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Vado al massimo?
18/03/2019 08:45

La settimana appena trascorsa ha risolto, in teoria, alcuni dubbi che in quella precedente hanno arrestato la corsa dei mercati. Alcuni ne restano, ma senza dubbio questo primo trimestre 2019 si avvia ad essere ricordato come un trimestre da incorniciare. Esattamente simmetrico rispetto all’ultimo del 2018, che invece è stato da dimenticare. Quasi tutti gli indici occidentali principali hanno recuperato per intero la loro correzione della settimana  precedente e molti tra loro hanno confermato i segnali di inversione di tendenza di medio periodo emersi con la galoppata rialzista di gennaio e febbraio.

Anche l’americano SP500 (+2,9% settimanale) ha superato, sebbene in modo ancora un po’ incerto e che necessita di conferme immediate, la sua fascia di resistenza compresa tra 2.800 3 2.820 punti e, se non avrà immediati ripensamenti, potrà ora estendere il recupero fino ad arrivare ad attaccare i massimi storici, che sono a quota 2.941. Sulla sua strada si ritrova come unica resistenza importante l’area 2.870.

Ancor più pimpante appare il cugino tecnologico Nasdaq100 (+4,15% settimanale), che ha già raggiunto l’unica resistenza che lo separa dai suoi massimi assoluti (quota 7.310), che sarà attaccata presumibilmente già nella giornata odierna. E’ presumibile che se SP500 dovesse confermare la capacità di mantenersi sopra l’area di resistenza appena superata, l’indice dei principali 100 titoli tecnologici riesca a raggiungere facilmente i massimi storici.

Buone notizie anche dall’Europa, dove Eurostoxx50 ha piazzato un bel rialzo settimanale da oltre 3 punti percentuali ed è volato a 3.386, ben al di sopra delle medie mobili a 50 e 200 periodi e a poca distanza dalla successiva resistenza di 3.450. L’indice delle blue chip europee ha mostrato un bel segnale di conferma rialzista, riuscendo a trasformare la piccola correzione effettuata la scorsa settimana in un pullback sulla media mobile a 200 periodi, su cui ha puntato i piedi per spiccare un veloce decollo nelle ultime tre sedute della scorsa settimana. Il fatto che sia tornato in ipercomprato, segnalato da un RSI(14) a quota 75, anziché essere motivo di preoccupazione pare una ulteriore conferma di inversione rialzista del mercato, poiché la capacità di mantenersi a lungo in situazione di eccesso e al di sopra della fascia di normalità è una caratteristica tipica dei mercati rialzisti e non certo di quelli ribassisti. Infatti per ritrovare su questo indice una situazione di ipercomprato, antecedente a questo mese di marzo, occorre tornare indietro fino al novembre 2017, quando l’indice si trovava ancora in fase di bull market.

Il contesto favorevole ha aiutato anche il nostro Ftse-Mib, che per la verità in questo 2019 è tra i migliori indici mondiali, quanto a performance da inizio anno. Qui è degno di nota non tanto il rialzo settimanale (+2,7%), quanto il fatto di aver superato proprio venerdì scorso quella quota 21.000 che la settimana precedente aveva respinto con forza il precedente tentativo. Ora la strada è aperta fino alla successiva ostica resistenza di 21.680.

La settimana entrante si presenta quindi come possibile continuazione del movimento rialzista. Già gli indici asiatici in mattinata hanno mostrato di voler proseguire il recupero. Soprattutto quelli cinesi, con guadagni di giornata compresi tra i 2 e i 3 punti percentuali. Quelli europei dovrebbero capitalizzare in apertura di seduta la capacità mostrata da SP500 di superare la resistenza.

In settimana però sono attesi alcuni appuntamenti su cui i mercati sono molto confidenti, a mio parere fin troppo. Si concentreranno in gran parte nella serata di mercoledì prossimo. Infatti arriverà l’esito della riunione FED, con presentazione delle proiezioni economiche, le decisioni sui tassi, che rimarranno certamente invariati, e soprattutto le parole di Powell che ci diranno qualcosa sull’orientamento della FED, ora che è stata intrapresa la politica della pazienza che ha galvanizzato forse eccessivamente i mercati.

Le aspettative sono di accondiscendenza. Ma, siccome Powell ha già mostrato una certa attitudine a cambiare idea in modo rapido e disinvolto, non darei per scontato che tutto vada proprio liscio.

contemporaneamente alla riunione FED a Londra ci sarà l’ennesimo dibattito e voto sul Piano May di uscita regolata dalla UE. Se verrà approvato sarà chiesta una proroga breve dei tempi di uscita, che scadrebbero il 29 marzo. Se sarà bocciata si chiederà una proroga lunga e si ricomincerà la trattativa daccapo. Sempre che la UE accetti questo percorso. Lo si vedrà il giorno seguente in quanto il Vertice dei capi di governo dei 27 paesi UE si riunirà per accettare la richiesta di proroga proveniente dal governo inglese. Ci vuole l’unanimità. Basta che un solo governo buontempone si dichiari contrario per far esplodere l’hard Brexit il 29 marzo.

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