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FESTEGGIAMENTI CINESI E ITALIANI
25/02/2019 08:45

I mercati oggi si svegliano tonici dopo un week-end all’insegna della bontà e inizieranno la settimana tentando l’assalto decisivo alle resistenze che ancora si frappongono alla risurrezione del toro.

I fatti accaduti dopo la chiusura dei mercati di venerdì scorso sono di quelli in grado di suscitare le fantasie rialziste della speculazione, e oggi gli indici dovrebbero raccoglierne i frutti.

In USA Trump ha confermato il suo ottimismo sulle trattative con la Cina per un accordo complessivo che ponga fine alla guerra commerciale. Ha parlato di progressi sostanziali che gli permetteranno nei prossimi giorni di sospendere l’aumento dei dazi, già deliberato, che doveva entrare automaticamente in vigore il primo di marzo. Intanto verranno messi a punto anche i dettagli che permetteranno nel mese di marzo la firma ufficiale in pompa magna, in un incontro, che sarà certamente definito storico, con il Presidente cinese Xi a Mar-a-Lago, la residenza di vacanze di Trump, dove i leader potranno anche sfidarsi a golf.

L’accelerazione negoziale ha già dato venerdì sera una bella spinta finale agli indici USA, e oggi sta fornendo lo champagne a quelli cinesi, che si apprestano a chiudere la seduta odierna con guadagni di oltre il +5%.

In Europa e particolarmente in Italia ci sarà anche da festeggiare lo scampato pericolo del downgrade sul rating sovrano del nostro paese. Infatti Fitch, contrariamente alle attese della maggior parte degli analisti, venerdì sera non se l’è sentita di essere la prima agenzia a bocciare l’Italia. Nonostante nel suo giudizio abbia rilevato tutte le difficoltà del nostro paese, sottolineato che le misure del governo non sono in grado di stimolare la crescita, che è praticamente sparita, ed abbia previsto anche una caduta abbastanza vicina per il Governo Conte, Fitch non ha tirato le somme del suo pessimismo ed ha praticamente rinviato il declassamento del nostro rating, mantenendo il giudizio BBB e l’outlook negativo, così come era alla vigilia. Un bel sollievo, fino al prossimo esame, che avverrà il 15 marzo da parte di Moody’s, che però ha già tagliato il rating ad ottobre e forse potrebbe limitarsi a portare l’outlook da stabile a negativo.

Il sollievo ha seguito una settimana in cui gli indici azionari occidentali sono stati un po’ guardinghi. I guadagni rispetto alla settimana precedente sono stati generalizzati, ma tutti inferiori al punto percentuale, sia in Europa che sui principali indici USA. Ha frenato gli entusiasmi la vicinanza delle importanti resistenze rappresentate dai massimi di dicembre dello scorso anno, livelli da cui partì la sventola ribassista che fece passare in negativo la performance del 2018 per tutti i principali mercati azionari. Il superamento di quei livelli significherebbe voltare definitivamente pagina e rimettere nel mirino i massimi del 2018, che per gli indici americani sono stati massimi storici.

L’impresa avrebbe del clamoroso, se pensiamo ai timori di recessione globale imminente che serpeggiavano a dicembre. I mercati ora hanno preso atto del cambiamento di politica da parte delle banche centrali, che hanno fermato i processi di normalizzazione dei tassi e dichiarato la disponibilità persino a tornare a misure accomodanti, se fosse necessario.

Intanto, per ora, la recessione si è manifestata solo nel nostro paese, mentre l’Europa sembra stabilizzare le sue debolezze all’interno di una fase di rallentamento della crescita, ma non di una recessione. Le buone prospettive di pace sui dazi affievoliscono ulteriormente i timori congiunturali per il 2019 sull’economia globale.

I mercati hanno così potuto recuperare dopo Natale e percorrono il sentiero rialzista da quasi due mesi, praticamente senza correzioni degne di nota. Il rimbalzo ha ormai prodotto recuperi da inizio anno a doppia cifra (in USA) o quasi (in Europa). Non sorprende che gli indici accusino ora un po’ di fiatone, dopo una così lunga corsa in salita. Gli indici di forza relativa RSI(14) testimoniano su Dow Jones e SP500 livelli di eccesso rialzista (ipercomprato), che rende difficile salire ancora, senza abbassare prima la pressione. Affrontare una resistenza importante in ipercomprato non è facile. Occorrono notizie o aspettative molto forti per alimentare ulteriormente entusiasmi che già paiono eccessivi.

Vi è però un dato che potrebbe fornire un ulteriore appiglio alla speculazione rialzista. Il fatto che questo rialzo sia stato cavalcato soprattutto dai fondi che hanno strategie operative legate ai benchmark, e pertanto non possono discostarsi molto dall’andamento degli indici. Ci dicono gli esperti, che studiano i flussi di capitale che accompagnano i movimenti di borsa, che i fondi hedge, che attuano spesso strategie di più lungo periodo e legate ad una maggior assunzione di rischio e di iniziativa, sono ancora piuttosto sottopesati, cioè non hanno creduto molto al rimbalzo, ed ora vedono le loro performance sensibilmente inferiori a quelle degli indici azionari.

Può essere un segno che forse i tempi non sono ancora maturi per forzare la resistenza, dato che le “mani forti” sono diffidenti. Oppure, viceversa, il sottopeso degli hedge funds potrebbe rappresentare proprio il carburante necessario a provocare un’ulteriore balzo fin da subito, qualora l’inattesa capacità di superare le resistenze producesse l’ansia da prestazione da parte dei gestori e li spingesse ad entrare al rialzo in modo consistente. Il balzo acquisirebbe così quella velocità in grado di mettere la resistenza ben dietro le spalle e di poter tollerare anche qualche successiva presa di beneficio, che verrebbe interpretata come semplice pullback.

Non resta che attendere la battaglia, che dovrebbe avvenire oggi stesso.

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