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IN CERCA DEL SENTIMENT SMARRITO
27/03/2019 08:45

Dopo la evidente scivolata di venerdì scorso, che ha annullato la rottura da parte dell’indice SP500 dell’area di resistenza compresa tra 2.800 e 2.820, i mercati azionari globali hanno dapprima arrestato la caduta nel primo giorno della nuova settimana e ieri hanno tentato di rimbalzare, in modo da impedire che il passaggio al di sotto di 2.800 decretasse la formazione di una trappola per i rialzisti, mediante la negazione di un segnale che sembrava forte e chiaro fino al giorno che ha preceduto l’ambigua comunicazione FED di una settimana fa.

La tenuta, sebbene un po’ a fatica, del livello intorno a 2.800, potrebbe classificare la scivolata come semplice pullback di conferma, a patto che i mercati riescano a riprendere quella convinzione che venerdì pareva perduta, dopo la constatazione del mutamento ufficiale di politica della FED, diventata nuovamente accomodante, forse troppo. Infatti la sorprendente bonarietà della FED ha accentuato l’inversione della curva dei rendimenti dei Treasury Bond, estendendola a tutto il tratto compreso tra la durata dei 3 mesi e quella dei 10 anni. Per la maggior parte dei commentatori questo è un presagio di recessione, e la cosa pare aver spaventato assai gli investitori venerdì scorso.

A partire dal week-end però sono arrivate un paio di risposte positive per la tenuta dei mercati, che riguardano la politica americana ed europea.

Dapprima il Procuratore Mueller ha finalmente terminato l’indagine sul Russiagate a carico dell’entourage di Trump ed ha consegnato la sua relazione, di cui è stato pubblicato solo un riassunto. L’esito è stato una salomonica “assoluzione per insufficienza di prove”. Mueller ha accertato che i russi hanno cercato effettivamente di condizionare l’esito del voto. Ma, sebbene  alcuni collaboratori di Trump siano stati già incriminati per aver mentito, non ci sono prove definitive del nesso causale tra i contatti dei collaboratori, l’influenza degli hacker russi in campagna elettorale, l’esito del voto ed i vantaggi per la Russia di Putin provocati dalla vittoria di Trump.

E, soprattutto, non ci sono prove che Trump fosse a conoscenza di tutto questo.

Vedo molte somiglianze tra questa vicenda e quella italiana di qualche anno fa, a carico del Ministro Scajola, quello che ricevette “a sua insaputa” il pagamento di una parte dell’importo dovuto per il suo alloggio romano vista Colosseo.

Non deve perciò sorprendere che sia finita nello stesso modo: anche in USA, come già in Italia, passare per ignoranti salva dai guai giudiziari.

Per la verità la questione non è finita, poiché viene lasciato qualche dubbio sul reato di “ostruzione alla giustizia”, che sarà forse usato dai democratici per tenere ancora alta la pressione su Trump nei prossimi mesi. Però è fuori di ogni dubbio che il ricco Presidente può tirare un grosso sospiro di sollievo ed esultare per la buona notizia. Viene così rimosso anche un possibile inciampo per i mercati.

Una seconda favorevole evoluzione politica sembra avvenire in Gran Bretagna, dove il caos politico, alla fine della estenuante rissa tra sostenitori di Soft Brexit, Hard Brexit e Remain, questa settimana, e forse già stasera, potrebbe partorire una sorta di soluzione da applicare entro il 22 maggio.

Rimossa la May dal timone, il Parlamento stasera voterà per trovare una maggioranza che faccia terminare la partita a poker con la UE sull’uscita della Gran Bretagna. Le ipotesi rimaste sul tavolo sembrano non essere più molte: un piano di uscita soft che recuperi l’accordo May-Juncker; una proroga lunga per rinegoziare tutto con la UE; la caduta del governo con possibili elezioni politiche e richiesta di nuovo referendum. Partendo dal principio che la maggioranza dei parlamentari ha già escluso un’uscita senza accordo e che solo il recupero del piano May garantirebbe la Brexit senza la necessità di organizzare le elezioni per il Parlamento Europeo, i deputati più oltranzisti, vedendo impossibile l’hard Brexit immediata, e diffidando di una proroga lunga, che potrebbe, con l’aria che tira, anche portare alla mancata uscita dalla UE, potrebbero finalmente convergere, obtorto collo, sul Piano May e mettere la parola fine alla disputa. Così tutto sarebbe risolto e formalizzato entro il 22 maggio, permettendo agli Europei di rinnovare il loro Parlamento senza i rappresentanti britannici.

In ogni caso la credibilità delle istituzioni inglesi è già enormemente deteriorata, ma almeno il tormentone dovrebbe finire. Salvo ulteriori e laceranti sorprese.

Sono state comunque queste due novità a richiamare qualche compratore e permettere agli indici di abbozzare il rimbalzo. Ha contribuito, dato che i mercati vivono di aspettative, anche il viaggio a Pechino dei negoziatori americani di massimo livello (Mnuchin, segretario di Stato e Lighthizer, capo negoziatore ufficiale), che domani proveranno a riannodare i fili della trattativa commerciale con i cinesi.

Occorre però che oggi arrivino immediate conferme di ripresa del buonumore e che SP500 ritorni al di sopra di 2.820, per proseguire l’andamento ricostruttivo del trend e puntare nuovamente ai massimi storici. Altrimenti la correzione potrebbe proseguire lateralizzando per qualche giorno.

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