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BRACCIO DI FERRO IN ATTESA DI DRAGHI
06/03/2019 08:45

Continua l’estenuante braccio di ferro, nei pressi della resistenza di area 2.800 – 2.820 dell’indice SP500, il faro di tutti i mercati azionari mondiali.

E’ una lotta che vede da una parte i compratori, rialzisti incalliti, che puntano a sfondare fin da subito la barriera che impedisce all’indice americano di incontrare nuovamente la zona dei massimi storici e cancellare del tutto la debolezza emersa nell’ultimo trimestre dello scorso anno.

Dall’altra invece si staglia l’esercito dei venditori, che annovera chi ha creduto fin da Natale che il ribasso di dicembre fosse eccessivo, ha comprato verso fine anno, ed ora si ritrova con guadagni compresi tra il 10 e il 20%, sentendo forte le sirene che gli ricordano la necessità di passare all’incasso. Ma annovera anche quelli che a dicembre hanno preso un brutto spavento, non hanno venduto, ma hanno giurato che se il mercato avesse recuperato un po’ avrebbero alleggerito le posizioni. Tra costoro credo che ci siano anche parecchi gestori di fondi che si sono fatti cogliere di sorpresa dall’affondo ribassista di dicembre e sono stati miracolati dal recupero di questo inizio 2019. Infine i ribassisti incalliti, che su questa resistenza vedono la possibilità di aprire posizioni short a basso rischio, poiché lo spazio di discesa di una eventuale correzione è molto interessante (oltre 100 punti di ribasso per arrivare al supporto di 2.680), circa il triplo del rischio di venire stoppati (se il mercato supera 2.820 si perde poco più di 30 punti rispetto ai valori di chiusura di ieri sera, a 2.790).

Dopo la volatilità tornata prepotente lunedì, con i ribassisti che hanno spinto l’indice sotto la resistenza, ieri l’equilibrio è stato notevole e si è manifestato con un’oscillazione giornaliera molto contenuta (solo 13,5 punti tra il minimo ed il massimo della giornata) e chiusura quasi invariata rispetto a lunedì.

L’immobilismo americano si è manifestato nonostante dalla Cina siano arrivati segnali di tenuta, che avevano illuso in mattinata gli indici europei, galvanizzati anche da dati sugli indici PMI europei di febbraio in ripresa. E nonostante l’analogo indice ISM servizi americano di febbraio nel pomeriggio sia stato decisamente in crescita e superiore alle attese degli analisti.

Quando il mercato, in eccesso rialzista, non reagisce più alle buone notizie, è spesso segno che non ce la fa più a salire, e necessita di correzione.

Per questo sarei portato ad attendermi per oggi o i prossimi giorni quella correzione da tempo necessaria per ripulire gli eccessi e fornire nuova linfa ai compratori, ormai esausti.

Occorre però fare i conti con l’entusiasmo cinese, che anche oggi ha dato prova di forza, continuando a soffiare nelle vele degli indici azionari (Shanghai ha aggiunto un altro punto e mezzo alla sua performance del 2019). Certo, non dobbiamo dimenticare che in questi giorni gli indici cinesi sono abbastanza “pilotati” dallo svolgimento del Congresso del Popolo, la grande assise del parlamento e delle istituzioni comuniste, che si è aperto ieri e durerà per il resto della settimana, durante il quale si fissano gli obiettivi del piano economico del governo per l’anno in corso e le linee di sviluppo per il futuro. E’ tradizione che a questo appuntamento il governo faccia di tutto (e quello cinese può molto) per avere i mercati a favore, in modo da facilitare l’opera comunicativa del potere.    La seduta odierna precede anche l’appuntamento con la BCE e la Conferenza Stampa di Draghi, previsto per domani. I mercati attendono lumi sulla manovra di finanziamento agevolato alle banche (TLTRO), sussurrato ufficiosamente da funzionari BCE nelle scorse settimane ma ancora non annunciato ufficialmente. E’ ovvio che Draghi ha nella sua bocca le chiavi per spingere o frenare i listini. Diceva Greenspan, noto ex banchiere centrale americano, che la politica monetaria si fa al 20% con i provvedimenti e per l’80% con le parole.

Appunto.

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