una mattinata brillante, ha ripiegato abbondantemente nel finale, qualche graffio al trend rialzista dei mercati azionari è stato fatto, ma nulla di allarmante, per ora.

Siccome ogni giorno ha la sua pena, possiamo rivolgerci a quel che arriverà oggi. Innanzitutto ci sarà il Consiglio d’Europa straordinario, chiamato a concedere una proroga alla proroga della data di uscita della Gran Bretagna dalla UE. May chiederà il 30 giugno, per aver tempo di concordare con i laburisti il voto favorevole al piano già 3 volte bocciato. Le trattative però sono in stallo.

La Germania vorrebbe addirittura concedere benignamente una proroga flessibile fino ad un anno, ma questa ipotesi non è gradita a Macron, che teme che si paralizzi l’attività della UE.

Comunque su tutto si erge lo scoglio del voto del 23-26 maggio per il rinnovo del Parlamento Europeo.

La UE dovrebbe decidere all’unanimità che per avere la proroga occorre che i britannici facciano le elezioni regolarmente. In mancanza l’uscita sarebbe automatica il primo di giugno e sarebbe senza accordo, cioè la temuta “no deal Brexit”.

Oggi avremo anche la riunione mensile BCE, con tanto di Conferenza Stampa di Draghi. Spesso questo appuntamento frusta i mercati. Oggi non dovrebbe succedere, dato che non si attendono ancora annunci sul TLTRO e nulla dovrebbe mutare nella politica monetaria europea.

L’unico brivido potrebbe fornirlo qualche risposta di Draghi in Conferenza Stampa, anche se i giornalisti presenti sono sempre piuttosto restii alle domande imbarazzanti, e proni davanti al sovrano monetario europeo.

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