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QUALCHE DUBBIO SULLA FED
20/03/2019 08:45

L’attesa per gli importanti avvenimenti odierni ieri ha messo il freno agli entusiasmi in gran parte dei listini azionari mondiali. Sia in Asia che in USA la seduta si è chiusa all’insegna della stabilità e dell’attesa. D’altra parte spinge ad una maggior cautela una statistica che circola e che mostra che cosa è successo in passato sull’azionario americano la settimana seguente il giorno delle 4 streghe di marzo. Nella maggior parte degli ultimi 25 anni e soprattutto in tutti gli ultimi 7 anni l’andamento è stato negativo.

Aggiungiamo anche la notevole confidenza che il mercato ha accumulato in questo primo trimestre dell’anno circa la benevolenza della FED. E’ estremamente diffusa la convinzione che nella seduta che si concluderà stasera con le proiezioni economiche, la decisione sui tassi e la conferenza stampa di Powell verrà lanciato un messaggio rassicurante. Nessuno pensa che i tassi vengano alzati. Quasi tutti pensano che verrà rivista lievemente al ribasso la previsione di crescita dell’economia USA e che Powell continuerà ad essere rassicurante sulla “pazienza” della FED ed escluderà aumenti di tassi nel corso dell’anno.

A me pare una percezione molto ottimistica, tipica di chi vuole “botte piena e moglie ubriaca”.

Secondo logica, dato che la normalizzazione non è conclusa, una pausa lunga prima di ritoccare i tassi sarebbe giustificabile solo con una rilevante revisione al ribasso della crescita, che alzi il rischio di caduta in recessione nel 2020. Se la crescita 2019 continuerà ad essere prevista ad un tasso superiore al 2% e se nel 2020 l’ipotesi fosse di una nuova risalita, non sarebbe logico mantenere i tassi fermi per tutto l’anno, come pensa chi in questi mesi del 2019 si è appesantito di titoli azionari. Oltretutto faccio notare che invece i mercati obbligazionari mantengono il rendimento del decennale USA ben schiacciato sul livello del 2,60%, scontando addirittura che la prossima mossa della FED sui tassi sia una riduzione.  Evidentemente costoro ipotizzano che la FED stia sbagliando le previsioni di crescita in senso troppo ottimistico, e che il 2020 porterà la recessione. Ma se così fosse i mercati azionari non avrebbero alcun motivo per festeggiare, come invece stanno facendo con questo recupero che sembra addirittura intenzionato a proseguire fino ai massimi storici.

Spero di aver descritto bene la confusione previsionale che domina sui vari comparti del mercato finanziario.

Una confusione alimentata dall’atteggiamento ondivago di Powell e della stessa FED che, come ho sottolineato più volte negli ultimi mesi, ha inviato messaggi ambigui in dicembre e gennaio.

Stasera Powell ha la possibilità di portare un po’ di chiarezza, se ne sarà capace, e se riuscirà a divincolarsi dalle pressioni dei mercati e di Trump, che lo tirano assai per la giacchetta.

Iil messaggio che verrà affidato ai mercati stasera potrebbe perciò anche non essere del tutto allineato alle aspettative che si sono create in questi ultimi tre mesi. E comunque, Powell non potrà rassicurare l’azionario e l’obbligazionario contemporaneamente. Per cui qualche sussulto stasera io me lo aspetto.

I listini europei hanno invece mantenuto ieri una buona dose di euforia, proseguendo senza troppi dubbi nel movimento di risalita in atto. A spingere l’Europa azionaria è il miglioramento delle attese economiche per il futuro, dopo le batoste sulla crescita arrivate negli ultimi due trimestri, che hanno portato la Germania sull’orlo della recessione e l’Italia ben dentro. L’azionario europeo è stato venduto per molti trimestri, come dimostra il forte deterioramento della forza relativa di Eurostoxx50 rispetto all’indice USA SP500 a partire dal maggio 2017. Dopo tanta negatività sull’Europa i gestori azionari stanno ricominciando ad accumulare azioni europee, constatandone la forte sottovalutazione. Non è un caso che dopo la prima settimana di febbraio la forza relativa dell’azionario europeo rispetto a quello USA sia decisamente migliorata.

Eurostoxx50 (+0,62%) ha superato anche i 3.400 punti; il nostro Ftse-Mib (+0,92%) è arrivato a 21.430 punti ed ha segnato la settima seduta consecutiva rialzista, accentuando la condizione di ipercomprato, che si vede chiaramente sugli oscillatori di momentum RSI(14) e Stocastico(21).

La resistenza di 21.680 è così ormai molto vicina, ma difficilmente potrà essere superata senza prima un movimento correttivo che scarichi gli eccessi.

Oggi dobbiamo perciò rimanere in guardia, per verificare se la FED sorprenderà e se da Londra arriveranno altre novità all’interno del caos Brexit, che è diventato francamente un brutto film su cui ormai i mercati hanno fatto zapping.

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