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L'AMBIGUITA' DI DRAGHI SPAVENTA I MERCATI
08/03/2019 08:45

Il comunicato BCE e la Conferenza Stampa di Draghi hanno dominato la seduta europea e, in qualche modo, condizionato anche le borse americane.

Il messaggio della BCE è stato ambivalente, al punto che i mercati azionari europei, che avevano passato la mattina in moderato ribasso, per la necessità di adeguarsi alla correzione fatta il giorno precedente da Wall Street, all’apparire del comunicato BCE hanno festeggiato le novità favorevoli alla speculazione rialzista. Ovvero che il TLTRO è stato annunciato, sebbene senza troppi dettagli, e soprattutto che i tassi ufficiali BCE rimarranno a zero non più solo fino a dopo l’estate, come comunicato in precedenza, ma almeno fino a fine anno.

Eurostoxx50 ha subito recuperato tutte le perdite mattutine e si è portato in pochi minuti addirittura in rialzo di quasi mezzo punto, mentre meglio hanno fatto gli indici più sensibili alla BCE, perché più carichi di bancari. Il nostro Ftse-Mib, è salito a quasi +1%, in attesa che la Conferenza Stampa di Draghi regalasse altre carezze ai mercati.

Invece il discorso di Draghi è stato assai meno rassicurante. In primis ha motivato le nuove misure accomodanti presentando una marcata revisione al ribasso delle attese di crescita dell’Eurozona per l’anno corrente da parte dell’Ufficio Studi della BCE. Invece del +1,7% di crescita del PIL Eurozona del 2019, previsto in precedenza, le forbici degli economisti BCE ora lo fissano ad un ben più modesto +1,1% e rivedono un pochino al ribasso, per quel nulla che contano, anche le stime per il 2020 e 2021. Anche le attese di inflazione sono state ridimensionate assai, passando da 1,6% a un più modesto 1,2%, piuttosto lontano dall’obiettivo sempre sbandierato dalla BCE di raggiungere un tasso inferiore, ma vicino, al 2%. La colpa per Draghi non è della BCE, che ha fallito ancora una volta un obiettivo che si pone da ben 5 anni, ma dei soliti fattori esterni (guerra dei dazi, Brexit, Cina in rallentamento e vulnerabilità dei paesi emergenti), oltre che di alcuni interni, tra cui spicca la preoccupazione per la recessione italiana e la debolezza del settore auto tedesco. Comunque Draghi ha rassicurato escludendo al momento rischi di recessione.

Sui mercati sono apparse le prime perplessità, perché, ovviamente, vorrebbero sempre la botte piena e la moglie ubriaca. Le misure accomodanti hanno cominciato ad essere viste non come un regalo alla speculazione, ma come una mossa difensiva contro un rallentamento economico che pare destinato a mordere. Ed allora hanno cominciare a vedere il bicchiere mezzo vuoto anche in altre parole di Draghi. Ad esempio il TLTRO è stato annunciato ma non precisato nei dettagli, e soprattutto è stato ipotizzato a partire dal prossimo settembre, cioè con 6 mesi di ritardo rispetto ad oggi. Lo stesso prolungamento del periodo di tassi fermi a zero, ha fatto pensare che le difficoltà per le banche nel far quadrare i bilanci con la loro attività ordinaria di raccolta del denaro ed erogazione di prestiti, sono destinate a continuare. Infine i più esigenti, che avrebbero voluto anche disponibilità a riaprire, se necessario, il Quantitative Easing, recentemente fermato, hanno ricevuto la secca frase che di QE nella riunione non si è nemmeno parlato.

Allora gli indici hanno fatto dietrofront, soprattutto quelli che prima apparivano decisamente ottimisti. In meno di due ore il nostro Ftse-Mib è precipitato da quota 21.000, dove si era arrampicato alle 14,30 in attesa di Draghi, fin sotto quota 20.600. Quasi 2 punti percentuali di scivolata in così poco tempo lasciano il segno: seduta definitivamente compromessa con -0,74% finale. Eurostoxx50 ha perso mezzo punto a fine seduta.

Le ambiguità di Draghi hanno condizionato anche Wall Street che ha iniziato la seduta in deciso calo e non è più riuscita a recuperare, passando in negativo la sua quarta giornata consecutiva. SP500 (-0,81%) e Nadaq100 (-1,20%) hanno rotto entrambi i rispettivi supporti e confermato una correzione che oggi verrà sancita, salvo miracoli, dalla chiusura negativa anche della settimana.

Indico ancora una volta i primi obiettivi ribassisti della correzione in atto, che sono in area 2.680 per SP500 e a circa 6.840 per Nasdaq100.

A confermare la direzionalità ribassista degli indici USA ieri sono giunte sul mercato anche voci che le trattative tra USA e Cina non stanno andando poi così bene e che Trump, dopo quello con Kim Jong Un, rischia un secondo flop negoziale, questo molto più importante del precedente.

Con questi chiari di luna il meno che oggi potesse capitare era una correzione asiatica, che puntualmente si è presentata. A partire dal Nikkei giapponese, che ha lasciato -2% sul terreno, per proseguire con gli indici cinesi, che hanno perso oltre -3% quello di Shenzhen e oltre -4% quello di Shanghai.

Facile prevedere un’apertura in ribasso anche per le borse europee, che fino a ieri comunque apparivano decisamente più forti di quelle USA.

Però è difficile vedere l’Europa salire quando il mondo scende.

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