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OGGI LO SPUMANTE LO OFFRONO MAY E TRUMP
03/04/2019 08:45

Il rialzo di lunedì, che ha fatto volare gli indici cinesi e quelli americani oltre i massimi di marzo, necessitava ieri di una pausa “digestiva”, come quando ci si abbuffa ed il fisico ci trasmette quella sensazione di gonfiore allo stomaco. Perciò la giornata è scivolata un po’ noiosa e senza spunti, con gli indici occidentali che hanno chiuso tutti intorno alla parità, imitando la chiusura cinese.

Tutto normale e propedeutico alla continuazione del rialzo, che oggi dovrebbe manifestarsi, poiché nella serata europea è maturata una di quelle notizie che non rivelano alcun fatto concreto, ma che sono in grado di stimolare la fantasia speculativa degli operatori.

Da Londra è arrivata una possibile svolta sulla questione Brexit. Theresa May ha deciso di cercare un compromesso bipartisan con il leader dell’opposizione laburista Jeremy Corbin, al fine di far passare il suo piano. I due si vedranno al più presto. Incontrarsi non significa accordarsi, ma è meglio, molto meglio, del caos visto fino a ieri in Parlamento, che avrebbe portato dritti all’uscita senza accordo. Intanto la May ha chiesto alla UE di estendere la proroga della scadenza finale dal 12 aprile al 22 maggio, per consentire la messa a punto conclusiva e la votazione del suo piano.

I mercati oggi probabilmente premieranno la speranza ritrovata di un esito non devastante per il tormentone Brexit, e forse punteranno qualche fiche anche sulle parole che ripetutamente Trump spende da giorni contro Powell, il presidente della Federal Reserve. Non ancora soddisfatto del cambio radicale nella politica monetaria americana, varata in questo 2019, che ha sospeso ogni rialzo dei tassi ed anticipato la chiusura del Quantitative Tightening sulla montagna di titoli obbligazionari presenti nel portafoglio della FED, Trump vuole di più. Secondo voci fatte filtrare da suoi collaboratori, punta ad ottenere almeno un paio di tagli ai tassi, per rivederli al 2%. Per ottenerli si è fatto molto aggressivo nei confronti di Powell, che ormai critica ogni volta che parla in pubblico. E’ arrivato persino a rivelare pubblicamente di avergli detto al telefono di essere costretto a tollerarlo. Una velata minaccia di licenziamento, che, se potesse, gli rifilerebbe volentieri.

Senza dubbio gli attacchi di Trump alla FED ne minano la credibilità. Ma nel breve periodo consentono agli operatori, che ben conoscono l’indole di Powell, che con un eufemismo potremmo definire “cuor di coniglio”, di puntare su un ulteriore allentamento della politica monetaria, come in passato è già avvenuto a gennaio, dopo gli attacchi di Trump a Powell, fatti in dicembre.

Il traino esterno potrebbe fare bene anche al nostro Ftse-Mib, alle prese con l’attacco a quota 21.500, coincidente con i massimi di marzo.

Anche perché di forze proprie sembra essercene sempre meno, dopo che tutte le principali agenzie di previsione economica hanno assegnato al nostro paese una crescita zero o negativa per l’anno corrente. Nel governo cominciano a volare gli stracci. Ora sembra che il bersaglio su cui scaricare le colpe sia nuovamente il Ministro Tria, attaccato da tempo da Di Maio, più recentemente anche da Salvini e ieri quasi scaricato anche da Conte. Quando Juncker ha chiesto misure di stimolo per la crescita, riferendo le note frasi di Tria sulla crescita zero che anche lui stima per quest’anno, Conte ha risposto che Tria non parlava a nome del Governo. Le misure ci sono già, e si chiamano quota 100 e reddito di cittadinanza, che Juncker sottovaluta.

Insomma. Si addensano fosche nuvole nel cielo che sovrasta il governo, che entro pochi giorni dovrebbe varare il DEF, senza che ci sia il minimo accordo su nulla. Probabilmente verrà varato un DEF vuoto, che rinvierà al futuro ogni scelta. Oppure, ma spero di no, un DEF con numeri strampalati, come quelli che furono inventati nell’autunno scorso (crescita 2019 al +1,5%, il 2019 che sarebbe stato un anno “bellissimo”, e così via), prima delle iniezioni di realismo praticate dalla trattativa con la Commissione UE. In questo secondo caso la credibilità del governo, già ai minimi termini, subirebbe un’ulteriore mazzata.

Dopo le Elezioni europee, tra meno di due mesi, tutti i nodi verranno al pettine e si dovrà trovare qualcuno che si prenda la responsabilità di fare una manovra che faccia scendere dalle nuvole la fantasia rivoluzionaria di questo governo del cambiamento. E, siccome non si troverà nessuno, il Governo cadrà e si tornerà a danzare il ballo dello spread.

Fortunatamente mancano ancora due mesi. Chi vuol esser lieto sia.

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