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LA CINA CHIAMA AL RALLY
01/04/2019 08:45

Il mese di marzo di è chiuso con l’indice americano SP500, il faro di tutti gli altri indici azionari globali, sostanzialmente molto vicino ai massimi realizzati il giorno 21. Da quei livelli si è imposta una mini-correzione, che ha impegnato l’azionario USA per qualche giorno ed ha costretto SP500 a tornare sotto l’area di resistenza compresa tra 2.800 e 2.820 punti. Fino alla fine del mese i compratori hanno dovuto fornire una seconda prova di convinzione per riuscire a scavalcare nuovamente il livello di 2.820. Questa prova di forza si è completata proprio nell’ultima seduta del mese, con la chiusura dell’indice SP500, venerdì scorso, a quota 2.834. Possiamo pertanto affermare che si sono ripristinate le condizioni per assistere alla ripresa del movimento rialzista che vada ad avvicinare e magari superare il massimo storico del 21 settembre 2018, a quota 2.941.

La forza del mercato americano è stupefacente, dato che si sta manifestando da oltre 3 mesi ed è riuscita a realizzare una specie di inversione a V dopo l’affondo ribassista del 4° trimestre 2018. Il recupero pieno di tutto il calo avvenuto nella parte finale dello scorso anno è ormai a portata di mano, dato che necessita di meno di 4 punti percentuali di ulteriore salita. Cosa che, per un indice che dallo scorso Natale ne ha recuperati più di 20, non sembra impresa proibitiva.

La forza del mercato USA appare motivata da due situazioni politiche in grado di stimolare l’istinto speculativo degli investitori americani. La prima è la conclusione dell’inchiesta sul Russiagate, che ha scagionato Trump dalle accuse più infamanti, di aver complottato con i russi per vincere le elezioni presidenziali del 2016. L’aspetto speculativo sta nel fatto che la notizia ha galvanizzato Trump e gli ha ridato il buonumore e la voglia di rituffarsi nella campagna elettorale per le elezioni del prossimo anno con buone possibilità di farcela ad ottenere il secondo mandato. Siccome il magnate, pur di vincere ancora, sarà disposto ad elargire ai mercati ricchi premi e cotillon, pur di impedire che la crescita economica americana rallenti troppo, gli indici azionari hanno rapidamente ritrovato anch’essi il buonumore.  

La seconda aspettativa positiva riguarda le trattative con la Cina per porre fine o almeno alleggerire la guerra commerciale. In settimana è avvenuto un incontro a Pechino tra le due delegazioni ai massimi livelli, e questa entrante i colloqui proseguiranno in USA. Filtrano rumor di passi avanti su ben 6 accordi, che potrebbero essere a breve raggiunti. Non so se le soffiate siano veritiere oppure suggerite ad arte per istigare gli spiriti animali dei mercati. Ma la sostanza non cambia. Per i mercati quel che viene percepito viene messo nei prezzi, e diventa perciò la realtà provvisoria.

Del resto non festeggiano solo le borse occidentali. Lo fanno anche di più gli indici cinesi hanno ripreso a galoppare al rialzo per le attese sulla fine della guerra dei dazi. Oggi sono stati ulteriormente galvanizzati dal dato, uscito ieri, dell’indice PMI manifatturiero di marzo. Dopo tre mesi passati in territorio inferiore al livello 50, che discrimina tra le attese di rallentamento e quelle di crescita economica, le attese dei manager dell’industria cinese si dono riportate a 50,5, un punto in più delle previsioni degli analisti. Segno che le misure fortemente espansive attuate da governo e banca centrale cinese sono riuscite a rianimare per ora la fiducia dei manager e probabilmente anche gli indicatori economici dei prossimi mesi, risollevando il paese da un rallentamento preoccupante. La giornata odierna si è chiusa in Cina con rialzi superiori ai 2 punti percentuali per tutti gli indici e con il superamento dei massimi del forte rally arrestatosi temporaneamente ad inizio marzo.

La seduta dovrebbe aprirsi bene anche per i mercati europei, che tenteranno anch’essi di tornare sui massimi del mese di marzo, che si trovano per Eurostoxx50 a quota 3.422 e per il nostro Ftse-Mib a 21.483.

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