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I PRIMI SCRICCHIOLII DI WALL STREET
05/03/2019 08:45

Ieri i mercati occidentali hanno subito l’effetto di qualche granellino negli ingranaggi della loro apparente sicurezza, vantata dai principali indici americani ed europei durante tutte (o quasi) le settimane del 2019.

Forse qualche operatore si sarà accorto che il calendario ci ha portato a vivere oggi la vigilia del decimo compleanno del grande mercato rialzista, nato il 6 marzo 2009 da quota 666,79 dell’indice americano SP500. Su quel minimo satanico si esaurirono le forze dell’orso che aveva scorrazzato imperterrito dal 11 ottobre 2007 e da quota 1.576. Dopo quasi 16 mesi di terribile calo, in cui l’indice principale di Wall Street perse il 57,7% del suo valore per colpa della principale crisi finanziaria del dopoguerra, la tempesta terminò e si inaugurò quello che sarebbe stato il secondo più lungo ciclo rialzista della storia di Wall Street, conclusosi il 21 settembre dello scorso anno a quota 2.940,91.

Da allora stiamo vivendo una travagliata e per certi aspetti ambigua fase correttiva del ciclo di borsa, che potrebbe anche essere già terminata il 26 dicembre 2018, quando SP500 realizzò pochi minuti dopo l’apertura il minimo di 2.346,58, che fece toccare al calo dal massimo storico la canonica percentuale del -20% ed attirò all’acquisto tutti gli smaniosi di voltare rapidamente pagina per iniziare un nuovo ciclo rialzista. Il rimbalzo in corso ci darà la certezza che la correzione è finita solo quando riuscirà a superare il massimo storico. Ma intanto in queste 9 settimane si è fatto via via sempre più convinto ed è arrivato ieri al test della forte area di resistenza grafica rappresentata dalla fascia 2.800 – 2.817 punti, dove si trovano i tre massimi discendenti che hanno respinto l’indice SP500 il 17.10, il 7.11 ed il 3.12 dello scorso anno.

Chi pensava che il superamento di quest’area sarebbe stata una passeggiata, credo che abbia buoni motivi per ricredersi, constatando che, nonostante l’ottimismo per l’esito positivo delle trattative commerciali USA-Cina e il ritorno ad approcci accomodanti da parte delle principali banche centrali, l’indice ieri sia stato ancora una volta respinto sotto quella fascia di resistenza.

La seduta di ieri è stata emblematica. L’indice USA principale ha aperto sull’onda del ritrovato vigore mostrato venerdì scorso, che gli ha consentito di segnare la quinta settimana consecutiva di rialzo e ottava delle ultime nove. A soffiare sul fuoco dell’entusiasmo è arrivata anche una soffiata di Bloomberg sulle trattative tra USA e Cina. Sembra che si sia già alla definizione dei dettagli e che la firma in pompa magna sia ormai prevista per il 27 marzo prossimo. Anche gli indici europei intanto mostravano la voglia ci proseguire il recupero e di ignorare il possibile segnale di esaurimento della spinta consegnato di prima mattina dagli indici cinesi. Perciò Wall Street ha aperto in gap rialzista e SP500 è arrivato in pochi minuti proprio dove la resistenza gli consentiva di arrivare senza essere abbattuta: 2.817.

A questo punto i venditori sono usciti prepotentemente allo scoperto, con una bordata di prese di beneficio durata oltre 3 ore, fino alle 19. L’indice ha così ceduto ben 50 punti, quasi il -2% ed è passato da +0,5% dei primi minuti a -1,3% delle ore 19. Il torello è stato messo in fuga ancora una volta. Nelle ultime 3 ore i compratori si sono rifatti vivi, ma ormai era tardi per raddrizzare una seduta diventata storta. Ci sono riusciti praticamente solo sull’indice tecnologico Nasdaq100, che ha chiuso in pari, mentre SP500 ha perso -0,39%, chiudendo a 2.793, comunque assai meglio dei 2.768 punti che segnava intorno alle 19.

SP500 ha dato comunque una brutta impressione. Non solo è stato respinto nuovamente al di sotto dei 2.800 punti per la terza volta, negando la chiusura al di sopra di venerdì scorso. Ma ha anche disegnato sul grafico giornaliero un modello di inversione ribassista (bearish engulfing), che non promette molto bene per la seduta odierna.

Gli indici europei hanno subito solo in parte la sventola ribassista iniziale di Wall Street. Al momento della chiusura europea SP500 era più o meno dove è poi riuscito a chiudere. Perciò oggi non hanno la necessità di riallinearsi verso il basso.

Del resto in Cina il clima è decisamente migliore che in USA e l’indice di Shanghai stamattina è riuscito a non confermare, il modello di inversione ribassista abbozzato ieri (shooting star). La chiusura odierna in rialzo di quasi un punto percentuale e soprattutto la tenuta dei minimi di ieri lasciano la situazione in sospeso. Certo laggiù gli eccessi rialzisti sono ormai proibitivi e l’indicatore RSI(14) vanta già 12 sedute di ipercomprato.

Oggi perciò le borse europee si trovano a combattere tra il segnale di debolezza americano e quello di forza cinese. L’esperienza passata ci indica maggiori probabilità che seguano quello americano.

La situazione pertanto appare delicata e il rimbalzo post natalizio comincia a scricchiolare vistosamente.

Mai mettersi contro il mercato, è il detto dei trader vincenti. Ma forse la riduzione prudenziale delle posizioni non pare una cattiva idea.

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