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TIMORE REVERENZIALE
20/02/2019 08:45

I mercati azionari occidentali, una volta arrivati nei pressi dell’ostacolo decisivo da superare, cioè la serie di massimi discendenti, molto vicini, che ha frustrato i 3  tentativi rialzisti di metà ottobre, inizio novembre e inizio dicembre 2018, non possono che constatare l’imponenza degli sforzi necessari e guardare all’impresa con il timore reverenziale che si addice alle grandi scalate.

Perciò la seduta di ieri è scivolata via senza emozioni e con un ristretto margine di oscillazione. Gli indici USA, partiti titubanti, sono riusciti a ridurre ancora un pochino le distanze dall’ostacolo, ma non hanno ancora azzardato impulsi che abbiano velleità di sfondamento dell’incombente resistenza.

Similmente le borse europee, dove Eurostoxx50, che ha raggiunto la sua resistenza di 3.245 punti fin da venerdì scorso, per la terza giornata consecutiva non è riuscita a scavalcarla in modo chiaro e confermato anche a fine seduta. Il finale a 3.239 rinvia ancora una volta la spallata decisiva.

In mezzo a tanta incertezza il nostro indice Ftse-Mib ieri ha pagato un po’ pegno della forza mostrata in precedenza ed ha accusato prese di beneficio che lo hanno relegato nei bassifondi delle performance quotidiane d’Europa, con un -0,5% finale, ma che ad un certo punto è arrivato persino a sfiorare il punto percentuale di calo.

Forse il motivo principale è stato il pessimo dato diramato dall’ISTAT e relativo a fatturato ed ordini industriali di dicembre 2018. I ricavi industriali sono calati del -7,3% rispetto al dicembre 2017 e del -3,5% rispetto al mese precedente. E’ il quarto calo mensile consecutivo e conferma la recessione già annunciata con le stime preliminari. Ma quel che preoccupa è anche il calo degli ordini (-5,3% il dato medio), in particolare quelli dall’estero (-7,3%). Sono numeri che gettano una luce sinistra sui prossimi mesi e rendono molto probabile un ulteriore calo del PIL anche nel primo trimestre 2019. Sarebbe il terzo calo consecutivo. Gli istituti di ricerca saranno costretti a rivedere ancora al ribasso le stime di crescita del nostro PIL 2019, con tutti gli effetti che un simile scenario potrebbe avere sul  nostro rapporto debito/PIL e, di conseguenza, sul rating che viene attribuito all’affidabilità creditizia del nostro paese. A questo proposito comincia ad incombere e destare una certa preoccupazione il rating che Fitch ci attribuirà tra pochi giorni, il 22 febbraio, quando renderà nota la revisione periodica del suo giudizio. La stagione delle revisioni proseguirà in marzo ed aprile, quando anche le altre principali agenzie ci rifaranno l’esame, e potrebbero calcare la mano su un giudizio che, per ora è al limite della sufficienza, e, se peggiorasse, rischierebbe di trasformare in spazzatura il nostro imponente debito pubblico.

L’impressione è che assisteremo ad una specie di partita a scacchi tra le agenzie di rating, che tenderanno a punire gli squilibri della nostra finanza pubblica e della nostra mancanza di efficienza e competitività, e la BCE, che Draghi cercherà di orientare in modo che venga lanciata qualche nuova ciambella di salvataggio al nostro paese. Per Super Mario questa volta sarà assai più difficile che nel 2014, quando annunciò il Quantitative Easing, che tanto ossigeno diede al nostro paese, riducendo in modo drastico i rendimenti e lo spread,e ci fece risparmiare oltre 40 miliardi di euro di interessi.

Ora il Direttorio della BCE è più ostile che in passato verso il nostro paese; la Merkel, che allora lo difese contro le critiche della stessa Bundesbank, è sul viale del tramonto; il mandato di Draghi è ormai vicino alla scadenza, e ciò ne diminuisce enormemente il potere di persuasione.

Comunque questi problemi emergeranno nei prossimi mesi.

Ora pare che i mercati stiano pensando ad altro. La sfida in atto  è quella tra gli indici e le resistenze. Non è detto che si giochi oggi. E soprattutto non è detto che gli indici la vincano.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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