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LA COMMISSIONE UE VEDE NERO, LE BORSE ARRETRANO
08/02/2019 08:45

La pausa di riflessione di mercoledì, che ho raccontato ieri, ha prodotto l’esito meno favorevole per i mercati azionari, che sono arretrati vistosamente nell’ultima seduta di borsa, segnando una performance che ha annullato tutti i progressi evidenziati nella prima parte della settimana.

Il calo è stato forte e generalizzato e si è materializzato nel corso della mattinata europea, per poi peggiorare ulteriormente nel corso del pomeriggio, ma mano che dagli USA arrivavano altre notizie che favorivano prese di beneficio anche sui listini americani.

A dare il via alle brutte notizie è stato di prima mattina l’ennesimo dato debole tedesco. Questa volta è stata la Produzione Industriale di dicembre a calare (-0,4%) contro aspettative di crescita degli analisti (+0,7%) ed infilare così il terzo mese consecutivo di calo. Si fa concreto il timore che la revisione del PIL tedesco del 4° trimestre 2018, che uscirà la prossima settimana, possa essere trascinata in negativo, decretando per la Germania il secondo trimestre consecutivo di crescita negativa. Finirebbe per imitare l’Italia, diventando il secondo paese europeo in recessione. I mercati hanno cominciato a tentennare, ma la botta che li ha mandati in calo con decisione è arrivata alle 11, quando la Commissione Ue ha pubblicato la sua impietosa revisione delle stime economiche per i 28 paesi della UE.

Rispetto alle stime divulgate in autunno la crescita dell’Eurozona per il 2019 è stata seccamente abbassata dal +1,9% al +1,3%. Ma un po’ tutti i paesi vedono abbassarsi le stime di crescita, e tra questi soprattutto la Germania, che dal +1,8% scende al +1,1% e soprattutto l’Italia, che subisce una dura punizione dalla Commissione UE, che si è mostrata tollerante a dicembre sulle cifre presentate da Tria, ma ora colpisce il nostro paese con una previsione di crescita di solo +0,2%. E’ la stima più bassa tra quelle finora arrivate dagli organismi sovranazionali.

Se si osserva la lista delle prospettive dei 28 paesi della UE, si rimane impressionati dal fatto che quasi tutti quelli che aderiscono all’Eurozona stanno nella metà campo dei peggiori, mentre brillano i paesi fiscalmente “pirati” (Malta ed Irlanda) o quelli che stanno fuori dall’euro e possono svalutare la propria moneta per rimanere competitivi. Questa situazione dovrebbe dare qualche spunto di riflessione ai burocrati di Bruxelles e della BCE, e qualche arma in più ai sovranisti, in occasione della prossima campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento Europeo.

Spicca anche il fatto che i 4 più grandi paesi europei (Germania, Regno Unito, Francia e Italia) occupano 4 delle ultime 5 posizioni della lista. Ci raccontano sempre che essere grandi conviene, ma in questo caso pare proprio il contrario. Infine, tanto per girare il coltello nella piaga, emerge il ciclopico divario tra il nostro paese e tutti gli altri europei. L’Italia, oltre che essere ultima nella crescita (non è una novità, purtroppo), accusa un distacco di quasi un punto percentuale dalla penultima, che, guarda caso, è la Germania, candidata anch’essa ad entrare in recessione.

C’è da stupirsi che i due peggiori listini azionari di giornata ieri siano stati il tedesco Dax e l’italiano Ftse-Mib? Il primo ha concluso a -2,67% ed il nostro a -2,59%, peggio di Eurostoxx50, che comunque ha ceduto -1,93%.

Una brutta tegola, che si è aggravata nel pomeriggio, quando Wall Street è apparsa spaventarsi anch’essa del rallentamento europeo e delle voci che le trattative di pace tra USA e Cina sembrano avere intoppi che ne rendono difficile la conclusione prima del 1 marzo, quando dovrebbero scattare i nuovi aumenti nei dazi americani. Trump non pare il tipo da concedere proroghe.

Gli indici americani hanno accelerato al ribasso proprio in concomitanza della chiusura dei listini europei, poi hanno recuperato parte delle perdite, ed hanno chiuso in calo, ma lontani dai minimi di seduta. SP500 ha fatto -0,94%, fermandosi a quota 2.706, il tecnologico Nasdaq100 -1,33%.

Per il momento non possiamo parlare di inversione di tendenza, ma di semplice correzione fisiologica. Il pullback  in atto per SP500, per rimanere tale e non allarmare troppo i rialzisti, ha spazio fino a 2.650, dove trova a supporto le medie mobili a 20 e 50 sedute e la trendline discendente, violata al rialzo il 31 gennaio scorso.

Un po’ più critica pare la situazione europea, poiché la sventola è stata violenta e ceffoni simili lasciano il segno. Il livello da non violare al ribasso per Eurostoxx50 pare essere in area 3.130, dove transitano in questi giorni le due medie a 20 e 50 sedute. E’ molto vicino, solo 20 punti sotto la chiusura di ieri, e potrebbe anche essere testato fin da oggi.

Guardando il grafico settimanale, tutti gli indici principali si trovano dalle parti dei livelli di chiusura della settimana precedente. Pare evidente che la giornata odierna decreterà se avremo l’ennesima candela settimanale ancora rialzista, oppure prenderemo atto della prima interruzione significativa del rimbalzo in atto da Santo Stefano.

Previsioni Crescita UE 2019

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