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L'EUROPA INSEGUE LE INCERTEZZE AMERICANE
12/02/2019 08:45

La settimana centrale di febbraio si è aperta sulla falsariga di quella precedente, con le borse europee occupate a rincorrere le incertezze americane.

Siccome venerdì, a mercati europei chiusi, Wall Street aveva recuperato circa un punto percentuale di perdita ed aveva chiuso la seduta e la settimana in sostanziale pareggio, le borse continentali hanno recuperato anch’esse, fin dall’inizio di seduta, le perdite di venerdì, mostrando con l’indice Eurostoxx50 l’efficacia del sostegno rappresentato dalle medie a 20 e 50 sedute, su cui si è appoggiato il rimbalzo. Hanno giovato l’iniezione di fiducia ricevuta dagli indici cinesi, in buon rialzo al rientro dopo la lunga sosta che ha festeggiato il loro capodanno, e la debolezza dell’euro, che ieri ha sfondato il livello di 1,13 nei confronti del dollaro USA.

Ma, ancor più, ha sostenuto l’umore dei mercati europei per tutta la giornata il buon momento dei bancari, che stanno ricevendo in questi giorni da parte della Vigilanza BCE i compiti a casa per il 2019, cioè i requisiti patrimoniali che dovranno rispettare quest’anno per far contenta la Vigilanza BCE. Ebbene, ha fatto piacere constatare una certa bontà da parte dei vigilanti, che hanno assegnato obiettivi da raggiungere in genere sensibilmente inferiori ai livelli di CET1 (l’indicatore di solidità patrimoniale) già acquisiti nel 2018.   Il mercato ha giudicato questi obiettivi come una sorta di “compito facile”, ed ha ampiamente premiato i bancari europei e soprattutto quelli italiani, consentendo al nostro indice Ftse-Mib, per la sua nota dipendenza, nel bene e nel male, dalla sorte dei bancari, di essere il più brillante di giornata tra tutti quelli europei. L’indice italiano ha superato subito i massimi di venerdì ed ha proseguito il rialzo per il resto della mattinata fino a pochi punti da quota 19.700, arrivando così a segnare un guadagno provvisorio di giornata di quasi il 2%.

A quel punto gli indici europei si sono messi in attesa di Wall Street, per verificare se in USA c’era ancora voglia di proseguire il recupero iniziato venerdì. Wall Street ha aperto in gap rialzista, ma ha trovato subito nei massimi di venerdì scorso, a quota 2.720 dell’indice principale SP500, un ostacolo insuperabile, che ha svegliato i venditori ed addormentato l’indice. Tutto il resto della seduta si è trascinato stancamente alla campanella dello stop con l’indice appena positivo e con un’oscillazione tra minimo e massimo di soli 16 punti.

La stanchezza americana ha tarpato un po’ le ali agli indici europei, che però hanno chiuso in buon rialzo, sebbene sotto i massimi di seduta. Ftse-Mib +1,21%, Eurostoxx50 +0,96%, all’incirca come il Dax tedesco (+0,99%).

Che cosa attendono gli investitori USA?

Innanzitutto che si chiarisca un po’ meglio se i colloqui di pace sui dazi tra USA e Cina arriveranno all’epilogo piacevole. Molti rumors in arrivo dagli ambienti della Casa Bianca infondono aspettative positive, che i mercati hanno già in gran parte incorporato. Vanno nella medesima direzione anche le reazioni degli indici cinesi, che hanno preso la via del rialzo. Tuttavia non mancano le puntualizzazioni che le distanze da colmare tra le due parti sono ancora notevoli e, nonostante la visita nei prossimi giorni della delegazione USA in Cina, quasi impossibili da colmare in tempo utile per evitare la tagliola dell’aumento automatico dei dazi all’inizio di marzo.

Un’altra tagliola in cui i mercati non hanno voglia di finire è quella dello shutdown. Anche qui la sabbia nella clessidra scende inesorabile e se entro venerdì non sarà raggiunto un accordo al Congresso sul bilancio, scatterà lunedì prossimo una nuova chiusura di buona parte degli uffici pubblici. A 4 giorni dal termine non ci sono segnali di avvicinamento tra Trump ed i democratici.

Solo lo scioglimento di questi nodi pare in grado di restituire ai mercati quella fiducia che in gennaio li ha guidati al prodigioso recupero di gran parte del terreno perduto in dicembre.

Le prossime giornate saranno inevitabilmente condizionate dalle notizie, dalle dichiarazioni e dai rumor su questi temi.

In ambito europeo si aggiunge il tormentone Brexit, che in settimana dovrebbe portare qualche notizia sull’evoluzione delle trattative tra May e Juncker per sbloccare il caos che regna nel Regno Unito, mentre anche qui il tempo scorre verso la data del 29 marzo e sale la tensione per il timore di  una uscita senza accordo.

Nel piccolo cortile della nostra Italietta, dobbiamo osservare che i mercati obbligazionari, abbassando lo spread BTP-Bund a 277 punti, ieri hanno mostrato di gradire l’esito delle elezioni regionali in Abruzzo, che sembrano averci disegnato il futuro governo nazionale. La cocente sconfitta dei 5Stelle e la vittoria del Centro-destra (ma sarebbe più corretto chiamarlo destra-centro), a trazione marcatamente salviniana, ci anticipa quel che succederà dopo le elezioni europee, o magari anche prima: la parabola dei 5Stelle volge al tramonto e appare all’orizzonte il regno di Salvini, che avrà come vassalli Meloni e Berlusconi.

L’epoca dei contratti di governo, della continua trattativa e della confusione al potere sembra volgere al termine.

Ai mercati piace la chiarezza. Pare evidente che una soluzione di destra-centro per i mercati sia più leggibile e quindi più gradita del caos pentaleghista. Come è altrettanto evidente che vedono in Berlusconi il possibile ancoraggio di Salvini all’ortodossia europeista.

Sembra incredibile, ma i destini del nostro paese dipendono ancora una volta dal vecchio playboy di Arcore.  

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